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Previdenza, pensioni anticipate e incentivi per posticipare l'uscita. Tutte le novità 2023

Previdenza, pensioni anticipate e incentivi per posticipare l’uscita. Tutte le novità 2023

Da quota 103 al sistema di rivalutazione delle pensioni, sino ai meccanismi che incentivano la permanenza al lavoro. Le novità in tema di pensioni Inps introdotte dall'inizio dell'anno

Da quota 103 al sistema di rivalutazione delle pensioni, sino ai meccanismi che incentivano la permanenza al lavoro. Sono diverse le novità in tema di pensioni Inps che sono state lanciate dall'inizio dell'anno. Che cosa si prevede? Quali opzioni ci sono per l'uscita anticipata dal lavoro? Quali sono le prospettive pensionistiche?

Dalla Manovra 2023 novità sulle pensioni Inps

Con la Manovra 2023 sono molte le novità introdotte in tema di pensioni. Un primo aspetto da rilevare riguarda i meccanismi di uscita anticipata, che vedono, a partire da gennaio, l'avvio di Quota 103, con 62 anni di età e 41 anni di contributi. Il Governo, nella relazione tecnica, ha stimato che nel 2023 il meccanismo interesserà poco più di 41mila lavoratori, per una spesa di oltre 2 miliardi nel triennio 2023-25. Per questo, le parti sociali sono al lavoro per una riforma strutturale che, tra l'altro dovrebbe guardare anche a chi, come i precari, ha avuto carriere discontinue, a giovani e donne, che, secondo gli esperti, sono meno favoriti.

Da quota 100 a quota 103: cosa cambia, come funziona e a chi conviene

Ma come funziona Quota 103 e che differenze ci sono con le precedenti opzioni? "Mentre con Quota 102 i beneficiari possono andare in pensione con rendite di qualsiasi importo" fa il punto Alberto Brambilla, Presidente Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, in un recente approfondimento "con Quota 103 si potrà percepire un assegno di importo massimo pari a 5 volte il trattamento minimo (circa 2.625 euro) fino al raggiungimento dei requisiti di vecchiaia della Legge Fornero, cioè 67 anni di età anagrafica, e solo dopo la pensione tornerà piena. Come per Quota 100 e 102, per Quota 103 una volta maturato il diritto a pensione entro il dicembre 2023 si potrà ritardare l'accesso al 2024 e oltre. È anche previsto che non si possa cumulare la pensione flessibile con il reddito da lavoro fino alla data di pensionamento di vecchiaia (67 anni), a meno di piccoli lavori autonomi occasionali (fino a 5.000 euro annui). Per Quota 103, come già per Quota 100 e Quota 102, resta in vigore la cosiddetta finestra mobile: per i dipendenti privati devono passare 3 mesi dalla data di maturazione dei requisiti per poter avere la prestazione e quindi per i primi richiedenti, a partire da aprile 2023, mentre per i dipendenti pubblici la finestra è di 6 mesi, da agosto 2023. Anche per chi opta per Quota 103 l'importo dell'assegno - relativamente alla parte contributiva, che comunque è ormai superiore al 70% dell'intero montante - sarà minore in virtù di un meno elevato coefficiente di trasformazione".

Modifiche anche a opzione donna

Poste queste novità, che cosa succede a Quota 102 e 100? "Tutti i lavoratori che abbiano maturato entro il 31 dicembre 2022 il requisito della cosiddetta Quota 102 (64 anni di età e 38 anni di contributi) possono richiedere la prestazione anche negli anni successivi. Occorre a ogni modo considerare che ogni anno di anticipo riduce di circa 2,2% (il 70% di 3,2 circa) l'importo della pensione perché andando prima si beneficia della pensione per più anni. Con Quota 100, valgono le stesse considerazioni esposte per Quota 102": in questo caso la maturazione del diritto è a fine 2021. Rispetto alla convenienza, "considerando che l'età è ancora più bassa, l'entità della pensione si potrebbe ridurre ancora di più. La riduzione, come per Quota 102, è permanente: quindi, dura per l'intera vita pensionistica del richiedente".
In generale, anche per quota 103, "se è possibile, vale da pena aspettare i 42 anni e 10 mesi se uomini o un anno in meno se donne, indipendentemente dall'età anagrafica".
Con la manovra, va detto, cambia poi anche Opzione donna: l'anticipo pensionistico rimane a 60 anni e 35 anni di contributi, ma l'età di uscita è riducibile di un anno per ogni figlio e nel limite massimo di due anni. La misura è prevista per caregiver, invalide almeno al 74% e licenziate o dipendenti da aziende in crisi.

Gli incentivi per chi resta al lavoro

Mentre una ulteriore novità della legge bilancio è il bonus per chi decide di restare al lavoro una volta raggiunti i requisiti di Quota 103, con un esonero contributivo del 9,19% che consente un aumento dello stipendio della stessa misura. "In pratica, il datore di lavoro anziché versare i contributi a carico del lavoratore all'INPS li mette nella busta paga ogni mese a favore del lavoratore stesso; la legge rinvia a successivi decreti per cui non è ancora chiaro se l'importo relativo al 9,19% sarà al netto oppure verrà tassato con aliquote ordinarie. A ogni modo, il datore continuerà a versare la contribuzione a suo carico nella misura del 23,81%, il montante contributivo continuerà a rivalutarsi secondo la normativa vigente e il coefficiente di trasformazione, salvo diverse scelte del legislatore nei decreti attuativi, sarà quello relativo alla età effettiva in cui si andrà in pensione".

Nuovo schema di rivalutazione: si passa a sei fasce

Un capitolo relativo alla previdenza, su cui sono state segnalate criticità, è poi il nuovo schema di rivalutazione, basato su sei fasce di reddito. In generale, l'incremento è del 7,3% ma la rivalutazione al 100% spetta agli assegni non superiori a 4 volte il trattamento minimo ovvero quelli pari a 2.101,52 euro lordi mensili (aumento pari a circa 153 euro). Per gli importi più elevati è previsto un aumento decrescente: gli assegni tra quattro e cinque volte il minimo, quindi tra 2.101,52 e 2.626,90 euro, avranno una rivalutazione dell'85%, che si traduce a febbraio in un aumento di circa 162 euro. Gli assegni tra cinque e sei volte il minimo - tra 2.626,90 e 3.152 euro - poi, avranno una rivalutazione del 53% e quelli di 3.150 euro lordi - pari a circa sei volte il minimo - vedranno 121 euro in più. Per quanto riguarda poi gli assegni minimi per gli over 75 sono saliti a 600 euro al mese. Mentre per i pensionati con trattamento minimo che hanno meno di 75 anni oltre alla rivalutazione all'inflazione del 7,3%, ci sarà un ulteriore +1,5% per un totale di circa 570 euro dell'assegno.

Francesca Giani
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