FITOTERAPIA

set302016

Rhodiola rosea, dalla Russia con amore

Non avevo mai visto una pianta grassa crescere in mezzo alla neve, almeno non prima di imbattermi nella Rhodiola rosea. La sua radice è usata in fitoterapia per aumentare le performance fisiche e cognitive

Si è presentata a miei occhi come un piccolo arbustello dalle foglie carnose e succulente e dal profumo di rosa. Non potevo immaginare che dietro queste delicate spoglie si nascondesse la famosa "artic root" dalla Siberia.
La Rhodiola rosea L, questo il suo nome in latino, abituata a resistere ai climi artici delle steppe, ci ha messo poco ad acclimatarsi anche sulle nostre Alpi. Attualmente la si può incontrare allo stato spontaneo ma anche coltivata per scopi farmaceutici. In medicina naturale viene usato il rizoma, famoso in Russia come adattogeno.
Tradizionalmente è utile per alleviare i disordini nervosi, la depressione e l'impotenza. Nel corso degli anni è stata operata una revisione delle sue proprietà terapeutiche, alla luce delle moderne evidenze scientifiche. I risultati emersi rivelano che l'estratto etanolico al 70% v/v di Rhodiola, standardizzato in salidroside e rosavina (2 glicosidi fenolici), può essere utile contro la stanchezza fisica e mentale, per aumentare le performance cognitive e la concentrazione. In associazione con altri farmaci e/o piante sinergiche, può essere anche di aiuto in pazienti con depressione e ansia. I composti attivi appartengono alla categoria dei glicosidi fenolici che sono specifici per la sua specie. Al profilo si sommano anche i flavonoidi e gli acidi organici ad azione antiossidante.
Il salidroside svolge un'attività inibitrice sugli enzimi deputati alla metabolizzazione dei neurotrasmettitori. Ne consegue un aumento generale dei livelli di dopamina, noradrenalina e serotonina e un miglioramento generale delle funzioni cognitive e metaboliche (cuore in primis). Gli stessi princìpi attivi esercitano anche un'azione riequilibratice sui peptidi oppioidi (beta-endorfine), di cui la Rhodiola sembra indurre la sintesi. Probabilmente per questa sua azione positiva sulla neurotrasmissione, la Rhodiola può avere anche blandi effetti anoressizzanti giustificando la sua presenza in preparati per il controllo del peso. La curva dose/effetto per la Rhodiola è a campana ovvero essa è inattiva a basse dosi, attiva a dosi intermedie, e ritorna inattiva ad alte dosi. L'intervallo di dose giornaliera consigliata con l'estratto è di 288-680 mg suddivisa in 4 somministrazioni per almeno 2 -6 settimane. Della Rhodiola è presente una monografia sia nelle farmacopee russa che in quella svedese, a testimoniare la popolarità che nutre nei paesi nordici. Inoltre l'EMEA nel 2011 le dedica una revisione in cui vengono confermate le indicazioni di cui sopra. La tolleranza dell'estratto etanolico è buona, eccezion fatta per gli usi prolungati e nei ragazzi di età inferiore ai 18 anni. Possibili associazioni che possono risultare utili in terapia sono quelle tra Rhodiola e Iperico perforatum L., per la gestione della depressione associata ad ansia (in questo caso ci si deve appoggiare necessariamente alla supervisione di un medico) oppure l'associazione tra Rhodiola e Whitania somniferia, per trattare stati di astenia soprattutto nell'anziano anche in presenza di demenza e ansia.

Angelo Siviero
Farmacista galenico esperto in fitoterapia e medicine alternative
Per info: sivieroangelo1@gmail.com
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