Sanità

gen152021

Pensioni, Quota100 in scadenza. Novità per dipendenti farmacie e lavoro notturno

Pensioni, Quota100 in scadenza. Novità per dipendenti farmacie e lavoro notturno

Quest'anno scade l'opzione Quota 100, la legge di Bilancio 2021 ha cancellato le chance di una proroga nel 2022 e il governo sta lavorando a diverse ipotesi

Niente proroghe, ma solo ipotesi per il futuro: quest'anno scade inesorabile l'opzione "Quota 100" che consente di andare in pensione ai contribuenti Inps pubblici e privati con 62 anni di età e 38 di contributi, o a 63 anni con 37 anni di contributi e così via. La legge istitutiva - decreto legge 4/2019 - era finanziata dal 2018 al 2021. La legge di Bilancio 2021 entrata in vigore questo mese ha cancellato le chance di una proroga nel 2022: troppo costosa. Il governo è al lavoro per evitare che il prossimo anno sia obbligatorio andare via a 67 anni di età come da legge Fornero (pensione di vecchiaia) o con 63 anni e 42 e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne.

Niente proroga di Quota100. Ecco cosa si può fare dal 2022

Niente proroga: di "Quota 100" sia nel 2019 sia nel 2020 ha fruito in realtà circa il 70% dei potenziali beneficiari, tra 200 e 250 mila unità, secondo i dati Inps. Nel 2021 le cose potrebbero andare diversamente, con almeno un milione di posti di lavoro a rischio causa emergenza pandemica. Per quanto riguarda i 55 mila farmacisti dipendenti contribuenti Inps, in più, si lamenta che l'ultimo contratto è fermo al 2009, e che le speranze di un contratto migliore sono appese al nuovo modello di remunerazione e alla nuova convenzione. Questo potrebbe essere un anno di "sorprese", in chiave esodi, dunque. Anche se con "Quota 100" non sono tutte rose e fiori: ad esempio, il Dl 4/19 non consente fino al compimento dell'età per la pensione di vecchiaia (67 anni) né di cumulare con la pensione redditi di lavoro autonomo per oltre 5 mila euro né, ai dipendenti pubblici, di prendere la liquidazione.
Cosa si può fare dal 2022 - La Finanziaria 2021 non ha introdotto nuove misure compensative ma ha lasciato vecchie opzioni in essere. Per evitare di andare in pensione 5 anni dopo rispetto ad oggi, restano due opzioni, come sottolinea una lettura di Federfarma, in una circolare sulle nuove misure introdotte dalla legge di bilancio che analizza le novità pensionistiche ai commi 366 e 345. La prima ipotesi considerata è "opzione donna": introdotta dal 2004 con la legge 243, consente di andare via alle sole lavoratrici che entro il 31 dicembre 2020 hanno maturato un'anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni e un'età pari o superiore a 58 anni se dipendenti, e a 59 anni se autonome, a patto di ricalcolare tutta la pensione con li sistema contributivo, in genere più penalizzante.
La seconda ipotesi è fruire della cosiddetta sperimentazione "ape sociale" che consente ai lavoratori di usufruire - al compimento del 63° anno di età e a determinate condizioni - di un'indennità sino al conseguimento dell'età anagrafica prevista per l'accesso al trattamento pensionistico di vecchiaia. Le condizioni di erogazione differiscono a seconda dei lavori interessati: se nelle scuole dell'infanzia o soggetti a lavori usuranti (ad esempio si è infermieri od ostetriche che affrontano turni di notte) per 6 anni negli ultimi 7, si può andar via a 63 anni con 36 anni di contributi maturati; oppure se si è caregiver di familiari disabili o disoccupati da meno di 36 mesi si può andar via con 30 anni di contributi o più.
È infine estesa fino al 2023 la possibilità per i lavoratori interessati da eccedenze di personale - gli "esodati" - di accedere al pensionamento anticipato qualora raggiungano i requisiti.

Torna alla ribalta Quota 102

Proposte sul tappeto - In questi giorni torna alla ribalta l'ipotesi di "Quota 102": si va via a 64 anni e non più a 62 con 38 di contributi versati e il calcolo dell'assegno pensionistico basato sul sistema contributivo puro per gli anni di anticipo rispetto alla soglia di vecchiaia, con penalizzazione stimata intorno al 2,8 - 3% per ogni anno di anticipo e soglie più basse (62 anni) per chi svolge lavori usuranti. In autunno il Ministero del Lavoro era al lavoro per "quota 98" applicata ai soli lavoratori addetti a mansioni gravose, con la possibilità di calcolare i 62 anni d'età e 36 di lavoro considerando i mesi anagrafici (fino a un minimo di 61 anni e 7 mesi per il dipendente) e un minimo contributivo di 35 anni.

Ape e lavoro notturno

L'importanza di Ape - Sempre fino a quest'autunno, la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo (M5S) pareva orientata a riconoscere l'anticipo pensionistico nel 2022 sia ai lavoratori oggi interessati ad Ape Social, sia alle categorie interessate dalla disciplina precedente -il decreto legislativo 374 del 1993- che include tra gli "usuranti" il lavoro notturno svolto per 7 anni negli ultimi 10 per un minimo di 3 ore a notte tutte le notti oppure per 6 ore continuative, anche saltuariamente, interessando la fascia 0.00-5.00. Secondo questo decreto di 27 anni fa, con 78 notti lavorate l'anno moltiplicate per 7 anni negli ultimi 10 si prende pensione piena; l'importo invece si intaccherebbe con un totale di notti lavorate tra 72 e 77 e sarebbe "al minimo" tra 64 e 71 notti. Simili condizioni potrebbero però interessare, oltre agli infermieri espressamente citati dalle ultime norme sull'Ape, medici, tecnici di radiologia, anche farmacisti e dipendenti delle farmacie.

Mauro Miserendino
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