Sanità

mar232017

Professione, Martini (ex dg Aifa): farmacia produca salute non solo consiglio

Professione, Martini (ex dg Aifa): farmacia produca salute non solo consiglio
La professione potrà darsi una prospettiva di grande valore se le risposte e il progetto che saprà mettere in campo sarà coerente rispetto al cambiamento in atto del processo assistenziale a livello di cure primarie. E se saprà rispettare due condizioni di fondo: produrre salute sul serio e non limitarsi a dare consigli e sganciare la professione dal prezzo dei farmaci. Questa è la ricetta per ridisegnare la farmacia del futuro presentata da Nello Martini, direttore generale di Drugs and Health ed ex dg Aifa, intervenuto a FarmacistaPiù, il congresso nazionale dei farmacisti italiani che si è appena concluso a Milano. «Alla farmacia» spiega Martini «serve un cambio di passo decisivo. L'attuale modello non è in grado di governare il cambiamento in atto del processo assistenziale tanto che la farmacia si trova a essere sempre più marginale. Ma occorre avere ben chiaro un punto: se si vuole riposizionare la farmacia all'interno del processo assistenziale e del sistema, non sarà la politica, l'Aifa o il tavolo del Mise a ridefinirne il futuro, ma la professione, che deve mettere in campo una strategia forte». Due sono le linee evolutive che occorre avere chiaro per riprogettare la farmacia: «nel 2000 la convenzionata rappresentava l'81,8% della spesa complessiva, nel 2010 è arrivata al 60% mentre nella proiezione al 2019 siamo intorno al 40%. Di contro, la spesa per gli acquisti diretti è passata dal 18% del 2000 per arrivare, al 2019, al 60%. Questo significa che se nel 2000 la farmacia gestiva l'intero processo assistenziale, oggi parliamo sì e no del 40%».

Nonostante i cambiamenti, «la farmacia è rimasta legata al modello chimico, caratterizzato da farmaci a basso costo e ad alta prevalenza epidemiologica, mentre in questi 20 anni la stragrande maggioranza dei farmaci è biotech, ad altissimo costo e a bassa prevalenza» e afferenti ad altri asset assistenziali. L'altra linea evolutiva riguarda il processo di cambiamento che ha investito le cure primarie e che è espresso sostanzialmente dal DM 70 del 2015 di riordino della rete ospedaliera e dalla definizione delle aggregazioni funzionali. «La nuova realtà assistenziale è costituita da reti integrate multiprofessionali - formate da medici di medicina generale, specialisti, infermieri e dalla funzione amministrativa -, che, attraverso l'information tecnhology, è in collegamento con gli ospedali per gli esami». Principio alla base della riorganizzazione delle cure primarie è «la gestione e la presa in carico di pazienti cronici e con comorbilità» in modo da evitare «il ricorso ai ricoveri ospedalieri e al pronto soccorso». Ora, «se la farmacia rimane fuori da questo assetto organizzativo è chiaro che queste strutture distribuiranno anche i farmaci». Occorre quindi «entrare nelle equipe assistenziali, vale a dire essere in rete con queste, avere accesso alla cartella clinica del paziente» e mettere in pista «attività decise a livello di Asl, misurate e che diano risparmio quantificabile e un guadagno effettivo in termini di salute».

Ma cosa deve fare la farmacia? «Trovo che ai tavoli si discuta di Dpc e diretta come se questo fosse decisivo per l'innovazione, quando in realtà gli innovativi si sono già posizionati in altri asset. Se il problema della farmacia è negoziare un elenco, sarà sempre in perdita: il vero problema è trovare una modalità che ricomprenda i farmaci innovativi indipendentemente dagli eventi». Possibile? «Sì, ma ad alcune condizioni: la farmacia deve avere il coraggio di separare l'aspetto professionale dal prezzo dei farmaci. Finché rimane legata alla percentuale rispetto al prezzo avrà un problema di mercato. Se tale impostazione aveva senso rispetto a farmaci a basso costo e ad alta epidemiologia, è chiaro che non può essere strumento per governare farmaci a bassissimo impatto epidemiologico e ad altissimo costo». L'altra condizione «è mettere in campo un disegno che sia coerente con la riorganizzazione dell'assistenza primaria e produrre salute. Le condizioni ci sono: serve un cambio culturale e nella formazione».


Francesca Giani
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