Sanità

mag262018

Privacy, in vigore nuove norme ma senza Decreto di coordinamento restano i dubbi su reale applicabilità

Privacy, in vigore nuove norme ma senza Decreto di coordinamento restano i dubbi su reale applicabilità
Tante preoccupazioni, molte incertezze. È in questo clima che il regolamento Europeo in materia di protezione dei dati è diventato applicabile in tutti i Paesi Europei e, tra questi, anche l'Italia. Le preoccupazioni sono legate al grande cambiamento che comporta - oltre che, come denunciato da Confesercenti, per i costi delle piccole medie imprese, stimati in 2 miliardi di euro - mentre le incertezze derivano dal fatto che l'Italia non è arrivata all'appuntamento preparata: lo schema di decreto legislativo di adeguamento non ha visto concludersi il suo iter - forse anche a causa delle vicissitudini politiche del dopo elezioni - e la sua scadenza è stata posticipata al 21 agosto. Va detto che l'approvazione del Decreto non è un passaggio necessario a recepire il dispositivo europeo, perché dall'Europa è stata volutamente scelta la forma del Regolamento, piuttosto che della direttiva, proprio perché fosse in vigore nei singoli paesi il 25 maggio senza ulteriori step.

Ma lo schema di decreto ha, tra gli altri, due importanti obiettivi: da un lato adattare, armonizzare e coordinare le previsioni europee alla normativa italiana e dall'altro declinare, alla maniera italiana, quelle materie su cui l'Europa ha lasciato carta bianca agli Stati Membri. Sul sito del garante della privacy, in una nota di ieri, è stato sottolineato che il regolamento è applicato in tutti i Paesi - anche se l'Italia non è l'unica in questa situazione - ma i dubbi non sono pochi: vecchia e nuova normativa coesistono? Senza un coordinamento delle normative e, in generale, un adattamento al quadro normativo italiano, come fare a orientarsi? E su tutte quelle previsioni su cui l'Europa ha voluto concedere discrezionalità e su cui il Decreto si esprime, come ci si deve comportare? In questo clima, sono in molti a interrogarsi se questa situazione significhi, di fatto, un rinvio. D'altra parte, le stesse regole che dovranno informare ispezioni, controlli, reazioni a violazioni, verifiche o reclami da parte del Garante sono state sì definite e approvate ma per la loro applicazione sono in attesa di indicazioni e armonizzazioni contenute nello schema di decreto. Tuttavia, fonti interne della categoria fanno sapere che il Garante non è in attesa, anzi: «da quello che ci risulta sta procedendo con la formazione del personale che dovrà effettuare i controlli. La norma c'è, ha una data ben precisa in cui è entrata in vigore, ed occorre adeguarsi. È un vizio italiano quello di pensare che una legge valga solo se c'è una sanzione che la fa rispettare. Lo spirito della norma d'altra parte è chiaro e posticipare la nuova impostazione nella gestione del trattamento del dato è solo un rischio». Nuova impostazione che si vede in particolare nell'approccio orientato al diritto della protezione dei dati e nel passaggio da un sistema rimediale a uno preventivo. «Pensiamola poi dall'altro punto di vista» dicono alcuni esperti di privacy «il regolamento è a tutela del cittadino e un soggetto che abbia subito una violazione che farà? Di certo, se deve fare un reclamo al Garante, non aspetterà che lo schema di decreto legislativo sia in vigore o che ci sia chiarezza sul sistema sanzionatorio e quant'altro». Insomma, i dubbi sono molti e gli occhi sono puntati sull'iter dello Schema di decreto per capire anche, nei vari passaggi, quanto riuscirà a essere rapido.


Francesca Giani
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