Sanità

mar102018

Pensioni, farmacisti non titolari: da contributivo meno criticità legate a disoccupazione

Pensioni, farmacisti non titolari: da contributivo meno criticità legate a disoccupazione
Continuano le audizioni, all'interno del percorso di studio di una revisione della previdenza, portate avanti dall'Enpaf, che ieri ha incontrato i farmacisti non titolari. In particolare, da parte del Sinasfa, il sindacato nazionale dei farmacisti non titolari, come spiega il presidente Francesco Imperadrice, è stato richiesto che la riforma non sia penalizzante per i dipendenti, ma è stato anche messo in luce come un eventuale passaggio al contributivo potrebbe risolvere alcune delle criticità che oggi interessano i non titolari, relative in particolare a periodi di disoccupazione o inoccupazione. «Il punto che abbiamo ribadito all'Enpaf» spiega «è che una eventuale riforma non pesi su una categoria, quale quella dei dipendenti di farmacia e, in generale, dei non titolari, resa ancora più fragile da un contratto scaduto nella parte economica da cinque anni e da un mercato del lavoro sempre più complesso e bloccato, che genera precarietà, un'occupazione saltuaria e inquadramenti contrattuali non sempre adeguati». A oggi, ricorda Imperadrice, «c'è la possibilità di accedere a una riduzione del contributo annuale pari al 33,33%, al 50% o all'85% della quota intera da parte di chi ha già altra contribuzione previdenziale e al contributo di solidarietà del 3% per chi, tra costoro, è iscritto all'Enpaf a partire dal 2004. Inoltre, tali riduzioni valgono per periodi accertati di disoccupazione fino a 5 anni - periodo innalzato a 7 per il triennio 2016/2018 ma che dal 2019, per imposizione dei ministeri competenti, tornerà a 5 anni - con la possibilità anche di optare per un contributo di solidarietà dell'1%. In questo quadro, quello che abbiamo chiesto è che venga tutelata la scelta di chi ha optato per il solo contributo di solidarietà, con la rinuncia alla copertura previdenziale, ma soprattutto abbiamo messo in luce l'esigenza che chi si trova in uno stato di disoccupazione, chi ha trovato un'occupazione saltuaria o anche chi ha optato per soluzioni part time, non si debba ritrovare a pagare cifre che possono mettere a rischio il bilancio famigliare. Per come ci è stato prospettato il percorso di riforma allo studio, crediamo che tali criticità possano trovare risposta nelle proposte dell'Ente. Laddove passasse un sistema contributivo, con l'aggancio della contribuzione al reddito effettivamente prodotto, ci sarebbe una tutela proprio per le situazioni di maggiore fragilità. Per altro, con il vantaggio di uscire dal limite dei 5 anni del periodo di disoccupazione per accedere a una contribuzione ridotta». Le ipotesi allo studio «sono quelle già emerse nella precedente tornata di audizioni e potrebbero prevedere l'applicazione di un'aliquota contributiva di circa il 12% per gli iscritti solo all'Enpaf e dell'1-2 % per coloro che hanno un'altra previdenza obbligatoria. Il contributo di solidarietà verrebbe mantenuto». Al di là dei contenuti, «siamo comunque soddisfatti perché abbiamo trovato da parte dell'Ente disponibilità all'ascolto e attenzione alle esigenze della parte più fragile della professione».

Soddisfazione anche da parte del Conasfa: «Nel ribadire le richieste del 2016» si legge in una nota «la federazione esprime il proprio apprezzamento per il lavoro di riforma svolto dall'ente pensionistico e nell'apprendere che sono state accolte praticamente tutte le nostre richieste, a partire dalla tutela dei farmacisti dipendenti, già svantaggiati dalla doppia contribuzione obbligatoria, ed i colleghi con attività lavorativa "saltuaria" e/o con contratti di breve durata. Con il modello proposto, si riduce l'impatto che l'Enpaf ha sulle retribuzioni dei più deboli, come i lavoratori part time, o per brevi sostituzioni. Grazie alla collaborazione reciproca, siamo convinti che nel momento in cui questa riforma andrà a regime saranno risolte molte delle criticità che oggi gravano sui farmacisti non titolari, anche se il nostro obiettivo rimane l'abrogazione dell'obbligo della doppia contribuzione».

Sul punto concorda anche il Movimento nazionale liberi farmacisti, che ha partecipato alle audizioni di ieri. Come si legge nel documento presentato all'Ente, un problema a cui dare risposta è «la fuoriuscita dai registri ordinistici e quindi dalla professione di un numero sempre crescente di farmacisti». La criticità messa in luce è la «precarietà, nei rapporti di lavoro e nella molteplicità dei contratti, probabilmente destinata ad allargarsi attraverso la contrattazione aziendale». Da qui le proposte: strutturare la contribuzione in «due componenti: A) quota fissa, B) quota percentuale sul reddito. Dalla quota totale l'idea è di prelevare una piccola percentuale che diventa quota di solidarietà da utilizzare in favore degli iscritti in difficoltà economica, nella maternità, nell'assistenza e in tutti i casi in cui sia necessario. La quota totale deve essere completamente deducibile. Una riforma della contribuzione di questo tipo potrebbe portare anche a una progressiva e graduale diminuzione del prelievo dello 0,90% sul SSN sino a sua completa eliminazione». Tra i principi richiesti: «Libera scelta d'iscrizione all'Enpaf; in subordine, se presente altra forma di contribuzione, accesso al contributo di solidarietà per tutti e sua piena deducibilità; in caso di cancellazione dai registri dell'Enpaf, in presenza di altra previdenza, attivazione dell'istituto della restituzione che vale per le quote versate, sino al momento della domanda decurtato da quanto dovuto all'Ente e maggiorate degli interessi di legge. La restituzione deve avvenire nell'arco temporale massimo di dieci anni». Infine, «studiare una struttura permanente di "ascolto" che affianchi gli organi decisionali. Questo al fine di avere piena e completa rappresentanza di tutte le componenti e al contempo avvicinare l'Ente agli iscritti».

Francesca Giani


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