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set292020

Rientro a scuola, influenze e Covid-19: il parere degli esperti su come affrontarli e su quali farmaci utilizzare in sicurezza

 
Rientro a scuola, influenze e Covid-19: il parere degli esperti su come affrontarli e su quali farmaci utilizzare in sicurezza
L'influenza stagionale non ha mai destato tanta preoccupazione come quest'anno. Si prevede un aumento della domanda di somministrazione del vaccino antinfluenzale del 160%, rispetto al 2019. Il motivo è legato alla concomitanza dei sintomi con il Sars-Cov2. Secondo una recente indagine di Assosalute, Associazione nazionale farmaci di automedicazione, il timore più diffuso tra gli italiani è proprio quello di non essere in grado di saper distinguere prontamente il coronavirus dall'influenza stagionale. Situazione ancora più complicata se si parla di bambini che, con la recente apertura delle scuole e nonostante le tante misure di prevenzione adottate, sono sicuramente più esposti.
A confermarlo è anche Michele Miraglia del Giudice, docente di Pediatria nell' Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, «nei bambini il raffreddore è molto frequente, se non accompagnato da altri sintomi come la febbre, è molto probabile che si tratti di un semplice raffreddamento stagionale; così come la tosse, altro fenomeno estremamente frequente nei bambini, è probabile che sia causata da un altro tipo di virus, non dal Covid». Come si possono, quindi, distinguere le due patologie? Il pediatra consiglia di tenere d'occhio due aspetti, il primo riguarda l'ageusia: «Se si riesce a discernere il sapore dolce da quello amaro, è probabile che si tratti di raffreddore comune».
Per il secondo, Miraglia del Giudice invita a prestare attenzione «all'ordine della comparsa dei sintomi». Dagli ultimi studi, è emerso che «il primo sintomo dell'infezione da Covid-19 è la febbre, seguita da tosse e dolori muscolari, alcune volte nausea, vomito e diarrea. Nel caso dell'influenza, invece, il raffreddore e la tosse si manifestano prima della febbre».

Nel caso in cui un bambino presenti febbre e non si possa escludere un'infezione da Covid-19, mentre si svolgono gli accertamenti del caso è importante anche gestire i sintomi del malessere per non causare maggiore disagio nel paziente. Si è discusso molto circa la sicurezza dell'assunzione dei farmaci antinfiammatori non steroidei (Fans), come l'ibuprofene, e un presunto aggravamento della sintomatologia Covid-19. «Gli unici due farmaci consigliati dalle linee guida della Società italiana di pediatria per il trattamento della febbre e del dolore dei bambini sono l'ibuprofene e il paracetamolo, - sostiene Miraglia Del Giudice - sono le molecole con maggior evidenza di sicurezza in età pediatrica». I più autorevoli enti sanitari: dall'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), all'Agenzia europea per i farmaci (EMA,) fino all'Organizzazione Mondiale della Sanità hanno ribadito la sicurezza dell'ibuprofene anche nei pazienti Covid positivi per il trattamento della febbre e del dolore. «L'ibuprofene - precisa Miraglia del Giudice - è un farmaco che viene utilizzato da più di 30 anni e può essere utilizzato, con grande sicurezza, anche in età pediatrica».

Ad avvalorare la tesi è anche Francesco Scaglione, docente di Farmacologia all'Università degli Studi di Milano e farmacologo clinico presso l'Ospedale Niguarda:«L'ibuprofene è un farmaco sicuro», a testimoniarlo sono «i molti studi e l'ampia letteratura a riguardo». C'è, infatti, un altro aspetto interessante che è emerso in alcuni studi recenti. Secondo quanto testimonia Scaglione «i fans, in particolare l'ibuprofene, potrebbero avere degli effetti antivirali indiretti». Il farmacologo porta d'esempio il caso del coronavirus: Il Sars-Cov2 penetra nelle nostre cellule legandosi ad un recettore chiamato ACE2 (Angiotensin Converting Enzyme 2, Enzima di Conversione dell'Angiotensina). Quando il virus si lega ad ACE2 ed entra nella cellula, fa diminuire la sua espressione e lo sottrae così allo svolgimento della sua funzione protettiva. «Ci sono alcune ipotesi, basate su studi, secondo cui l'ibuprofene possa attivare un sistema che si chiama adam17 e questo sistema fa sì che il recettore ACE2 diventi solubile e si stacchi - spiega Scaglione - Questo è importante perché vuol dire che, staccandosi, lega il virus e gli impedisce di entrare. Inoltre, l'ibuprofene e altri fans possono inibire la proteina che facilita l'ingresso del virus. Quindi, oltre all'effetto antinfiammatorio più conosciuto e più importante, ci sono anche queste ipotesi, suffragate da studi, che farebbero in modo che il virus entri meno».
Sebbene entrambi gli esperti abbiano evidenziato l'efficacia dell'ibuprofene, raccomandano di evitare somministrazioni fai da te, di «non esagerare con le dosi e la durata dei trattamenti». Motivo per cui invitano a rivolgersi sempre al farmacista o al medico per stabilire la posologia e le modalità di utilizzo dei farmaci.

Anna Capasso


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