Sanità

giu252020

Pos, da credito di imposta poche ricadute. Il commercialista: ecco quali incentivi danno più vantaggi

Pos, da credito di imposta poche ricadute. Il commercialista: ecco quali incentivi danno più vantaggi

Niente sanzioni per chi non ha il lettore bancomat obbligatorio ma da luglio per professionisti e commercianti dotati di lettore di carte di credito e bancomat arriva un credito d'imposta del 30%

Niente sanzioni per chi non ha il lettore bancomat obbligatorio ma dal primo luglio per professionisti, artigiani e commercianti dotati di lettore di carte di credito e bancomat arriva un credito d'imposta del 30% sui costi delle transazioni. Un provvedimento sulla cui convenienza per le farmacie c'è qualche dubbio, almeno stando a quanto spiega a Stefano De Carli, commercialista dello Studio Luce di Modena. «I vantaggi sono maggiori attraverso altri incentivi sulla tracciabilità già varati, quali quello relativo ai registratori telematici».

Pos: scarso impatto anche per grosse farmacie

Previsto dal decretone fiscale del 2019 (dlgs 124/2019), il "benefit" relativo al Pos investe anche le farmacie, con l'obiettivo di incentivare strumenti di pagamento diversi da monete e banconote. Il provvedimento entra in vigore dal primo luglio, data a partire dalla quale diventa operativa anche la riduzione da 3mila a 2mila euro del limite del contante, mentre dal primo gennaio 2022 tale soglia scenderà a mille euro. Ma quanto è conveniente per le farmacie il credito di imposta sulle transazioni? Visto che ogni anno le spese in commissioni Pos per farmacie con grande volume d'affari superano i 1000-1500 euro sembra invitante la chance di portare a credito sull'F24 del mese dopo le commissioni sostenute. Ma c'è un problema: il professionista fruisce del credito d'imposta solo se il fatturato nel 2019 non ha superato i 400 mila euro. Ciò rende l'opportunità offerta dal legislatore non fruibile dalla maggior parte delle farmacie, come spiega Stefano De Carli commercialista di Studio Luce a Modena. «La disposizione per il settore dovrebbe avere conseguenze minime. Infatti la soglia prevista dal decreto fiscale (intorno a 440 mila euro di fatturato se includiamo l'Iva) è bassa e il volume di operazioni trattate con il Pos difficilmente supera di molto il costo del commercialista».

Le criticità nella gestione della procedura

Già, perché il secondo problema è la gestione della procedura per portare in compensazione il credito. «Occorre che i fornitori di servizi a pagamento inviino la cifra calcolata sulla base delle transazioni effettuate, che il farmacista giri il dato al commercialista e che quest'ultimo apra la pratica». Il provvedimento dello scorso 29 aprile dell'Agenzia delle Entrate dispone che, una volta aperta la pratica, si debbano trasmettere all'Agenzia entro il 20° giorno del mese successivo a quello della transazione: codice fiscale dell'esercente; mese ed anno di addebito delle transazioni; totale dei pagamenti effettuati e di quelli riconducibili a consumatori finali nel periodo di riferimento; importi delle commissioni addebitate per i pagamenti riconducibili a consumatori finali; ammontare dei costi fissi periodici escluso il canone per la fornitura del servizio di accettazione. Esistono procedure per correzioni e rettifiche che implicano comunque la necessità di rispettare i tempi sopra citati. Le banche sono obbligate a comunicare l'elenco delle operazioni tracciabili via Pec o nelle aree riservate dei portali, entro il 20 del mese successivo a quello di riferimento. «È visibile la volontà del legislatore di favorire l'uso di strumenti di pagamento tracciabili anziché introdurre sanzioni. Ma è altresì chiaro - spiega De Carli - che l'incentivo più efficace alla tracciabilità, dal nostro punto di vista, era la lotteria degli scontrini che avrebbe premiato anche in relazione all'entità della spesa il cittadino che paga con il Pos per importi da un euro in su. L'avvio della "lotteria" però è slittato al prossimo anno, il decreto Rilancio ha deciso così per l'effettiva difficoltà di partire in tempo di pandemia».

Maggiori vantaggi dagli incentivi al registratore telematico

Sempre in tema di limite ai contanti, continua De Carli, «per le farmacie dotate di registratori telematici c'è invece la chance di veder ridotto di due anni il periodo in cui il Fisco può effettuare le sue verifiche ai fini di Iva e di imposte dirette ove l'esercente opti per l'uso di sole operazioni tracciabili a partire da importi superiori ai 500 euro. L'Agenzia delle Entrate avrà a disposizione solo tre anni per non veder decadere il suo potere di accertamento. Il regime è facoltativo, ma la scelta va comunicata nella dichiarazione dei redditi barrando apposita casella nel quadro Rs. Chi intenda aderire deve porre attenzione a non incassare più cifre in contanti oltre i 500 euro, istruire i collaboratori e segnalare al commercialista la sua intenzione per consentire allo studio di esercitare le necessarie comunicazioni».

Mauro Miserendino
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