Sanità

dic12020

Pit Salute, XXIII Rapporto: accesso a prestazioni e assistenza territoriale le criticità principali

Pit Salute, XXIII Rapporto: accesso a prestazioni e assistenza territoriale le criticità principali

L'accesso alle prestazioni, lo slittamento di visite e l'assistenza territoriale sono le principali criticità del Servizio sanitario nazionale per i cittadini. I dati del Rapporto Pit Salute di Cittadinanzattiva

L'accesso alle prestazioni e l'assistenza territoriale sono le principali criticità su cui il Servizio sanitario nazionale ha mostrato tutta la sua fragilità a cui si aggiungono, nel 2020, lo slittamento di visite ed esami spostati a causa del Covid-19. È il quadro delineato dal XXIII Rapporto Pit Salute di Cittadinanzattiva che fotografa annualmente lo stato del Ssn dal punto di vista dei cittadini, quest'anno con un approfondimento sulle tendenze tra il 2015 e il 2019 e un focus sul 2020, scelta dettata dall'emergenza da Covid-19.

I dati del 2019

L'analisi si basa sulle segnalazioni dal 1° gennaio al 31 dicembre 2019 (in totale 13.720). Le segnalazioni registrate nel corso del 2019 hanno come principali temi critici l'accesso alle prestazioni (25,4%) e l'assistenza territoriale (19,7%), seguiti dalla sicurezza delle strutture e presunta malpractice (17,3%), dall'assistenza ospedaliera e la mobilità (9,7%). A seguire nella classifica dei disservizi le segnalazioni su: costi (9,2%), umanizzazione (4,8%) e farmaci (3,3%). Le liste d'attesa e ticket, rispettivamente 75% e 23,2%, sono state le voci sulle quali nel 2019 si sono concentrate le segnalazioni relative all'accesso alle prestazioni. L'ambito dell'Assistenza territoriale racchiude diverse tematiche. L'assistenza primaria di base (30,3%) che rappresenta circa un terzo delle segnalazioni. A seguire troviamo l'assistenza protesica e integrativa, dove i tempi di attesa per la ricezione delle protesi e degli ausili restano la prima voce segnalata per numerosità. Altro tema rilevante è quello dell'assistenza domiciliare (23,6%), per la quale invece permangono problemi relativi all'accesso alle informazioni e all'iter burocratico. Infine, per quanto riguarda l'assistenza domiciliare (15,9%), la metà delle segnalazioni riguardano la scarsa assistenza medico/infermieristica. Per quanto riguarda le segnalazioni relative alle tematiche principali dei casi di presunta malpractice, le due voci più segnalate sono: presunti errori diagnostici e terapeutici (47,3%) e condizioni delle strutture (32,7%). La mole delle segnalazioni che si concentrano in questo ambito indica un generale aggravarsi delle condizioni di erogazione dei servizi, e classifica questo tema come quello più segnalato nell'ambito della malpractice. Oltre la metà delle segnalazioni relative all'ambito dell'assistenza territoriale e mobilità si riferiscono ai ricoveri (39,4%) e il Pronto soccorso/Emergenza-urgenza (37,3%). Si tratta dei momenti in cui i cittadini effettivamente si confrontano con l'organizzazione dei servizi quali, in primis, la gestione delle urgenze e poi con la vera e propria presa in carico a livello ospedaliero con tutte le particolarità del caso.

Effetti del Covid: esami e visite annullati, liste bloccate, emergenza Rsa

Per il 2020, l'analisi si basa sulle segnalazioni relative all'emergenza Covid (8.907) registrate dal 1° gennaio al 30 settembre 2020, il 90% delle quali riguarda l'ambito sanitario. Spicca la quota riferita alle riaperture alle attività ambulatoriali durante il lockdown e in Fase 2 e delle liste d'attesa (70,7%). I disagi maggiormente segnalati rispetto a quest'ambito riguardano l'annullamento di visite ed esami già prenotati prima che esplodesse la pandemia (49,9%): non infrequenti le segnalazioni e i casi emblematici di cancellazioni di ecografie ed altre prestazioni previste per malati oncologici. Nel 34.4% dei casi, i cittadini segnalano la difficoltà di prenotare nuove visite ed esami, in alcuni casi è impossibile effettuare le prenotazioni a causa del "blocco" delle liste d'attesa. Al secondo posto per numero di segnalazioni, con il 13,9% del totale vi è l'assistenza territoriale. In questo ambito quasi la metà delle segnalazioni si riferisce alle strutture residenziali (42,8%), Un dato tutt'altro che sorprendente, in quanto rispecchia le criticità note, drammaticamente "esplose" nei mesi scorsi in queste strutture: sussiste, infatti, una netta differenza con il dato relativo all'anno precedente, quando le segnalazioni su queste strutture avevano rappresentato il 7,5% nell'ambito dell'assistenza territoriale, figurando al quarto posto.

Gaudioso: con pandemia nodi vengono al pettine

«I nodi purtroppo vengono al pettine e l'esplosione della pandemia ha fatto emergere in tutta la sua drammaticità il tema dell'accesso alle prestazioni e dell'assistenza territoriale, due ambiti da anni sottoposti a continui tagli di risorse economiche e di personale - dichiara Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva. - Appare evidente l'urgenza di intervenire per migliorare l'accesso alle cure per i pazienti sul territorio, con un approccio integrato e domiciliare dell'assistenza, una revisione e valorizzazione del ruolo delle figure presenti sul territorio come medici di medicina generali, pediatri di libera scelta, infermieri di comunità, farmacisti. È necessario intervenire per migliorare la sorveglianza e l'assistenza sociosanitaria intraprendendo nuove strade per rispondere alla domanda di salute della popolazione e prevenire le emergenze, utilizzando al massimo le opportunità che ci offrono gli strumenti digitali e l'uso dei dati. La pandemia ha posto poi l'urgenza di intervenire in maniera risolutiva sul tema della semplificazione e della burocrazia».

Farmacisti riferimento sempre accessibile sul territorio

L'analisi sui primi 9 mesi del 2020, commenta Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani, intervenuto alla presentazione del rapporto, «mostra che le tendenze in atto da un quinquennio sono state accentuate dalla pandemia: le difficoltà nell'accesso alle prestazioni, la rinuncia alle cure e altri aspetti che anche la Federazione denuncia da tempo. È il caso, per esempio, delle difficoltà create ai pazienti dal fenomeno dei farmaci mancanti o non disponibili: un'autentica piaga». Inoltre, aggiunge, «sottolinea che non c'è una presa in carico effettiva del paziente sul territorio». «Nei mesi del lockdown - prosegue Mandelli - i farmacisti di comunità sono stati il riferimento sempre accessibile e, come abbiamo detto da tempo, non si può rimandare oltre la creazione di una rete interprofessionale sul territorio, che veda il medico di medicina generale, il farmacista e l'infermiere collaborare per non lasciare mai solo il paziente». Il rapporto Pit Salute - conclude Mandelli, è «uno strumento prezioso per prendere decisioni corrette sul futuro della nostra sanità: nasce dalle esperienze concrete delle persone e dalla vicinanza ai cittadini, che è alla base anche del forte e proficuo rapporto di collaborazione che da molti anni lega la nostra professione e Cittadinanzattiva».
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