Sanità

dic202019

Pubblicità Otc, Antitrust: via a restrizioni su farmacie e grossisti. Ecco cosa è permesso

Pubblicità Otc, Antitrust: via a restrizioni su farmacie e grossisti. Ecco cosa è permesso

Il Garante della Concorrenza invita il Ministero della Salute a rivedere i limiti sull'autorizzazione a pubblicizzare farmaci di automedicazione

È di qualche giorno fa l'Osservazione del Garante della Concorrenza e del Mercato che invita il Ministero della Salute a rivedere la Circolare del 3 ottobre 2006 (n. 3), con la quale i soggetti che possono chiedere l'autorizzazione a pubblicizzare farmaci di automedicazione sono limitati alle sole aziende di produzione o titolari di Aic, per comprendere anche a farmacie, parafarmacie e grossisti, ma sul tema si sta interrogando la categoria, per capire che cosa succederà ora e quali siano le procedure consentite. Ne abbiamo parlato con Maurizio Cini, presidente Asfi e professore all'Università di Bologna, che ha fatto anche un punto sulla normativa e chiarito la differenza tra pubblicità, informazione e pubblicità occulta.


Per il Garante, farmacie e grossisti sono soggetti autorizzabili

«L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato» si legge nel Bollettino (n. 50 del 16 dicembre), «nella riunione del 27 novembre, ha inteso formulare alcune osservazioni in merito agli effetti restrittivi della concorrenza sul mercato della distribuzione - fisica e online - dei prodotti farmaceutici derivanti dalla previsione della Circolare del Ministero della Salute (n. 3 del 3 ottobre 2006), secondo cui "l'autorizzazione alla pubblicità di un medicinale di automedicazione può essere richiesta solo dal titolare dell'autorizzazione all'immissione in commercio; peraltro anche il titolare dell'esercizio commerciale è responsabile della pubblicità irregolare effettuata nel punto vendita"». Una limitazione, continua l'Antitrust, che «viene riportata anche sul portale del Ministero della Salute, nella procedura che chiarisce "chi può richiederla", ove è specificato: "L'azienda produttrice o responsabile dell'immissione in commercio del medicinale"». Ma, continua, «l'articolo 118 del decreto legislativo n. 219 del 24 aprile 2006 sulla "Autorizzazione della pubblicità presso il pubblico", nel disporre che nessuna pubblicità può essere effettuata senza autorizzazione del Ministero della Salute, non prevede però limitazioni alle categorie di soggetti legittimati a richiederla. Ai sensi della norma primaria, pertanto, qualsiasi operatore autorizzato alla vendita di farmaci che, per composizione e obiettivo terapeutico, possono essere utilizzati senza intervento di un medico (per la diagnosi, la prescrizione o la sorveglianza nel corso del trattamento) risulta legittimato a richiedere al Ministero della Salute l'autorizzazione a pubblicizzare i propri prodotti. E ciò indipendentemente dal fatto che si tratti di un produttore o di un distributore e, in tale secondo caso, se operi nella fase della vendita all'ingrosso o in quella della distribuzione al consumo. L'articolo 10 della Circolare ministeriale n. 3/2006, pertanto, introduce una restrizione ingiustificata, limitando in tal modo gli strumenti disponibili per la competizione, a detrimento del complessivo grado di concorrenzialità dei mercati interessati». L'Autorità, pertanto, «auspica che il Ministero in indirizzo tenga in adeguata considerazione le osservazioni» e «invita a comunicare le determinazioni assunte al riguardo».


Le conseguenze. Cini: La legge prevale sempre

Come evidenziato dall'Antitrust, è il commento di Cini, «quanto previsto dalla circolare ministeriale 3/2006 non trova alcuna conferma nell'ordinamento. È pertanto condivisibile l'intervento del Garante». Resta da capire che cosa succederà: «Se il Ministero condivide la tesi del Garante e non ha intenzione di contestarla - e per altro sarebbe interessante capire su quali basi - dovrebbe rivedere la circolare». Per ora, fintanto che ciò non avvenga, va detto che «la legge prevale sempre» mentre «la circolare non avrebbe potuto prevedere contenuti non sanciti dalla legge».

Pubblicità: le eccezioni dall'obbligo di autorizzazione

C'è, però, una ulteriore «segnalazione da fare: l'articolo 118 del decreto 219/2006, pur considerandole "pubblicità", esclude dall'obbligo dell'autorizzazione alcune modalità». In particolare, la legge prevede che nessuna pubblicità di medicinali presso il pubblico può essere effettuata senza autorizzazione del Ministero della salute, a eccezione: a) delle inserzioni pubblicitarie sulla stampa quotidiana o periodica ((e sulle pagine web)) che, ferme restando le disposizioni dell'articolo 116, comma 1, si limitano a riprodurre integralmente e senza modifiche le indicazioni, le controindicazioni, le opportune precauzioni d'impiego, le interazioni, le avvertenze speciali, gli effetti indesiderati descritti nel foglio illustrativo, con l'eventuale aggiunta di una fotografia o di una rappresentazione grafica dell'imballaggio esterno o del confezionamento primario del medicinale; b) delle fotografie o rappresentazioni grafiche dell'imballaggio esterno o del confezionamento primario dei medicinali apposte ((sui siti internet autorizzati ai sensi dell'articolo 112-quater e)) sui cartelli dei prezzi di vendita al pubblico e degli eventuali sconti praticati esposti da coloro che svolgono attività di fornitura al pubblico, limitatamente ai farmaci di cui all'articolo 5 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248.


Il confine tra attività informativa e pubblicità occulta

Oltre a questo, va poi ricordato «che per "pubblicità" si deve intendere ogni forma di sollecitazione all'acquisto. Secondo l'articolo 113 del decreto 219/06, infatti, "si intende per pubblicità dei medicinali qualsiasi azione d'informazione, di ricerca della clientela o di esortazione, intesa a promuovere la prescrizione, la fornitura, la vendita o il consumo di medicinali". È, quindi, sottinteso che citare, nominare o mostrare l'immagine di un medicinale in un ambito sanitario e a titolo di informazione sanitaria sul suo corretto uso non costituisce pubblicità e pertanto non richiede alcuna autorizzazione. Si tratta, infatti, nelle farmacie e nelle parafarmacie, di un'azione informativa al cliente peraltro espressamente richiesta dalla legge. Tale attività informativa non integra nemmeno il disposto di cui al 5° comma dell'art. 115 che si riferisce unicamente a forme subdole di pubblicità conosciute comunemente come pubblicità occulta».

Francesca Giani
discuti sul forum

ANNUNCI SPONSORIZZATI


Download Center

Principi e Pratica Clinica
Nicoloso B. R. - Le responsabilità del farmacista nel sistema farmacia
vai al download >>

SUL BANCO