Sanità

lug182017

Responsabilità farmacisti, in Usa rispondono dei casi di overdose da oppioidi

Responsabilità farmacisti, in Usa rispondono dei casi di overdose da oppioidi
Negli Stati Uniti, dove nell'ultima decade si registra un aumento continuo dei casi di overdose da oppioidi al punto da definirla un'epidemia, dopo i medici anche i farmacisti sembra che possano essere ritenuti penalmente responsabili qualora il farmaco sia stato dispensato in farmacia. Il parere è di alcuni esperti americani raccolto da Medscape. «Non è così distante dalla realtà» afferma Keith Yoshizuka, della Touro University California College of Pharmacy «che un farmacista debba affrontare la responsabilità penale nel caso di overdose con medicinali dispensati presso la farmacia, con l'imputazione di omicidio di secondo grado per, fondamentalmente, negligenza criminosa. Ma non è ancora così netta tale responsabilità». Anche perché, come ricorda Brian Gallagher professore associato alla Marshall University School of Pharmacy, Huntington, West Virginia, «non è illegale dispensare sostanze stupefacenti a un tossicodipendente che ne fa uso per un legittimo dolore, ma resta un'area molto grigia e soggettiva per un farmacista che deve decidere se una prescrizione deve essere esitata». Negli Usa esistono normative federali e statali che danno indicazioni si farmacisti.

Nel 1971 inoltre la Drug Enforcement Administration (Dea) ha stabilito che la prescrizione di una sostanza stupefacente deve essere rilasciata per uno scopo medico legittimo da un professionista e la responsabilità di prescrizioni ed erogazioni corrette riguarda il medico ma anche il farmacista, avvertendo anche quest'ultimo di fare attenzione a campanelli d'allarme (red flags) come pagamenti in contatti o pazienti che vivono lontano dalla farmacia a cui si rivolgono. In California i farmacisti che non si assumono l'onere di fare questi controlli, o non ne hanno gli strumenti o vanno di fretta, rischiano licenza, farmacia e carriera a giudicare dall'aumento delle indagini e delle azioni disciplinari in materia avviate dal California Pharmacy Board. Nel 2013, per esempio, in un caso di morte di un giovane dopo l'assunzione di ossicodone, il Board ha effettuato un'ispezione presso la farmacia in cui il farmaco era stato dispensato, riscontrando che tra il 2008 e il 2010 il farmacista aveva esitato più di 4.500 prescrizioni di sostanze controllate senza riuscire mai a contattare il medico prescrittore per verificarle, evadendo le prescrizioni con troppa velocità e a volte ripetendo la prescrizione senza autorizzazione. Nonostante la difesa dimostrò che il giovane facesse uso e abuso di altre sostanze (ecstasy e marijuana), il farmacista perse la causa e decise di non andare in appello pagò 7.500 dollari e la farmacia ne pagò 35 mila e l'assicurazione sulla responsabilità professionale coprì solo parzialmente le spese. In un altro caso, due farmacisti hanno perso la licenza e pagato 15 mila dollari per costi dell'indagine in base alla quale emerse che avevano ignorato le red flag di prescrizioni fatte da un medico che non godeva di una buona reputazione e dopo poco è stato condannato a 27 anni di carcere federale per 79 crimini. Secondo Virginia Herold, executive officer del California Pharmacy Board è auspicabile che i farmacisti «usino il loro criterio di giudizio e per ogni prescrizione, valutino e si assicurino che sia il farmaco giusto per il paziente. Gli errori posso accadere ma non quelli di grossolana negligenza».


Simona Zazzetta
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