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dic122019

Produrre farmaci sui satelliti, nuove frontiere dalla space economy

Produrre farmaci sui satelliti, nuove frontiere dalla space economy

Satelliti che diventano laboratori dove sviluppare nuovi farmaci in condizioni di microgravità. Una delle nuove frontiere dell'economia dello spazio presentata a Roma

Piccoli satelliti attrezzati come laboratori completamente automatici per produrre farmaci nello spazio sfruttando la microgravità che facilita alcuni processi produttivi. È una delle nuove frontiere dell'economia dello spazio presentate a Roma nel New Space Economy Expoforum 2019, il primo evento dedicato a 360 gradi all'economia dello spazio in corso alla Fiera Roma.
Nel corso dell'expo, riportano le agenzie, l'azienda SpacePharma specializzata nella ricerca farmacologica in condizioni di microgravità, ha illustrato la possibilità di creare nuovi farmaci nello spazio sfruttando la tecnologia dei laboratori di microgravità miniaturizzati.
«Molte sostanze di interesse farmacologico - ha spiegato Yossi Amin, direttore di SpacePharma -, come gli anticorpi monoclonali, sono difficili da cristallizzare sulla Terra, mentre le condizioni di microgravità possono offrire un miglioramento decisivo».
«Investire sullo spazio significa investire sul futuro, anche in termini di miglioramenti concreti della vita sulla terra, dal settore della medicina a quello dell'agricoltura, passando per la mobilità e la sicurezza» sottolinea Roberto Battiston, astrofisico e Chair del Comitato scientifico di New Space Economy European ExpoForum.

Tra i temi toccati nel corso dell'Expo, anche la telemedicina del futuro, le potenzialità dell'intelligenza artificiale e del 5g.
«Lo spazio può offrirci splendide opportunità - ha osservato il responsabile della ricerca della Western Australia University, Peter Klinken -. Le grandi distanze del territorio australiano hanno portato a sviluppare tecnologie dedicate al controllo remoto, dalla robotica al riconoscimento facciale a distanza al servizio della telemedicina».
Gruppi di ricerca italiani hanno cominciato ad esplorare queste nuove frontiere, come il team di Nicola Fazio presso l'Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna; quello dei biochimici Alessandra Di Masi dell'Università di Roma Tre e di Giuseppe Falini dell'Università di Bologna; di Mauro Grigioni dell'Istituto superiore di sanità e del chirurgo Francesco Musumeci dell'ospedale San Camillo di Roma.
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