Sanità

nov162017

Povertà sanitaria, Banco farmaceutico: nuovo aumento anche nel 2017

Povertà sanitaria, Banco farmaceutico: nuovo aumento anche nel 2017
La povertà sanitaria, in Italia, registra un nuovo aumento: nel 2017 la richiesta di medicinali da parte di 1.722 enti assistenziali è cresciuta del 9,7% (contro l'8,3% del 2016 e l'1,3% del 2015). Nel quinquennio 2013-2017 la richiesta è cresciuta del 27,4%, a seguito del costante aumento di poveri assistiti. Questo è ciò che emerge dal Rapporto 2017 - Donare per curare: Povertà sanitaria e Donazione Farmaci, promosso dalla Fondazione Banco Farmaceutico onlus e BFResearch e realizzato con il contributo incondizionato di Ibsa dall'Osservatorio Donazione Farmaci presentato oggi presso la sede di Aifa. Complessivamente, gli enti aiutati hanno fornito farmaci a oltre 580mila utenti. Si tratta mediamente del 12% dei poveri assoluti italiani, percentuale che sale al 21% al Nord. Dopo la grande crescita degli ultimi anni (+37,4% solo lo scorso anno), nel 2017 si assiste a un processo di stabilizzazione degli utenti, che in ogni caso sono cresciuti ancora di circa il 4% rispetto al 2016.

Tra i poveri assistiti, oltre all'aumento degli stranieri (+6,3%), va rilevato quello dei minorenni (+3.2%): gli under 18 rappresentano il 21,6% degli utenti. La crescita maggiore si evidenzia tra i minorenni italiani (+4,5% in un anno, contro il +1,5% dei minori stranieri).

Gli anziani assistiti sono meno dell'anno precedente, (-5,2%) e sono, prevalentemente, italiani (20,2%, contro il 9,2% di anziani stranieri). Gli adulti rappresentano la componente maggiore dei poveri assistiti: sono il 65,2% del totale (59% tra gli italiani; 68,9% tra gli stranieri).

Un'indagine commissionata da Banco Farmaceutico a Doxa Pharma e condotta su un campione rappresentativo di utenti ha rilevato che un individuo su tre è stato costretto a rinunciare almeno una volta ad acquistare farmaci o ad accedere a visite, terapie o esami. Il 16% ha cumulato tutte le tipologie di rinuncia. Il 23% degli intervistati ha rinunciato almeno qualche volta ad acquistare farmaci. Rinuncia soprattutto chi ha un titolo di studio basso (40,85%), chi ha più figli (42,1%) e chi vive al Sud (50,6%). Rinunciano casalinghe (40,2%), pensionati (39,8%) e - più di tutti - i lavoratori atipici (51,2%). Chi ha rinunciato a farmaci in 4 casi su 10 ha dovuto ridurre in modo molto consistente anche visite, terapie ed esami. Più ampia (26%) la platea di chi ha rinunciato alme­no una volta a visite, esami o terapie. Poco meno della metà di questo sot­togruppo ha dovuto rinunciare tre o più volte alla cura nel corso dell'anno. Difficoltà anche tra gli utenticoperti dal Servizio Sanitario Nazionale: più del 10% degli intervistati ha rinunciato a visite ospedaliere o a esami del sangue, non potendosi permettere il ticket.

Il Rapporto segnala anche che nel 2015, oltre 13 milioni di italiani (un milione in più rispetto al 2014) hanno limitato il numero di visite mediche o gli esami di accertamento per mo­tivazioni di tipo economico

«In una fase storica tanto complicata il Terzo Settore e il mondo della solidarietà hanno bisogno di strumenti e competenze sempre più affinati per poter assolvere alla propria vocazione - afferma Sergio Daniotti presidente della Fondazione Banco Farmaceutico onlus - Il nostro contributo è a disposizione delle istituzioni e costituisce per esse un elemento di sostegno - in termini di dati, analisi e previsioni - all'elaborazione delle politiche socio-sanitarie e degli strumenti necessari per soccorrere la popolazione più fragile»

"Il Rapporto ci conferma la necessità di compiere un ulteriore sforzo per sostenere quella straordinaria e complessa macchina che risponde al nome di Servizio Sanitario Nazionale - ha dichiarato Mario Melazzini, direttore Generale di Aifa - Sia all'interno che all'esterno del perimetro del Ssn, persistono sacche di cittadini italiani e stranieri che rinunciano alle cure o alle prestazioni mediche per ragioni che hanno a che fare con il proprio reddito. L'obiettivo delle istituzioni, e in questo Aifa è assolutamente in prima linea, è limitare l'impattodei fattori socio-economici sullo stato di salute degli italiani».


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