Sanità

apr162019

Regionalismo differenziato e accesso cure, farmacisti ospedalieri: equità a rischio

Regionalismo differenziato e accesso cure, farmacisti ospedalieri: equità a rischio

Regionalismo differenziato, autonomie e accesso alle cure, dal mondo dei farmacisti ospedalieri emerge timore e preoccupazione per l'equità del servizio sanitario

Il risultato della survey "Regionalismo differenziato e garanzia di equità, qualità e accesso alle cure", attivata dalla Società Italiana dei Farmacisti Ospedalieri e dei Servizi alle Aziende Sanitarie (Sifo) e somministrata ai componenti dell'ente, dipinge uno scenario di "fortissima preoccupazione nei confronti degli effetti della disuguaglianza che potrebbero essere le preoccupanti ricadute sui cittadini di un regionalismo differenziato".
Il sondaggio interno, attivo per tutto il mese di Marzo 2019 e basato "su una visione professionale e di sistema che i componenti Sifo coinvolti sono stati chiamati ad esprimere", sottoponeva a 67 esponenti Sifo (membri del Consiglio Direttivo, Segretari Regionali e Coordinatori delle Aree Scientifiche) 5 quesiti (4 a risposta chiusa e uno a risposta aperta).
Come riportato dal comunicato stampa della società, il primo quesito domandava "se può essere considerato utile un nuovo regionalismo differenziato per il miglioramento dei servizi alla salute": le risposte negative o fortemente negative sono state l'83,8% , a si somma il 17,4% degli incerti e il 2,6% delle risposte positive all'ipotesi di federalismo differenziato. Il secondo quesito, "l'avvio di una nuova governance centrale può invece assicurare migliori servizi ed accesso?", ha presentato l'82,4% delle risposte positive, il 4,3% di incerti e il 13% di risposte negative. Il quesito numero 3 verteva sull'ipotesi di un regionalismo differenziato a invarianza dei contributi statali, con risultati equilibrati: il 47% "approverebbe la richiesta di Veneto-Lombardia ed Emilia nel caso di invarianze economiche, mentre una quota rilevante rimarrebbe comunque incerta (26%) oppure contraria (25,3%) all'ipotesi". L'ultimo quesito, inerente a un possibile ripensamento delle forme e dei modelli regionali attuali di gestione della sanità, ha riscontrato l'82,6% di risposte positive, e l'8,7% di pareri negativi.
L'ultimo punto della survey, la domanda a risposta aperta "nel caso si affermasse l'autonomia delle Regioni richiedenti, a quale pericolo potrebbe eventualmente andare incontro l'assistenza farmaceutica?", ha visto le risposte oscillare tra "aumento della differenza tra regioni ricche e meno ricche", "offerta insufficiente", "mancanza di equità nell'accesso alle cure", "più alto livello di frammentazione ed eterogeneità, con differenze notevoli per quanto riguarda sia l'assistenza sanitaria, sia gli esiti di salute, che le inefficienze e iniquità". Il 6% non vede nel regionalismo differenziato un possibile cambiamento rispetto alla situazione attuale.
«Abbiamo lanciato questo Forum al nostro interno per verificare il polso degli associati Sifo nei confronti di una tematica all'ordine del giorno del nostro Paese - ha spiegato Maria Grazia Cattaneo, vicepresidente Sifo -. A nostro avviso oggi la tutela della salute di tutte le persone sul territorio nazionale è una delle grandi sfide di fronte a cui siamo chiamati ad esprimerci. Le risposte offerte dai colleghi di tutte le Regioni ai quesiti proposti nel nostro Sondaggio ci confermano che la preoccupazione verso una situazione di maggiori disparità e di minori garanzie di cure di qualità, è diffusa in tutta la professione, da Nord a Sud: è un segnale di prima linea che merita attenzione e approfondimento da parte dei massimi livelli decisionali».
«In questi giorni - e sempre di più nel prossimo futuro - il tema del regionalismo differenziato, con tutte le sue ricadute sui sistemi e sulle economie regionali e territoriali, assume una dimensione nazionale, coinvolgendo in varia misura anche il mondo della sanità e i suoi protagonisti. Per questo anche la Sifo ritiene di intervenire, in coerenza con un percorso professionale lungo quasi settant'anni e con la sua vocazione a dar voce ferma ed autorevole ai valori ed alle preoccupazioni della professione», ha commentato Simona Serao Creazzola, presidente della Sifo. «Come Sifo abbiamo a cuore la salute dei cittadini, di tutti i cittadini, da Bolzano a Trapani, da Bari a Torino: la nostra preoccupazione principale è che tutti i pazienti possano avere il meglio delle cure disponibili e dell'assistenza di qualità senza differenze basate sul censo o sul territorio in cui vivono. Siamo certi che le Istituzioni centrali, i Ministeri competenti, la Conferenza Stato-Regioni e le Amministrazioni regionali tutte sapranno percorrere un cammino chiaro e trasparente che affronti il tema in modo concordato e non divisivo, non penalizzando i cittadini nelle loro richieste di salute e nella qualità delle risposte offerte dalle strutture sanitarie».
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