Sanità

set212017

Poveri e con disagio psichico, Banco Farmaceutico: connubio reale e pericoloso

Poveri e con disagio psichico, Banco Farmaceutico: connubio reale e pericoloso
Povertà e malattie? Un connubio pericoloso come hanno spiegato gli esperti della fondazione onlus Banco Farmaceutico che oggi pomeriggio, durante un convegno all'università degli studi di Milano, hanno presentato i dati di uno studio dal titolo "Povertà sanitaria e accesso ai farmaci in una società multietnica". Per tracciare l'identikit delle malattie che si ripetono di più ci sono voluti 4 anni condotto e l'analisi di 13.000 indigenti che si sono rivolti alle strutture assistenziali per essere curati.

Com'è facile immaginare, in effetti, la povertà sembra creare le condizioni adatte per lo sviluppo di determinate malattie, influenzate anche dall'appartenenza etnica e dalla migrazione. Il dato che maggiormente colpisce sfogliando il dossier è l'elevato numero di italiani poveri che necessitano di farmaci psicoattivi (49,8%), seguiti dagli europei dell'est (15,2%), dagli africani del nord (10,8%), dagli africani sub-sahariani (9,8%), dai latino-americani (9,9%) e dagli asiatici (7,2%). Globalmente, le malattie psichiatriche (disturbi di ansia, di personalità e del tono dell'umore), inoltre, esibivano una prevalenza più elevata nel sesso femminile (58,1%) rispetto a quello maschile (44,6%).

Il convegno - realizzato anche grazie al contributo incondizionato di IBSA - nato da una collaborazione tra l'Osservatorio Donazione Farmaci di Banco Farmaceutico e il Dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità dell'Università degli Studi di Milano, ha visto la partecipazione di numerosi relatori dell'Università Statale di Milano, dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, dell'Università degli Studi di Pavia, dell'Università di Milano-Bicocca e di centri di eccellenza come l'Istituto Auxologico Italiano.

Ma non solo disturbi psichiatrici anche diabete mellito: 5,4% fra gli italiani senza differenze di genere, percentuale che scende fra gli europei dell'est (3,8% maschi e 5,5% donne), tra i nord-africani (2,6% e 5,1%) con l'unica eccezione degli africani sub-sahariani in cui è più frequente il riscontro nei maschi rispetto alle femmine (7,9% rispetto al 4,7%). Tra gli ammalati poveri che soffrono di malattie croniche (come l'ipertensione) soprattutto gli europei dell'est (30,1%, seguiti dagli asiatici (25,4%), dai latino americani (18,2%), dagli africani sub-sahariani (13,4%). Da questi dati si capisce come ci sia un sostanziale cambiamento nel panorama epidemiologico internazionale: "fino al secolo scorso le malattie croniche sembravano colpire soprattutto i Paesi più sviluppati, mentre in quelli a basso e medio reddito prevalevano le malattie infettive", ha spiegato Silvano Cella, docente di Farmacologia clinica durante la sua relazione. Questi cambiamenti lasciano aperto il dibattito su quelle che vengono definite "malattie socialmente trasmesse" che derivano cioè da comportamenti malsani diffusi attraverso i media ed i social network, dal degrado ambientale e soprattutto da un basso livello culturale ed economico.
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