Sanità

ott212016

Referendum, Cicchetti (Altems): se vince il sì niente farmaci introvabili? Nelle parole del Governo c'è fondo di verità

Referendum, Cicchetti (Altems): se vince il sì niente farmaci introvabili? Nelle parole del Governo c’è fondo di verità
Se vince il Sì al referendum le regioni che negano l'erogazione di un livello essenziale d'assistenza non avranno più la scusa di essere costrette al pareggio di bilancio. E lo stato avrà potere di raddrizzare certe situazioni come ha ventilato il viceministro della salute Vito De Filippo al congresso Fimmg. A spiegare perché in simili affermazioni ci può essere un fondo di verità, beninteso se lo Stato funziona bene, è Americo Cicchetti Direttore dell'Alta Scuola di Economia e management dei servizi sanitari dell'Università Cattolica di Roma e presidente della Società Italiana di Hta (Sihta, oltre 500 professionisti medici, ingegneri, economisti). Da Riva del Garda dove Sihta ha tenuto il congresso Cicchetti ha sottolineato come l'Italia per governare il processo di innovazione e di miglioramento in sanità pubblica abbia bisogno di una sola Autorità nazionale per l'Hta, «strumento necessario per salvare il Ssn e il suo impianto universalistico, garantendone efficacia assistenziale, sostenibilità economica, eticità». Per Cicchetti quest'anno sono state sprecate almeno due occasioni in cui l'applicazione dell'Hta avrebbe fatto la differenza, «i nuovi Livelli Essenziali di Assistenza e il Decreto appropriatezza che ha creato tante polemiche anche perché non è emerso da un percorso robusto scientifico di condivisione». Altro esempio d'investimento "disgregato", la sanità digitale: «Dei circa 1, 34 miliardi investiti ogni anno l'85% sono a livello di Asl, con buona pace dell'interoperabilità, del dialogo tra diversi sistemi informativi e banche dati, sicurezza dei dati personali».

Se il 4 dicembre vince il sì ci sarà una maggiore uniformità, meno sprechi?
Da una parte, indipendentemente dall'esito del referendum che sia lo Stato centrale o che siano le Regioni competenti in tema di sanità, è fondamentale che tutte le istituzioni preposte al governo della sanità applichino la politica basata sulle evidenze per portare un concreto impulso di miglioramento al servizio sanitario del Paese. Dall'altra però in caso di vittoria del sì avremmo una differenza sostanziale. È vero che l'organizzazione sanitaria spetterebbe ancora una volta alle regioni, e nulla cambierebbe nei loro poteri gestionali, continuerebbero a disegnare e realizzare modelli di assistenza sanitaria e reti ospedaliere. Ma lo Stato potrebbe influenzare le scelte regionali in una serie di materie: trapianti, valutazione delle tecnologie, vaccini, standard ospedalieri. Inoltre la riforma riporterebbe sullo Stato una serie di responsabilità sostanziali.

Di che tipo?
La responsabilità finale dell'erogazione delle prestazioni, ad esempio. Dal 2001 non esiste più un Fondo sanitario nazionale. I fondi sono regionali, frutto di un patto paritario Stato-Regioni. La perequazione, i criteri adottati per aiutare le Regioni meno ricche, nascono dalla disponibilità delle Regioni di accordarsi con lo Stato per avere un'assistenza tendente all'uniformità. Se invece la determinazione dei Lea spetterà al governo centrale, insieme alle disposizioni generali e comuni in tema di salute e cesserà la legislazione concorrente, il bandolo tornerà allo stato, anche da un punto di vista pratico. Un esempio: oggi l'Agenzia del farmaco chiede che un medicinale innovativo sia erogato in tutte le regioni ma molte ne rallentano l'introduzione perché devono fare i propri accertamenti di Technology assessment o non hanno disponibilità. Con la nuova Carta, lo Stato dice alle regioni che la compatibilità finanziaria regionale è secondaria rispetto all'interesse della tutela della salute da lui fissato. Da una parte si fa responsabile sia dell'erogazione del Lea dall'altra rileva la responsabilità finanziaria della Regione in questione. Beninteso, il modo di erogare il Lea continuerà a dipendere dalla Regione.

Le 7 mila assunzioni di medici e infermieri messe da Renzi in Finanziaria, per mantenere sostanzialmente i Lea, vanno viste a suo avviso come un "anticipo" del diverso centralismo che potremo vedere se vince il "Sì"?
In realtà questa è una misura che prende le mosse dalla situazione attuale. Sono molte le regioni in difficoltà finanziaria che non riescono a far fronte a nuovi ingressi e concorsi solo utilizzando proprie risorse derivanti da risparmi di gestione, che hanno problemi crescenti di turnover. Lo Stato mettendo a loro disposizione nuove risorse fa loro una sorta di "favore" anche se di fatto sta dicendo anche come devono usare quei fondi, e li sta vincolando.


Mauro Miserendino
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