Sanità

lug122019

Pensioni, quota 100 non decolla. resta rischio abbandono professionale

Pensioni, quota 100 non decolla. Resta rischio abbandono professionale

Pensioni, secondo i dati presentati alla Camera Quota 100 non convince: numeri al di sotto delle aspettative nel primo semestre

Sembra non avere convinto del tutto Pensione Quota 100. Almeno, stando alla lettura dei dati, presentati ieri alla Camera, della Relazione annuale dell'Inps, che contiene un focus sul totale delle domande avanzate nel primo semestre dell'anno e le previsioni fino alla fine del 2019. Numeri che, secondo quanto riferisce lo stesso presidente dell'Istituto, Pasquale Tridico, sono al di sotto delle aspettative, con un 29% in meno di potenziali beneficiari.
Come si ricorderà Pensione Quota 100 è la misura, introdotta in via sperimentale per il triennio 2019-2021, che consente, come ricapitola la Relazione, «a tutti gli assicurati Inps, l'anticipo rispetto al pensionamento ordinario, se si hanno almeno 62 anni di età e almeno 38 anni di contributi. Limiti che possono essere maturati nel corso di carriere frammentate anche cumulando i contributi versati in diverse gestioni previdenziali Inps». Il metodo per l'uscita effettiva è quello a «finestre: dal 1° aprile di quest'anno per i lavoratori del settore privato che hanno raggiunto i requisiti entro il 31 dicembre 2018, e dal primo luglio 2019 se pubblici. Per chi li matura dopo queste date, la decorrenza eÌ posticipata di tre mesi (sei, se dipendenti pubblici) rispetto al raggiungimento dell'età anagrafica e dell'anzianità contributiva».

Le domande nel primo semestre

Complessivamente, «fino a fine giugno, sono poco meno di 155.000 le domande arrivate: la gran parte è stata presentata nelle regioni del Nord (40%) e del Mezzogiorno (35%), prevalentemente da uomini e da assicurati delle gestioni private. Mediamente l'importo della pensione mensile per le domande accolte eÌ pari a circa 1.900 euro, con scostamenti che dipendono dal genere e dall'area. Il 33% delle domande è stata presentata da iscritti alle Gestioni Pubbliche. Il 46% di questi si collocano nel Mezzogiorno, il 33% nel Nord, poco più del 20% nelle regioni del Centro Italia. La distribuzione per età evidenzia una concentrazione tra i 63 e i 64 anni, senza differenze significative tra uomini e donne. Infine, il dettaglio sui singoli fondi mostra che tra i privati circa un terzo eÌ a carico delle gestioni autonome e circa il 10% ha utilizzato il cumulo tra più gestioni; per le donne eÌ soprattutto il settore pubblico a pesare».
Per quanto riguarda le previsioni, secondo quanto riferito da Tridico nella presentazione, proiettando il trend dei primi sei mesi di applicazione fino alla fine dell'anno «il numero atteso delle pensioni in pagamento sarà pari a circa 205.000, per una spesa complessiva annua pari a 3,6 miliardi. Si tratta di un numero di beneficiari inferiore del 29% a quello che era stato stimato».
Nonostante questi dati, resta una preoccupazione: lo strumento, aveva sottolineato Francesco Imperadrice, presidente del Sindacato nazionale farmacisti non titolari, Sinasfa, in una recente intervista, in una situazione di difficile sostenibilità economica, dovuta anche a un contratto collettivo dei dipendenti di farmacia che non viene rinnovato, può diventare una via di uscita per alcuni farmacisti, in una situazione che «è sempre più di crisi». Il rischio «è che ci siano sempre di più farmacisti che abbandonano il mondo della farmacia», anche per mancanza di «prospettive di miglioramento, economico, di carriera o nella stessa qualità del lavoro», tra «liberalizzazione degli orari», aumento delle «responsabilità», e così via.

Francesca Giani

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