Sanità

nov172017

Rapporto Confprofessioni, redditi medi farmacie calano in 10 anni ma in ripresa dal 2015

Rapporto Confprofessioni, redditi medi farmacie calano in 10 anni ma in ripresa dal 2015
I redditi medi dei farmacisti nell'ultimo decennio hanno visto una contrazione (-14%), ma nel periodo che va dal 2011 al 2015 - rispetto al quinquennio precedente che ha segnato il picco negativo, con una flessione del 18,90% - sono tornati a crescere (+12,50), anche se non hanno recuperato i livelli che avevano prima del 2006. È questo uno dei dati che emerge dal Rapporto 2017 sulle libere professioni in Italia curato dall'Osservatorio libere professioni di Confprofessioni e presentato a Roma durante il Congresso nazionale dei professionisti italiani, che passa in rassegna tutte le professioni, ordinistiche e non ordinistiche, e ne inquadra dinamiche reddituali e dimensioni.
«L'indagine» si legge nel rapporto «fotografa una realtà in continuo movimento, dove emergono profonde diversità territoriali, generazionali e reddituali». In generale, «il reddito medio nelle professioni ordinistiche si attesta oggi a 46 mila euro annui. Ma tra il 2006 e il 2015, le dinamiche reddituali sono state molto eterogenee». A partire appunto dalle farmacie che passano dai 135 mila del 2006 - anno delle Lenzuolate di Bersani - ai 103,4 mila del 2011, ai 116 mila del 2015. E così se si guarda complessivamente il decennio, le farmacie mostrano comunque un calo complessivo del 14% dei redditi medi, ma prendendo in considerazione l'ultimo quinquennio e in particolare i valori del 2014 (104,5 mila) e, appunto, del 2015 (116 mila) si nota come l'andamento sia cambiato, tanto da segnare complessivamente una crescita del 12,5%.

Andamento che non è condiviso per esempio dai notai, che, pur rimanendo in cima alla lista per redditi medi, hanno segnato lungo tutto il decennio una progressiva flessione, arrivando a una diminuzione di quasi la metà (48,90%, con un valore di 478,4mila del 2006 al 224,3mila del 2014). Per quanto riguarda invece studi medici e odontoiatrici, questi hanno registrato complessivamente nel decennio una crescita, anche se l'ultimo quinquennio ha segnato una inversione di tendenza, più pesante per i medici che per gli odontoiatri. In particolare, gli studi medici sono passati rispettivamente da 60,2mila del 2006 a 64,2 del 2014 (+8,50), hanno visto un picco nel 2010 (69,8mila), per poi segnare, da lì in poi, un'inversione di tendenza, tanto che nel quinquennio la variazione è stata di -6,10% (pur con segnali di ripresa nel 2014). Più costante la situazione degli studi odontoiatrici che nel decennio hanno registrato una crescita dell'11,10%, passando da 46,4mila a 50,3 mila del 2014, ma nell'ultimo quinquennio, pur ottenendo un risultato positivo, hanno segnato un rallentamento con un +0,30. In questo caso, il picco è stato nel 2012 con un valore di 51,6mila. A livello complessivo, segnala il rapporto, «dal 2010 è iniziato un continuo calo dei redditi medi ma solo nell'ultimo anno disponibile - il 2015 - il dato è risalito a 46.300 euro dai 43.200 euro medi di entrambi gli anni precedenti: per le libere professioni potrebbe essere in atto una svolta». «Il profondo processo di trasformazione sociale ed economico degli ultimi dieci anni, complice anche la più grave crisi economica dal dopoguerra a oggi, ha modificato radicalmente l'universo delle libere professioni, determinando una significativa stratificazione territoriale, generazionale e reddituale» commenta il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella. «Le profonde differenze tra Nord e Sud, il gap di genere e il "precariato" dei giovani, la significativa contrazione dei redditi (-20% in dieci anni) sono solo la punta dell'iceberg di un fenomeno socio-economico, spesso sottovalutato dalla politica ma che incide profondamente nei meccanismi della crescita economica e dell'occupazione del nostro Paese».

Francesca Giani
discuti sul forum

ANNUNCI SPONSORIZZATI


Download Center

Principi e Pratica Clinica
Ansel - Principi di calcolo farmaceutico
vai al download >>

SUL BANCO