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dic32013

Politerapia sempre più diffusa. Esperti: un male necessario

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Secondo un'analisi del King's Fund e pubblicata sul Bmj, tra il 2001 e il 2011 il numero medio di prescrizioni annue per cittadino è aumentato del 54%. Risultato analogo da uno studio scozzese che, su oltre 300.000 pazienti, ha rilevato che tra il 1995 e il 2010 la quota di quelli che assumono 5 o più farmaci è passata dal 12% al 22% e quella dei pazienti con 10 o più farmaci è salita dall'1,9% al 5,8%, che diventa il 17% circa tra gli ultrasessantacinquenni. Dato confermato anche in Italia, da un recente studio del Geriatrics working group dell’Agenzia Italiana del Farmaco, secondo cui un anziano su due oltre i 65 anni assume dai 5 ai 9 farmaci al giorno. «La politerapia è un male necessario» sostiene il medico di famiglia Martin Duerden, coautore del rapporto del King’s Fund. «Si tendeva a vederla sempre in ottica negativa, ma ora accettiamo che debba essere parte della medicina moderna. Ma dobbiamo fare ogni sforzo per assicurarci che l'uso di più terapie venga fatto nel modo più efficace e meno dannoso». Questo richiede anche l'avvio di trial clinici su pazienti con comorbidità e in politerapia, visto che oggi quasi tutta la ricerca si basa su singole malattie ed esclude pazienti complessi: «Le nostre conoscenze scientifiche sono basate su pazienti con caratteristiche molto inusuali» sintetizza Duerden, il cui rapporto segnala la tendenza a prescrivere nuovi farmaci – con un meccanismo a cascata - anche per contrastare sintomi dovuti alle prescrizioni precedenti, o alla scarsa aderenza, laddove sarebbe più efficace modificare la prescrizione in un'ottica complessiva che gli specialisti tendono a non avere più. Il rapporto fornisce anche qualche consiglio pratico, e per esempio suggerisce di invitare i pazienti a portare con sé tutti i farmaci e i rimedi (compresi erbe e Otc) che stanno assumendo: «È responsabilità di tutti i medici provare a razionalizzare il numero di farmaci ogni volta che se ne presenta l'occasione» afferma John Wilding, docente di medicina all'Institute of ageing and chronic disease dell'Università di Liverpool. «La ragione di una particolare prescrizione potrebbe essere da tempo dimenticata dal pazienze e in alcuni casi persino dal medico prescrittore».


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