Sanità

mag52018

Pensioni, non titolari e parafarmacie: riforma non prescinda da criticità lavoro e approccio solidaristico

Pensioni, non titolari e parafarmacie: riforma non prescinda da criticità lavoro e approccio solidaristico
Continuano le discussioni sulla riforma delle pensioni, all'indomani della proposta scaturita da un incontro tra Federfarma, Fenagifar e Fofi che si è tenuto pochi giorni dopo la convocazione di un incontro aperto a tutte le sigle all'Enpaf, ma a emergere con forza sono anche le preoccupazioni per le componenti più fragili della categoria, da disoccupati e sottoccupati, ai titolari di parafarmacie e farmacie a basso reddito. E i timori vanno anche «a un contratto fermo da oltre 5 anni, con una perdita salariale legata al mancato aumento che si traduce anche in una perdita sul montante contributivo - base sulla quale verrà calcolata la pensione» è il commento di Francesco Imperadrice, presidente del Sindacato Nazionale dei Farmacisti Non Titolari (Sinasfa), intervenuto insieme a Silvera Ballerini, presidente Federazione Nazionale delle Associazioni dei Farmacisti Non Titolari (Conasfa). «Facendo conti grossolani, stiamo parlando di circa 76 stipendi per un mancato introito che può aggirarsi a circa 6mila euro per lavoratore. È vero che è prevista un'indennità di vacanza contrattuale, ma la cifra non è mai tale da compensare la perdita salariale dovuta al mancato rinnovo. Qualche mese fa è stato pubblicato uno studio della Flc Cgil Piemonte riferito al personale docente che ha sottolineato come a una perdita salariale di 8mila euro corrisponda una perdita sul montante di calcolo della pensione compresa tra i 68mila e i 70mila euro. Al di là delle cifre, la situazione deve portare a riflettere l'intera categoria».

In questo quadro, «ci meraviglia» si legge nella nota congiunta «lo zelo con cui» nella proposta di riforma di Federfarma Fenagifar e Fofi «vengono citati i farmacisti collaboratori e la preoccupazione espresse per il loro futuro occupazionale e previdenziale. Se realmente tali sigle hanno a cuore questi problemi, possono operare, visto che ne hanno autorevolezza, affinché si firmi a breve un buon rinnovo del contratto con un equo e giusto aumento di stipendio» che preveda anche «l'innalzamento al2% della quota dovuta al titolare per la previdenza integrativa» e affinché «si chieda con fermezza ai titolari di non assumere stagisti - e, anzi, che si adoperino affinché tale strumento sia vietato per sempre - e soprattutto che si facciano controlli per eliminare la piaga del lavoro nero e dell'abusivismo professionale che sono non solo causa di disoccupazione ma anche di problemi previdenziali». D'altra parte, «non si può parlare di pensione senza toccare il tema del lavoro».

In merito alle proposte di riforma della pensione avanzate, dal Sinasfa viene sottolineato «come per i dipendenti esista già un fondo integrativo di categoria, il Fondo Fonte, a cui non solo può essere indirizzato il Tfr, ma che prevede, a fronte di un minimo di contribuzione dello 0,5% sulla busta paga da parte del lavoratore, ilcontributo da parte del datore di lavoro dell'1,05%». Tra gli altri punti, «ribadiamo la nostra contrarietà alla proposta di cambiare la destinazione del contributo oggettivo dello 0,90% in una forma aggiuntiva di prestazione pensionistica per chi lo versa perché tale contributo è frutto del lavoro dei Farmacisti e non della Farmacia e come tale debbono beneficiarne tutti i Farmacisti e non solo i titolari ed i soci di farmacia. Ci pare poi che qualsiasi intervento non debba perdere di vista un carattere di equità sociale. Ci chiediamo se la richiesta di un dimezzamento della contribuzione dei pensionati sia davvero una misura indispensabile, dal momento che il titolare può contare comunque sulla farmacia, o prima di questa non sia opportuno valutare altre misure, che garantiscano il principio, ineludibile, della sostenibilità dell'Ente e vadano nella direzione del sostegno delle fasce più fragili».

Sul fronte delle parafarmacie, dalla Fnpi, che non era riuscita a partecipare all'incontro plenario all'Enpaf, a ridosso del cambio al vertice che ha portato alla guida della Federazione Matteo Branca, si sottolinea che «nell'attuale sistema, titolari di farmacia e parafarmacia versano la stessa cifra, 4.521 euro, ma la contribuzione all'Ente ha un impatto, in media, pari a circa l'8% sui redditi di una farmacia, mentre questa percentuale diventa molto più alta, circa il 26%, per le parafarmacie che hanno, in generale, fatturati più bassi. Ribadiamo allora le nostre proposte: parametrazione del contributo al fatturato e possibilità di pagamento della quota mediante compensazione dei crediti iva, come previsto in altre Casse professionali». In merito alla discussione in corso «l'invito che rivogliamo alla categoria è che non si perda questa occasione: la discussione sulla riforma Enpaf rischia di diventare terreno di scontro di antiche istanze, e sta facendo emergere dissapori istituzionali dissonanti rispetto all'obiettivo finale: una previdenza più equa, ragionevole, inclusiva, solidale, moderna. Ci tengo a sottolineare che, in questo confronto, mettiamo la Federazione a disposizione per fare da ponte tra le diverse istanze». Se «componenti della categoria avviano un confronto anche tra di loro, niente da ridire, purché la sede in cui vengano tirate le fila del percorso di riforma sia condivisa e aperta a tutti». Un punto che vede d'accordo anche Sinasfa e Conasfa nella loro nota in cui ribadiscono che qualsiasi proposta vada «discussa solo ed esclusivamente ad un tavolo organizzato nell'unica sede istituzionale competente che eÌ quella dell'Enpaf». Il timore è anche che si creino «tensioni e divisioni all'interno della categoria».

Stesso invito arriva anche da Lpi, altra sigla di rappresentanza delle Parafarmacie, guidate da Ivan Ruggiero: «La presenza al tavolo istituzionale dell'Enpaf è necessaria per confrontarsi sulle proposte di riforma portate dalle varie sigle e trovare un punto d'incontro sulla riforma previdenziale. Con la nuova riunione plenaria indetta oggi per il 23 Maggio p.v. è una nuova occasione confrontarsi attraverso le strade "istituzionali", la previdenza è un bene di tutta la professione, presentarsi è un senso di responsabilità».

Francesca Giani
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