NUTRIZIONE

gen102014

Probiotici: meccanismo d’azione

Numerosi studi attestano il benefico effetto di ceppi specifici di probiotici contro alcuni disturbi. I dati più convincenti riguardano l’efficacia sul sistema gastrointestinale, anche se i meccanismi d’azione non sono stati del tutto spiegati.

I probiotici sono quei batteri “vivi e vitali che conferiscono benefici alla salute dell’ospite quando consumati in adeguate quantità come parte di un alimento o di un integratore” (FAO, 2001). Sono batteri non patogeni, meglio definiti dalle loro caratteristiche funzionali, più che da quelle strutturali. Ogni specie infatti (es. Lactobacillus, Bifidobacterium, Saccharomyces, ecc.) comprende ceppi diversi (es. bulgaricus, johnsonii LA1, rhamnosus GG, ecc), che apportano benefici differenti così un effetto fisiologico di un ceppo può non essere uguale a quello di un altro ceppo, pur della stessa specie: infatti Lactobacillus bulgaricus non è un probiotico, Lactobacillus GG e Lactobacillus johnsonii sì. La caratterizzazione del ceppo, necessaria per definire le sue esatte proprietà benefiche deve essere seguita da sperimentazioni cliniche adeguate sull’uomo e su modelli animali, che ne comprovino l’efficacia. Oggi esiste una letteratura recente, revisioni sistematiche e meta-analisi di dati, che fornisce le indicazioni dell’uso di specifici probiotici, soprattutto in merito ai diversi disturbi dell’apparato gastrointestinale. 

Meccanismo d’azione
L’intestino umano è un ecosistema complesso, in equilibrio grazie ad una barriera protettiva composta da un sistema di giunzioni (tight junction) fra le cellule dell’epitelio, uno strato mucoso glicoproteico e peptidi ad attività antimicrobica. L’integrità della barriera in condizioni normali impedisce il passaggio di microrganismi patogeni o allergeni alimentari, che possono indurre una risposta infiammatoria e dare l’avvio a disordini intestinali e dell’organismo. A questa barriera se ne aggiunge un’altra: una microflora caratteristica (microbiota), per lo più composta da lattobacilli e bifidobatteri, che creano un ambiente ostile alle forme patogene. Sono proprio i ceppi appartenenti a queste due specie quelli più frequentemente studiati e usati a fini terapeutici, grazie al ruolo antagonista che esercitano su diversi microorganismi, sull’integrità della barriera e grazie alla capacità di tollerare le condizioni dell’ambiente gastrointestinale (acidi gastrici e bile) e all’abilità di aderire alla mucosa.
In generale i batteri probiotici:

  • modificano il microbiota intestinale;
  • competono con i patogeni per i siti di attacco alla mucosa;
  • rafforzano le giunzioni fra le cellule dell’epitelio intestinale poiché modulano l’espressione dei geni che codificano per le proteine delle giunzioni stesse;
  • modulano il sistema immunitario a vantaggio dell’ospite;
  • producono acidi organici a basso peso molecolare (acido lattico e acido acetico) e batteriocine, molecole tossiche per alcuni batteri patogeni.

Effetti sul sistema gastrointestinale
I dati scientifici più numerosi sono quelli che provano il considerevole potenziale di prevenzione o terapeutico di alcuni ceppi contro la stipsi, soprattutto nei bambini (L. casei rhamnosus Lcr35, L. casei shirota, L. rhamnosus GG), la diarrea associata al consumo di antibiotici nei bambini (L. rhamnosus GG, Saccharomyces boulardii), gli episodi di diarrea acuta negli adulti (Saccharomyces boulardii) o la diarrea da rotavirus nei bambini (L. rhamnosus GG); meno evidenze esistono nei riguardi della cosiddetta “diarrea del viaggiatore”, la cui variabile maggiore sembra dipendere dal paese di destinazione più che dall’efficacia di Saccharomyces boulardii, il  ceppo maggiormente usato oggi per contrastarla; diversi ceppi in grado di controllare lo sviluppo eccessivo di microflora nel tenue vengono impiegati per migliorare la sintomatologia tipica della sindrome del colon irritabile; probiotici sembrano attivi anche  per alleviare le malattie infiammatorie dell’intestino e l’infezione causata da Helicobacter Pylori. 

Probiotici in alimenti arricchiti e integratori
Una dieta arricchita con fermenti probiotici, in caso di disbiosi, concorre al ripristino del normale microbiota intestinale, purché somministrati in numero sufficiente e della precisa classe tassonomica cui è attribuibile l’effetto desiderato. In commercio i probiotici sono spesso veicolati da preparazioni alimentari come succhi, latti fermentati e yogurt che offrono un ambiente ottimale per i batteri (4-8°C e breve durata) e favoriscono occasioni di consumo anche giornaliere; come integratori invece, sotto forma di capsule, compresse o sospensioni, sono più facili da conservare (temperatura ambiente) e da assumere alla dose utile, per l’effetto voluto. 

Bermudez-Brito M, Plaza-Díaz J, Muñoz-Quezada S, Gómez-Llorente C, Gil A. Probiotic Mechanisms of Action. Ann Nutr Metab 2012 61:160–174
Marangoni F, Poli A. Dossier scientifico su probiotici e prebiotici. NFI. 2010

Francesca De Vecchi - esperta in scienze dell’alimentazione


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