Sanità

nov82017

Professionisti in farmacia, Federfarma: nessuna ricaduta da mancata riformulazione norma

Professionisti in farmacia, Federfarma: nessuna ricaduta da mancata riformulazione norma
La mancata riformulazione dell'art. 102 Tuls non incide in alcun modo sull'attuale interpretazione giurisprudenziale che conferma e legittima la possibilità per le altre professioni sanitarie di esercitare in farmacia: la suddetta norma va oggi interpretata alla luce dell'istituzione della farmacia dei servizi.
È quanto scrive Federfarma in una circolare inviata agli associati per chiarire dubbi su eventuali ricadute della soppressione, decisa dalla Camera dei deputati nel corso dell'iter di approvazione del ddl Lorenzin, della disposizione che prevedeva una riformulazione dell'art. 102 TULS - RD 1265/1934.

Il sindacato ricorda che la norma attualmente in vigore dispone che "il conseguimento di più lauree o diplomi dà diritto all'esercizio cumulativo delle corrispondenti professioni o arti sanitarie, eccettuato l'esercizio della farmacia che non può essere cumulato con quello di altre professioni o arti sanitarie". La norma, precisa la Federazione «va oggi interpretata alla luce dell'istituzione della farmacia dei servizi (Legge 69/2009) con la quale è stata legittimata la presenza in farmacia di altre professioni sanitarie, in particolare infermieri e fisioterapisti (DM 16 dicembre 2010- G.U. n. 90 del 19.4.2011)». E cita la giurisprudenza che è intervenuta sulla materia. In particolare, il Tar Umbria con la sentenza 421/2014 «ha chiarito che l'art. 102 TULS deve intendersi riferito al "cumulo soggettivo", con contestuale divieto dell'esercizio contemporaneo della professione di farmacista e di altra professione sanitaria esclusivamente da parte dello stesso farmacista. Al contrario, come chiarito dalla citata giurisprudenza, tale divieto non riguarda l'esercizio di professionisti sanitari all'interno dei locali della farmacia, ad eccezione dei medici, in quanto prescrittori e quindi in condizione di conflitto di interessi». E poi il Consiglio di Stato che con sentenza n. 3357/2017, «pur avendo confermato l'attuale vigenza dell'art. 45 del r.d. n. 1706 del 1938, il quale prevede che gli ambulatori medico-chirurgici devono sempre avere l'ingresso diverso da quello delle farmacie, ha prospettato, in talune circostanze ben delineate, la liceità della presenza del medico in farmacia, affermando che "il divieto di cumulare la professione farmaceutica con l'esercizio di altre professioni o arti sanitarie (...) non impedisce di prevedere, presso le farmacie, giornate di prevenzione, nell'ambito di appositi programmi di educazione sanitaria o di specifiche campagne contro le principali patologie a forte impatto sociale, anche mediante visite mediche, la cui finalità, però, sia quella appunto di favorire il valore essenziale della prevenzione sanitaria e l'anticipato contrasto di patologie a forte impatto sociale"».

Sulla scorta di questa interpretazione giurisprudenziale, conclude Federfarma non ci sono ricadute «sulla possibilità attuale per le altre professioni sanitarie di esercitare in farmacia». E aggiunge: «Al fine di evitare ogni dubbio applicativo da parte degli organi competenti, Federfarma, d'intesa con il Ministero della Salute, attiverà comunque le opportune iniziative in sede parlamentare per eliminare, tramite specifici emendamenti, anche il divieto di cumulo soggettivo per il farmacista, per tutte le professioni sanitarie ad eccezione di quella medica».

Simona Zazzetta
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