farmaci

mar22015

Prescrizioni inappropriate, il 20% degli anziani torna in ospedale

Prescrizioni inappropriate, il 20% degli anziani torna in ospedale

Nei tre mesi successivi a un ricovero, un anziano su cinque torna in ospedale per troppi farmaci. Il fenomeno è noto ma ora viene quantificato da uno studio condotto sui dati del registro Reposi (Registro politerapie Simi) della Società italiana di medicina interna (Simi), istituto Mario Negri e Politecnico di Milano, secondo cui sei pazienti su dieci sono esposti al rischio di interazioni e reazioni pericolose per la salute a causa di prescrizioni inappropriate ed eccessive. Marco Trabucchi, ordinario di Neuropsicofarmacologia nell'Università di Roma "Tor Vergata", ritiene senz'altro «opportuna una maggiore conoscenza dei meccanismi dei farmaci da parte dei medici, in maniera da evitare sia problematiche di effetti indesiderati sia interazioni tra principi diversi che possano essere pericolose per i pazienti». Si tratta di un problema generale delle persone anziane, la metà delle quali assume abitualmente oltre cinque farmaci, ma dopo un ricovero ospedaliero il carico di medicine diventa ancora più pesante e la maggioranza si ritrova ad assumerne oltre sei tipi diversi ogni giorno. Gli esperti della Simi affermano che prescrizioni più oculate ridurrebbero del 10-15% i ricoveri ospedalieri e del 30-40% i costi delle terapie degli over 65 che oggi sfiorano i 16 miliardi di euro. Ma Trabucchi evidenzia un altro aspetto fondamentale e generalmente trascurato: «spesso i ricoveri ripetuti non sono dovuti soltanto a una scorretta prescrizione farmacologica ma anche alla non adeguata preparazione del paziente anziano alle dimissioni. Queste devono essere pensate e progettate fin dall'arrivo del paziente in ospedale». Serve insomma una migliore connessione tra ospedale e territorio, «garantire una buona compliance da parte del paziente e della sua famiglia e assicurarsi che l'anziano venga affidato a mani sicure e quindi in grado di portare avanti le terapie in maniera adeguata. In molti casi i pazienti hanno anche deficit cognitivi, a causa dei quali è davvero necessario un follow up molto intenso, se si vuole evitare questo effetto indesiderato che è il ricovero ripetuto».

Renato Torlaschi



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