feb232012
Quorum e riserva, tra tatticismi e rilanci si continua a trattare
Matassa ancora ingarbugliata attorno all’articolo 11 del decreto sulle liberalizzazioni. Dopo la fumata nera di ieri, in Commissione industria si continua a lavorare freneticamente per una convergenza ma è una lotta contro il tempo. Le distanze tra Pd e Pdl rimangono consistenti e più passano le ore più si fa minacciosa l’ipotesi della fiducia di governo.
Al centro della trattativa rimane lo “scambio” tra quorum e riserva: ai titolari si alza di qualche tacca il rapporto abitanti-farmacie del comma 1 (3.500 più resto al 50% sembra essere il valore con maggiori gradimenti), ai farmacisti di “para” si garantisce una riserva di nuove sedi nel concorso straordinario di cui al comma 2. Se le distanze tra i due partiti fanno ancora fatica ad accorciarsi è per i tatticismi, il gioco di rilanci e le diffidenze che ingarbugliano il confronto. I farmacisti di vicinato, per esempio, temono che qualsiasi formula si adotti per garantire la riserva delle sedi, l’agognato passaggio alla titolarità possa essere rinviato all’infinito da ritardi regionali nell’aggiornamento delle piante organiche, ricorsi al Tar e meccanismi concorsuali (per titoli ed esami) che li metterebbe in fondo alla fila dopo collaboratori, rurali non sussidiati e soci di gestione. Forse anche per questo – o forse per alzare la posta – nei giorni scorsi il Pd aveva aggiunto al suo piatto della bilancia un’altra condizione. O meglio, una condizione a scelta su tre: perdita della concessione al pensionamento (in altri termini, farmacie non più ereditabili), allargamento della deregulation sulla fascia C o infine autorizzazione alla galenica per le parafarmacie (solo per preparazioni senza obbligo di ricetta). Chi ha meno digerito il rilancio sembra essere per ora la Fofi, il cui obiettivo strategico rimane quello di riassorbire nel sistema i farmacisti di “para” e ridare coerenza al binomio farmacia-farmacista. Anche in Federfarma si sono viste diverse bocche storte, ma come si diceva il sindacato vuole innanzitutto capire se la mossa del Pd è mero tatticismo o qualcosa di più. Intanto dal Ministero della Salute trapela l'orientamento a procedere a una riformulazione dell'articolo 11 - dato l'empasse che il capitolo sulle farmacie sta registrando in commissione Industria - con «incisive modifiche». Sempre secondo quanto si apprende, l'intervento sarebbe volto a «cercare di corrispondere alle proposte» fatte dai vari attori in campo.