farmaci

set62011

Pillola 5 giorni dopo, i medici dicono no al test di gravidanza

No all'obbligo del test ematico di gravidanza prima dell'utilizzo della cosiddetta pillola dei cinque giorni dopo. È l'appello lanciato ieri all'Aifa, dalla Società italiana della contraccezione (Sic) e dalla Società medica italiana contraccezione (Smic)

No all'obbligo del test ematico di gravidanza prima dell'utilizzo della cosiddetta pillola dei cinque giorni dopo. È l'appello lanciato ieri all'Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), dalla Società italiana della contraccezione (Sic) e dalla Società medica italiana contraccezione (Smic), con il supporto della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo), affinché l'Aifa si allinei a quanto raccomandato da tutte le altre agenzie regolatorie che non prevedano limitazione all'accesso a questo farmaco contraccettivo. È, infatti, attesa a giorni - tra il 13 e il 14 settembre prossimi secondo a quanto affermano le società mediche - la decisione dell'Aifa sulle modalità di impiego della pillola dei cinque giorni dopo (Ulipristal Acetato). La decisone dell'Aifa arriva dopo il parere espresso nei mesi scorsi dal Consiglio Superiore di Sanità in merito alla compatibilità del farmaco con la legge sull'aborto e la contraccezione, e secondo il quale tale farmaco può essere «utilizzato come contraccettivo di emergenza, fermo restando l'esclusione di una gravidanza in atto prima della somministrazione». Il test ematico di gravidanza per tutte le donne che sembrerebbe essere previsto, hanno invece sottolineato le società scientifiche nel corso di una conferenza stampa, «è ingiustificato dal punto di vista clinico, poiché la diagnosi di stato di gravidanza compete al medico». Inoltre, aggiungono le società, il test «rappresenterebbe un rischio concreto di inaccessibilità o comunque di difficoltà e ritardo nell'accesso al farmaco, tant'é che la sua obbligatorietà non è inserita nel riassunto delle caratteristiche di prodotto dalle altre agenzie regolatorie europee e internazionali». Per questo le società scientifiche esprimono «la preoccupazione per l'eventuale anomalia dell'introduzione di questa limitazione, non presente in nessun altro Paese».


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