Sanità

apr12016

Previsione farmacoeconomica, dai biosimilari risparmio di 98 miliardi di euro entro il 2020

Previsione farmacoeconomica, dai biosimilari risparmio di 98 miliardi di euro entro il 2020
Farmaci "copia" biotecnologici complessi a basso costo o, in una parola, i biosimilari: da loro potrebbe derivare un risparmio per gli Stati Uniti e i 5 maggiori mercati europei (Germania, Francia, UK, Italia, Spagna) dell'ordine di 98 miliardi di euro (110 miliardi di dollari) entro il 2020. È quanto stima una nuova analisi condotta dall'Ims (Institute for healthcare informatics), presentata di recente a Londra. Nel rapporto Ims si precisa che la realizzazione di tali risparmi dipende da un'efficiente educazione della classe medica e dall'adozione, da parte dei fornitori di servizi sanitari, di strategie intelligenti ('smart') di accesso al mercato. La possibilità di produrre biosimilari e fare business sfruttando l'operato dei brand biotech originali sta sempre più catturando l'attenzione degli investitori, molti dei quali sono preoccupati per l'impatto sui profitti di grandi aziende come Roche e AbbVie.

Questo fenomeno, al tempo stesso, rappresenta un'opportunità per un gruppo emergente di imprese specializzate nella produzione di biosimilari, come la sudcoreana Celltrion, e per grandi industrie produttrici di generici dotate di know-how biotecnologico, come l'unità Sandoz di Novartis. La previsione sopracitata di un risparmio di 98 miliardi di euro si basa sul fatto che 8 importanti farmaci branded biotech - tra quali adalimumab (Humira di AbbVie) e trastuzumab (Herceptin di Roche) - sono destinati a perdere la protezione brevettuale entro i prossimi 5 anni. Tale stima si fonda sulla presunzione di uno sconto medio di prezzo per biosimilare del 40%, ma i risparmi potrebbero crollare a 74 miliardi di euro se lo sconto fosse del 30% o fino a 49 miliardi in caso di riduzione di prezzo del 20%. Insomma, ci sono molte variabili in gioco, anche se è innegabile l'accresciuto interesse per questi farmaci biotecnologici negli ultimi 2 anni grazie alla maggiore diffusione di sofisticati anticorpi monoclonali, tra i medicinali soggetti a prescrizione più venduti in tutto il mondo.

L'Europa, ricorda il rapporto Ims, ha una lunga esperienza con i biosimilari, avendo approvato il primo di questi prodotti 10 anni fa, ma l'accoglienza varia ancora ampiamente da Paese a Paese, a seconda delle condizioni del mercato locale. Per esempio la Germania, ha avuto particolare successo nello stimolare la prescrizione di biosimilari, laddove l'Austria di fatto ha indotto spinto alcuni fornitori a 'tirarsi fuori' avendo insistito per una riduzione obbligatoria dei prezzi per alcuni prodotti biotech copia.
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