Sanità

nov292016

Referendum, Impellizzeri: riforma a impatto zero su sanità

Referendum, Impellizzeri: riforma a impatto zero su sanità
Le modifiche costituzionali proposte da Renzi sul fronte sanità, qualora dovesse vincere il sì al referendum del 4 dicembre, non porteranno ad alcun cambiamento. La centralizzazione è solo apparente. Questo ciò che pensa Giuseppe Impellizzeri, ex direttore generale di Federfarma, dopo un'attenta analisi dei contenuti di quella che potrebbe diventare la nuova costituzione italiana. «Per quanto riguarda la sanità sembra un discorso più apparente che reale - afferma parlando con Farmacista33 - Ci sono due passaggi che, una volta studiati, lasciano intuire che in ambito sanitario il rafforzamento del livello centrale non ci sarà".

In particolare, nell'attuale articolo 117 è competenza esclusiva dello Stato la "determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale". La riforma prevede di lasciare immodificato questo passaggio. «Resta nella potestà legislativa del livello centrale, quindi dello Stato (comma 2 lettera M dell'articolo 117) la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni, ovvero la misura per cui poi vengono stabiliti i Lea in accordo con le Regioni», spiega Impellizzeri. A questa competenza esclusiva ne viene aggiunta un'altra, si tratta delle "Disposizioni generali e comuni per la tutela della salute, per le politiche sociali e per la sicurezza alimentare". «Questa è la parte nuova che dovrebbe rafforzare la competenza centrale - spiega Impellizzeri - Tuttavia, da un lato la riforma toglie, dall'altro dà: nel vigente assetto costituzionale la tutela della salute è oggetto di legislazione concorrente. Questo significa che lo Stato fissa i principi fondamentali ed emana le norme di principio e le Regioni possono legiferare nei limiti di tali principi, emanando sostanzialmente norme di dettaglio. La revisione costituzionale prevede che venga a cadere la legislazione concorrente. D'altra parte, però, nell'abolire la legislazione concorrente, viene attribuita alle Regioni la podestà legislativa in materia di programmazione e organizzazione dei servizi sanitari e sociali. Dunque, in parole povere, non cambia nulla». Sempre nell'articolo 117, infatti, la riforma introduce tra le competenze delle Regioni la "Programmazione e organizzazione dei servizi sanitari e sociali".

Inoltre, la revisione introduce una norma di carattere generale che, in teoria, è applicabile in ogni campo, anche quello sanitario, la cosiddetta, "clausola di supremazia". Questa clausola prevede che "su proposta del Governo la legge dello Stato può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva, quando lo richieda la tutela dell'unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell'interesse nazionale". Questo significa secondo Impellizzeri, che «il livello centrale può esprimersi su qualsiasi materia nel caso in cui veda incrinarsi l'unità giuridico-economica dell'Italia una norma molto teorica perché se dovesse essere applicata a qualche caso concreto, secondo me fioccherebbero i ricorsi alla corte costituzionale».

Secondo l'esperto, non solo non esistono gli estremi giuridici per mettere in campo la tanto declamata centralizzazione in ambito sanitario, ma paradossalmente, dice, «per le Regioni in equilibrio economico, venendo a cadere la legislazione concorrente, ci potrebbe essere una maggiore autonomia». E spiega: «Pensiamo, ad esempio, all'aspetto del prontuario e alla ripartizione dei farmaci di fascia A, nel cui ambito le Regioni hanno la possibilità di decidere in che modo fare arrivare al cittadino questi farmaci, se tramite diretta, dpc o tramite convenzionata. Secondo me questa possibilità resta in pieno con la nuova costituzione, e anche rafforzata. Questo perché, come già accennato, la revisione prevede che sia competenza delle Regioni la programmazione e organizzazione dei servizi sanitari e sociali».

E, infine, sottolinea che «la direzione centralista c'è in alcuni ambiti che le Regioni hanno difficoltà a gestire, ad esempio, nell'ordinamento delle professioni, in materia di esportazioni, nella ricerca scientifica, nella protezione civile e nella distribuzione dell'energia. Su queste materie è fondamentale cercare di recuperare un coordinamento centrale allo Stato, sottraendo qualche competenza alle Regioni». In ambito sanitario, conclude l'esperto, «forse la sperimentazione di un farmaco potrà essere più veloce in una Regione piuttosto che in un'altra ma il resto è realmente nella disponibilità del potere organizzativo delle singole Regioni, che tra l'altro devono fare i conti con la spesa, e se sforano si beccano il piano di rientro e il commissariamento. Dunque, il sistema ha una sua coerenza che secondo me non viene minimamente intaccata da questa innovazione costituzionale».

Attilia Burke


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