Sanità

nov132020

Rapporto annuale Cittadinanzattiva: farmacie riferimento durante pandemia. Cittadini e farmacisti favorevoli a vaccinazione in farmacia

Rapporto annuale Cittadinanzattiva: farmacie riferimento durante pandemia. Cittadini e farmacisti favorevoli a vaccinazione in farmacia

Durante il lockdown l'86,3% delle farmacie non ha modificato gli orari di apertura né le consegne a domicilio (63,5%). I cittadini le considerano sicure (94,3%) e sono favorevoli alla vaccinazione in farmacia

Durante il primo lockdown causato dall'emergenza Covid-19, la maggior parte farmacie (l'86,3%) non ha modificato i propri orari di apertura, non ha smesso di fare preparazioni galeniche (74,9%) né consegne a domicilio (63,5%). Anche per questa disponibilità cittadini le considerano sicure (94,3%) e competenti (97,2%), tanto da essere favorevoli (63%) alla vaccinazione in farmacia, effettuata dal farmacista. Sono i dati che emergono dal III Rapporto annuale sulla farmacia, dal titolo "Il ruolo delle farmacie e la loro relazione con i cittadini nell'emergenza Covid-19", presentato oggi da Cittadinanzattiva in collaborazione con Federfarma e con il contributo incondizionato di Teva.
Il Rapporto, alla sua terza edizione, nasce da un'indagine rivolta alle farmacie e una survey rivolta ai cittadini, realizzate fra luglio e ottobre 2020. Hanno risposto 633 farmacie e 664 cittadini. Quest'anno l'indagine si è concentrata sulla farmacia nel contesto nella pandemia da Covid-19. «Nel nostro Paese la pandemia ha messo particolarmente in luce la fragilità di un sistema sbilanciato sull'ambito ospedaliero rispetto all'assistenza territoriale, il cui potenziamento non è più differibile a partire da nuovi modelli organizzativi cui tutti siamo chiamati a contribuire» ha commentato Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva, in occasione della presentazione del Rapporto «Pur con le difficoltà che tuttora caratterizzano il contesto operativo, è importante riavviare la sperimentazione della Farmacia dei servizi, a partire dai percorsi formativi necessari per mettere in grado le farmacie di erogare prestazioni aggiuntive di notevole rilevanza sociale e sanitaria, soprattutto a favore dei pazienti più fragili e nell'ottica di superare le diseguaglianze accentuate dalla pandemia».

Servizi sospesi ma altri nuovi attivati

Tra i servizi sospesi, per la sicurezza di cittadini e farmacisti: gli screening (15,6% delle farmacie), i test/esami diagnostici di base (8,8%), le prestazioni fornite in farmacia da altri professionisti sanitari (7,9%). La sospensione è avvenuta nel 34,6% dei casi per garantire la sicurezza del personale o per carenza di spazi adeguati. Si è assistito parallelamente anche a un potenziamento delle prestazioni erogate: più della metà delle farmacie (63%) ha fornito nuovi servizi, principalmente, assistenza telefonica o consulenza, possibilità di ordinare e prenotare farmaci e altri prodotti da ritirare in farmacia, ma soprattutto la consegna a domicilio. Il servizio a domicilio è stato aumentato dal 63,1% delle farmacie durante la pandemia, un servizio gestito nella maggior parte dei casi direttamente da loro (67,1%), oppure da Protezione civile e Croce rossa (35% ciascuno).

Difficoltà iniziali di approvvigionamento

Durante la fase 1 dell'emergenza, il 90% delle farmacie ha avuto difficoltà nell'approvvigionarsi delle mascherine, l'86% di termometri, saturimetri e alcool, il 73% ha registrato carenze di gel disinfettante e il 66% di guanti. Il 44,4% dei cittadini, nella prima fase, ha avuto difficoltà a reperire in farmacia le mascherine a prezzo calmierato. «Il Rapporto mette in evidenza la necessità di valorizzare le potenzialità delle farmacie come servizio di prossimità, potenziando le attività di assistenza e supporto alla popolazione e al sistema sanitario nel contesto pandemico» ha commentato Marco Cossolo, presidente di Federfarma. «È necessario, innanzitutto, ampliare la gamma dei medicinali dispensati dalle farmacie, affidando loro la dispensazione dei medicinali normalmente erogati direttamente dalle strutture pubbliche, per agevolare i cittadini, soprattutto anziani malati cronici, nell'accesso alle cure, riducendo gli spostamenti e gli assembramenti nei presidi sanitari pubblici». Infatti, solo il 36,7% dei farmacisti ha distribuito in Dpc farmaci, che prima erano in distribuzione diretta, perché svincolati dalle Ats.

Dematerializzazione della ricetta

Tra le novità principali introdotte dalla pandemia vi è quella della completa dematerializzazione della ricetta che, «dopo anni in cui non il progetto non veniva concretizzato, è stato realizzato in 48 ore» ha dichiarato Gaudioso. La ricetta dematerializzata ha portato prevalentemente vantaggi, a detta del 66,5% dei farmacisti e quasi il 90% ritiene che dovrebbe diventare una prassi. D'accordo su questo punto anche il 90% dei cittadini, anche perché ben il 77,3% di essi l'ha utilizzata senza stamparla, usandola tramite posta elettronica (70,6%), o sms (35,5%), o Fse-Fascicolo sanitario elettronico (17,5%). «Il Covid-19 è stato un duro banco di prova per le farmacie» ha affermato Gianni Petrosillo, presidente Sunifar «ma è stata anche l'occasione per dare una luce nuova alla farmacia italiana. Come farmacisti si è dato prova di capacità di servizio, già conosciuta dai cittadini, meno dalla politica e dalle amministrazioni regionali».

Vaccinazioni in farmacia

Per quanto riguarda la possibilità di effettuare in farmacia vaccinazioni e test sierologici, come già avviene in altri Paesi europei, il 66,4% dei farmacisti sarebbe favorevole in particolare per la vaccinazione antinfluenzale (99%) e per la futura vaccinazione anti Covid-19 (77,4%). Il 66,2% delle farmacie si dichiara disponibile anche allo svolgimento di test sierologici per il Covid-19. Favorevoli anche i cittadini (nel 63% dei casi) alla possibilità di vaccinarsi in farmacia oltre che di svolgere test sierologici (77,6%). «Le farmacie, come hanno dimostrato alcune esperienze locali, possono avere un ruolo attivo nel contrasto alla diffusione del Covid-19, permettendo ai cittadini di effettuare test sierologici o tamponi rapidi. L'altro grande fronte aperto è quello delle vaccinazioni, a partire ovviamente da quella antinfluenzale e anti-pneumococcica» ha concluso Marco Cossolo. «Anche in questo campo, come avviene in altri Paesi, le farmacie sono a disposizione per ampliare al massimo la copertura vaccinale. I farmacisti si sono dimostrati disponibili a dare il proprio contributo anche su questo terreno, con le dovute garanzie di sicurezza per tutti. È auspicabile che le Istituzioni colgano questa disponibilità».

Chiara Romeo
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