Sanità

set82017

Ricette elettroniche, scontro Regione Veneto Mmg: pronti a due mesi di stop

Ricette elettroniche, scontro Regione Veneto Mmg: pronti a due mesi di stop
Sempre più duro lo scontro tra i 3160 medici di famiglia veneti e la Regione. Quest'estate i quattro sindacati Fimmg, Snami, Smi e Intesa hanno fissato 29 giornate di sciopero tra settembre 2017 e maggio 2018, due e poi tre giorni a settimana. L'astensione dal lavoro è in due fasi: da settembre ad ottobre stop all'invio di ricette online, da novembre a maggio chiuderebbero gli studi. Lo sciopero inizierà il 19 e 20 settembre (martedì e mercoledì) per continuare il 26 e 27, il 10-11-12 ottobre, 8-9 novembre (qui si chiuderebbero gli studi), 13 e 14 dicembre e nel 2018 dal 16 al 18/1, 13-15/2,13-16/3, 10-13/4 e 15-18 maggio. I medici di guardia si asterranno dai turni 20-8. Questo sempre che la Regione non riprenda le trattative con la categoria su assistenza territoriale, reti informatiche, medicine integrate. Per il momento però è passata al contrattacco. In questi giorni le Ulss scrivono ai medici che lo stop alle ricette dematerializzate può configurare inadempimento contrattuale ai sensi dell'accordo nazionale e del decreto Mef 2 novembre 2011. Il medico dunque non rischia solo di perdere l'indennità informatica -150 euro/mese in più oltre ai 70 della convenzione- ma rischia anche il deferimento al collegio arbitrale (articolo 31 comma 8 ACCN). I segretari sindacali hanno replicato all'Assessorato in una lettera dove affermano che l'inadempimento convenzionale è tutto da vedere, non c'è giurisprudenza in materia e la Commissione di Garanzia sta consentendo scioperi analoghi, più eclatanti, come quelli degli esami universitari, con la sospensione degli appelli. Cresce però il rischio concreto che lo sciopero si trasformi in chiusura degli studi già da ottobre. In tal caso, occorrerebbe eventualmente solo cambiarne le modalità dichiarandolo al Prefetto con un mese di preavviso. «Con lo sciopero telematico le conseguenze della nostra protesta sarebbero ricadute solo sulla burocrazia regionale, e non sui pazienti», scrive in un comunicato Liliana Lora segretario Smi Veneto. «Ma in questi giorni le Ulss hanno inviato circolari 'minacciose' ai medici per 'dissuaderli' da una loro libera scelta. Vogliono costringerci a bloccare i servizi sanitari sul territorio».

La Regione non nasconde che lo sciopero informatico può creare un danno economico, gli accordi nazionali impongono il 90% di ricette "dematerializzate" o si perdono soldi di un capitolo ad hoc del Fondo sanitario nazionale. Il Veneto è al top delle spedizioni da 2 anni e il crollo delle ricette online sarebbe un costo che l'assessorato non vuol sostenere. Ma Domenico Crisarà, segretario Fimmg, non sta al ragionamento. «I 3160 medici veneti non lottano per avere una sola lira in più, ma per dare servizi ai cittadini. Siamo gli stessi che hanno risparmiato di più sulla farmaceutica, come da rapporto Aifa, aumentato la Defined Daily Dose prendendo totalmente in carico il controllo delle terapie per le cronicità, diminuito del 4,5% la spesa dei cittadini sulla differenza tra farmaco branded e generico. Offriamo assistenza domiciliare a 38 mila pazienti cronici, effettuiamo 29 milioni di visite in studio e 970 mila a casa. Protestiamo uniti perché i progetti sul territorio sono fermi». A fronte di un taglio dei letti negli ospedali -denunciano i Mmg- non sono state attivate le Medicine di gruppo integrate dove i medici aggregati in sedi uniche dovrebbero gestire con infermieri e specialisti i pazienti cronici dimessi dai reparti: centinaia di richieste, approvate in Regione, sono ferme ai Comitati Aziendali delle Ulss. «In compenso la Regione il 16 agosto ha adottato due delibere su Guardia Medica e assistenza nelle case di riposo senza consultare i sindacati», denuncia Crisarà. «La delibera sulle case di riposo impone carichi di lavoro superiori concedendo dopo 17 anni di vuoto contrattuale meno della metà dell'adeguamento inflattivo. Quella sulla continuità assistenziale pone il medico sotto le centrali operative per fargli gestire anche le dimissioni precoci, senza strutture né personale adeguati. Misure che non danno risposte vere. Il nostro sciopero non intendeva gravare sui cittadini, e stiamo tuttora valutando come evitarlo ma, di fronte a comportamenti da padroni delle ferriere ottocenteschi, è sempre più difficile».

Mauro Miserendino


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