Sanità

nov252016

Referendum, D'Ambrosio Lettieri: riforma confusa e pasticciata

Referendum, D’Ambrosio Lettieri: riforma confusa e pasticciata
«Se c'è un settore che uscirebbe con le ossa rotte qualora questa riforma costituzionale dovesse passare è proprio quello sanitario» così in una nota il senatore Luigi d'Ambrosio Lettieri (CoR), componente Commissione Sanità Senato, interviene sul referendum del prossimo 4 dicembre. «Il fatto stesso che si strumentalizzi addirittura la sofferenza dei malati di cancro per convincere i cittadini a votare Sì al referendum del 4 dicembre, è di per sé la spia di una debolezza strutturale di una riforma di parte e di partito, non di tutto il Parlamento, sia nel metodo che nel merito. Non parliamo poi delle posizioni trionfanti assunte da certi presidenti di enti scientifici e associazioni di categoria cui consiglierei più prudenza nel saltare sul carro di un vincitore che ancora non c'è».

«Il punto» spiega il senatore D'Ambrosio Lettieri «non è tanto se sia giusto o meno ripassare la palla della tutela della salute in mano alla potestà legislativa dello Stato, lasciando alle Regioni la programmazione e l'organizzazione dei servizi sanitari. Il punto è il come si fa questo salto indietro che, per le incognite, la farraginosità, l'inadeguatezza e la confusione generata anche dalla inclusione di una clausola di salvaguardia che consente al Governo di limitare la potestà legislativa delle Regioni in ragione di una non meglio definita tutela dell'interesse nazionale, è più che altro un salto nel buio. Un buio che invece di restituire dignità e omogeneità ai livelli essenziali di assistenza su tutto il territorio nazionale, creerà maggiori conflitti di competenze dando la stura ad una nuova fase di contenzioso davanti alla Consulta, per definire il nuovo assetto delle competenze legislative e della conseguente azione amministrativa. Alla fine non si saprà più chi deve fare cosa e a chi attribuire responsabilità. A farne le spese il cittadino, che nel frattempo continuerà a pagare le tasse senza avere come ritorno un servizio garantito, ironia della sorte, dalla Costituzione» conclude.


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