Sanità

nov212020

Remunerazione, farmacie a rischio tenuta. Proposte e ripercussioni sul rinnovo del contratto

Remunerazione, farmacie a rischio tenuta. Proposte e ripercussioni sul rinnovo del contratto
Molte farmacie sono arrivate a un punto di rottura con il rischio di non garantirsi più una sostenibilità economica. Il valore della spesa convenzionata negli ultimi dieci anni è in continua contrazione, mentre il numero di confezioni dispensate, anche in vista di un aumento dell'impatto delle cronicità, crescerà ulteriormente. I passaggi necessari, per dare respiro alle farmacie, sono il ritorno di una parte dei farmaci attualmente in distribuzione diretta in farmacia, attraverso la Dpc, e una nuova remunerazione che riconosca e valorizzi la professionalità del farmacista. Misure, queste, che sono in discussione ormai da tempo, e che stanno frenando anche il rinnovo del contratto per i dipendenti di farmacia. Sono queste alcune delle riflessioni avanzate da Federfarma nel convegno organizzato a FarmacistaPiù, dal titolo "La farmacia italiana al tempo del Covid-19: la declinazione del ruolo sanitario, la Convenzione, il nuovo sistema di remunerazione".


Servono risorse per sostenibilità del sistema e della farmacia

«C'è un problema di sostenibilità del sistema e della farmacia» ha aperto i lavori Roberto Tobia, Segretario Nazionale Federfarma. «Il sistema non può più reggere senza una immissione di risorse destinate all'assistenza farmaceutica. È arrivato il momento di fare quadrato, per raggiungere un risultato nel più breve tempo possibile. I passaggi che servono sono, tutto sommato, semplici: il ritorno di una parte dei farmaci attualmente in distribuzione diretta in farmacia, attraverso la Dpc, e una nuova remunerazione che riconosca e valorizzi la professionalità del farmacista. Si tratta di misure ormai indispensabili per dare sollievo al grido di dolore che parte da molte farmacie, arrivate a un punto di non ritorno. Solo a queste condizioni, per altro, ci sarà possibile procedere al rinnovo del contratto nazionale: i collaboratori di farmacia rappresentano le colonne portanti del lavoro al banco e questo periodo emergenziale li ha visti ancora di più in prima linea. Ora, bisogna arrivare a riconoscere i meriti. Però - e lo diciamo alle Istituzioni - senza una nuova remunerazione e senza la stipula della Convenzione la farmacia non ha sufficienti risorse economiche».


Riforma della remunerazione incide sulla sopravvivenza del sistema farmacia

D'altra parte, concorda Marco Cossolo, presidente di Federfarma, «la riforma della remunerazione incide sulla sopravvivenza del sistema farmacia con un peso del 70%. Il resto, per un 15% lo fa il ritorno farmaci in farmacia, anche in Dpc, e, per l'altro 15%, la farmacia dei servizi, che potrebbe rinvigorire il ruolo della farmacia sul territorio e per il Ssn». I dati «sono inesorabili: negli ultimi dieci anni la spesa convenzionata netta a carico del Ssn ha segnato una flessione del 27,1% e solo nei primi otto mesi del 2020 le farmacie hanno perso un ulteriore 3,5%. I farmaci che sono in convenzionata sono sostanzialmente di tipo chimico, blockbuster, ad alta prevalenza e a basso costo. Ma il 60% della spesa farmaceutica è rappresentata dagli innovativi, che hanno un utilizzo più limitato, ma prezzo unitario alto. La maggior parte di questi sono farmaci che hanno ormai oltre dieci anni, mentre la vera innovazione è rappresentata dai cosiddetti farmaci genici, che pesano per circa il 5% sulla spesa farmaceutica - a tendere rappresenteranno il 10% - e che dovranno venire finanziati in qualche modo». In questa situazione, il punto è «rendere sostenibile la dispensazione per le farmacie», con la valorizzazione dell'atto professionale, perché non intervenire sul modello remunerativo significa «erodere continuamente la marginalità della farmacia sulla parte Ssn, con conseguenze sul servizio stesso». Occorre poi considerare che «per la farmacia la discussione in atto sui tetti - che costituiscono soltanto un limite di spesa - non è dirompente quanto lo è invece la questione di come possa essere riempito questo contenitore. Il dibattito quindi è anche su come far in modo che i farmaci della convenzionata, che aumentano per numero al crescere delle cronicità, e che generano costantemente un "avanzo", possano essere dispensati in modo sostenibile per la farmacia». In questa direzione, «considerare il Fondo acquisti diretti avulso da farmacia è sbagliato. Spesso mi rendo conto che i colleghi non considerino la DPC remunerativa, perché qui siamo pagati a quota fissa e non a percentuale. Ma il numero di confezioni in Dpc nel 2019 ha raggiunto 44 milioni di unità e nel 2020 potrebbe crescere ulteriormente. Si tratta di un ambito che per le Regioni, che hanno la possibilità di acquistare attraverso le gare, è interessante. Il ragionamento deve andare a come utilizzare, con proposte innovative, la Dpc per riempire il "contenitore", nell'interesse delle Regioni e delle farmacie. La nostra proposta va nella direzione di avviare una sperimentazione su tre tipologie di farmaci: Nao, nuovi antidiabetici e farmaci per la Bpco».


Convenzione: ancora alcuni nodi importanti da sciogliere

Per quanto riguarda invece la convenzione, come spiegato da Gianni Petrosillo, Presidente Sunifar, «le trattative hanno affrontato diversi aspetti, anche se ci sono ancora alcuni nodi importanti da sciogliere. I lavori sono proseguiti fino a febbraio, per poi essere interrotti a causa dell'emergenza sanitaria. A settembre c'è stato un nuovo incontro, nel quale è stata definita un'agenda, ma il percorso è stato interrotto anche perché il coordinatore della Sisac ha avuto un altro incarico. Siamo, a oggi, in attesa di una nuova riconvocazione». Tra i diversi aspetti trattati, uno riguarda la norma che impone la definizione di un rapporto tra numero di laureati e fatturato (L 1/2012). «Abbiamo insistito perché fosse dato un riferimento nazionale, per evitare che il punto fosse lasciato alle Regioni, con tutte le disomogeneità che ne sarebbero potuto derivare. La mediazione a cui siamo arrivati è di un rapporto di 1 laureato per 500mila euro di fatturato, con obbligo di una ulteriore unità al superamento del 25% della fascia di fatturato». Un altro aspetto riguarda poi il diritto di chiamata: «Viene riconosciuto il diritto di chiamata notturno per ogni ricetta del Ssn, purché in urgenza. Quindi non più solo per ricette provenienti da Pronto soccorso o guardia medica. C'è poi un vantaggio per le rurali, con il riconoscimento del diritto di chiamata durante il servizio diurno a battente chiusi. Ma resta il nodo aperto, su cui si sta discutendo, del contributo alla copertura degli oneri per turni notturni obbligatori, che abbiamo chiesto». Oltre a questo tra le altre richieste «c'è l'adeguamento dell'indennità di residenza e il contributo per le farmacie che ospitano tirocini pre-lauream». Ma al di là di tutto, «ci auguriamo che si arrivi al più presto a una convenzione al passo con i tempi. Se avessimo avuto, oggi, una convenzione innovativa già operante, soprattutto negli aspetti dei servizi, la farmacia avrebbe potuto incidere maggiormente durante questa emergenza sanitaria, con un ruolo di primo piano nell'assistenza territoriale».

Francesca Giani
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Nicoloso B. R. - Le responsabilità del farmacista nel sistema farmacia
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