Sanità

feb222018

Relazione antimafia, anche a Nord sanità a rischio infiltrazioni. Farmacie nel mirino cosche

Relazione antimafia, anche a Nord sanità a rischio infiltrazioni. Farmacie nel mirino cosche
Le infiltrazioni mafiose nel sistema della salute non riguardano più solamente le regioni meridionali, dove finora si sono registrati sette casi in aziende sanitarie e ospedaliere, in Calabria e Campania ma anche il Nord: in Lombardia, dove il tessuto sanitario lombardo è risultato fortemente permeabile agli interessi della 'ndrangheta, le cosche sono riuscite a inserirsi all'interno di diversi segmenti: dagli appalti di fornitura alla direzione di importanti Asl, fino all'ingresso nella distribuzione dei farmaci con l'acquisto e la gestione di farmacie. È quanto è emerso dalla presentata in Senato dalla presidente della Commissione parlamentare Antimafia Rosy Bindi. La relazione continua sottolineando come "l'aggressione mafiosa al sistema di welfare sia dettata da molteplici interessi che vanno dalla possibilità di riciclare e reinvestire capitali illeciti all'inserimento di persone affidabili tra il personale di ospedali e Asl, luoghi ideali anche per svolgere incontri riservati, fino al ricorso a medici e professionisti compiacenti per ottenere perizie o certificati sanitari falsi. Ma il mondo sanitario è soprattutto una fonte di legittimazione sociale e di potere, un bacino ideale per consolidare il consenso. L'illegalità mafiosa è un fattore che mina la sostenibilità del sistema, ha un costo elevato sui livelli di tutela e intacca profondamente l'idea stessa del diritto alla salute. Le mafie - si sottolinea nella relazione - non hanno alcun interesse al buon funzionamento del sistema, al contrario prosperano laddove si manifestano inefficienza e opacità delle procedure, dove prevale il disordine amministrativo e l'assenza di controlli, dove l'autonomia dei livelli politici e gestionali si traduce in discrezionalità, dove il merito lascia il posto al clientelismo. Il sistema sanitario non sempre ha saputo mettere in atto azioni di prevenzione e gestione dei rischi, e la commissione indica i punti di debolezza e i varchi che facilitano l'ingresso agli interessi criminali: l'impoverimento delle professionalità negli apparati amministrativi; la crescente privatizzazione di servizi e l'esternalizzazione del personale; la frammentazione dei modelli organizzativi, frutto di un regionalismo non governato, che ha prodotto un'eccessiva varietà nelle legislazioni regionali".
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