Sanità

apr252018

Riforma Enpaf inevitabile. Non titolari: tutelare dipendenti, disoccupati e bassi redditi

Riforma Enpaf inevitabile. Non titolari: tutelare dipendenti, disoccupati e bassi redditi
Una riforma del sistema pensionistico sembra ineludibile e se da parte dell'Enpaf viene invocato un atto di responsabilità che ciascuna componente della categoria deve assumersi nel proporre modifiche all'attuale sistema, dall'altra parte sono state ribadite le preoccupazioni per la crisi occupazionale - dalle problematiche legate alla disoccupazione, a contratti intermittenti, al precariato -, e la crisi dei fatturati soprattutto per quelle situazioni di maggiore fragilità, come le farmacie rurali e alcune parafarmacie. Questo al centro dell'incontro plenario di ieri - a cui non hanno rpeso parte le rappresentanze dei farmacisti titolari - che si è tenuto all'Enpaf, al culmine del giro di audizioni in cui ogni componente della professione ha potuto mettere sul tavolo esigenze, richieste e proposte in merito al percorso di riforma avviato dall'Ente.

«Mettere mano ai meccanismi previdenziali» è stato l'intervento di Emilio Croce, presidente Enpaf, come riporta l'house organ dell'Ordine di Roma, Rifday, «considerata la loro complessità e delicatezza, è in primo luogo un atto di responsabilità. E visto che si ragiona di destini comuni, le responsabilità se le devono prendere tutti, indicando - al netto degli slogan e considerando con realismo con tutte le variabili in gioco, a partire dai paletti imposti dalle leggi - quali decisioni assumere e quali direzioni imboccare. Era già chiaro prima, ma le audizioni di queste settimane e la riunione plenaria di oggi lo hanno confermato che un'eventuale riforma del nostro ente deve fare i conti con una prospettiva ineluttabile, che si chiama passaggio al sistema contributivo. Chi ancora pensasse di eluderla, continuando a sollevare questioni come quella annosa e oziosa della destinazione dello 0,90%, evidentemente non ha ben chiaro non solo cosa sia la previdenza ma neppure quale sia la storia e la realtà. E francamente hanno ormai stufato le polemiche capziose su temi come lo 0,90%, contributo istituito da una legge dello Stato e destinato a tutta la previdenza di categoria in cambio della norma che, nel 1977, abrogò le disposizioni che imponevano alle farmacie lo sconto del 5% sul prezzo al pubblico delle specialità medicinali a carico degli enti mutualistici. Una legge che ha superato ben due giudizi della Corte costituzionale e che può essere cambiata solo da un'altra legge, non certo da misure regolamentari». Per questo, «dobbiamo necessariamente fare sul serio e parlare di prospettive reali e praticabili. E in questa prospettiva, posso assicurare che l'Enpaf, e lo ha già dimostrato, si batterà per un percorso di riordino che tenga conto delle aspettative di tutti gli iscritti e che sia il più possibile condiviso».

Per quanto riguarda le varie posizioni delle sigle presenti, da parte dei farmacisti non titolari è stata sottolineata la necessità di trovare una risposta alle situazioni di maggiore fragilità e tra le richieste è stata ribadita l'esigenza «di superare il limite dei 5 anni del periodo di disoccupazione per accedere a una contribuzione ridotta» hanno spiegato Silvera Ballerini, presidente Conasfa, Federazione nazionale Associazioni farmacisti non titolari, e Francesco Imperadrice, presidente Sinasfa, sindacato nazionale dei farmacisti non titolari. «Il sistema contributivo, con l'aggancio della contribuzione al reddito effettivamente prodotto, permetterebbe una tutela proprio di queste situazioni, come pure per i colleghi con attività lavorativa "saltuaria", con contratti di breve durata, part time e così via. Ma quand'anche non dovesse passare una riforma verso il sistema contributivo, è diventato imprescindibile trovare correttivi, pur nel rispetto di tutti i vincoli cui è sottoposta la nostra Cassa, per queste situazioni. D'altra parte, non possiamo dimenticare che i farmacisti dipendenti sono soggetti alla doppia contribuzione obbligatoria e sono resi ancora più fragili da uno stipendio inadeguato che rende molto complicato investire risorse nella previdenza, da un contratto scaduto nella parte economica da cinque anni e da un mercato del lavoro sempre più complesso e bloccato, perché dobbiamo sempre tener presente che senza lavoro non esiste la previdenza». In questo quadro la preoccupazione è che «non ci si debba ritrovare a pagare cifre, allo scadere del "bonus" dei 5 anni di disoccupazione, che possano mettere a rischio il bilancio famigliare». Altro punto ribadito è che «venga tutelata la scelta di chi ha optato per il solo contributo di solidarietà, con la rinuncia alla copertura previdenziale ma con il diritto di accedere al "pacchetto" di assistenza che ritengo sia tra i migliori in assoluto di tutte le casse previdenziali di categoria». Da parte del Movimento nazionale liberi farmacisti, è stata ribadita la proposta di «andare verso una contribuzione retributiva bilanciata, legata per una parte a una quota fissa e per l'altra a reddito» e «di "slegare" l'iscrizione all'Ente da quella all'Ordine provinciale». Presentata anche «una proposta finalizzata a sostenere i colleghi disoccupati che prevede su base volontaria e limitata nel tempo una contribuzione straordinaria da parte dei farmacisti in pensione tra il 6 e l'8% del loro vitalizio Enpaf da utilizzare per programmi di sostegno al reddito. La proposta è particolarmente indirizzata ai colleghi pensionati che hanno goduto in passato di condizioni favorevoli al momento della pensione». Confermata poi «la disponibilità a lavorare con in vertici dell'Ente per individuare un disegno che coniughi solidarietà e sostenibilità dei conti al fine di aggiornare il sistema pensionistico di categoria alle nuove necessità dei farmacisti italiani».

Infine, da parte di Ivan Giuseppe Ruggiero, Presidente di Libere Parafarmacie Italiane, è stata sottolineata la necessità di trovare «una soluzione più equa: titolari di farmacia e parafarmacia versano la stessa cifra - per il 2018 pari a 4521 euro» mentre ben «diversi sono i rispettivi redditi» per cui «il cui contributo Enpaf impatta sui redditi delle Parafarmacie per un 26%, contro l'8% di impatto sui redditi delle Farmacie». Per altro «in due anni hanno chiuso 1500 codici di parafarmacie». Per questo, «abbiamo nuovamente segnalato che urge una riforma che parametri i contributi al reddito degli iscritti, in modo progressivo. Sicuramente la strada del "contributivo" potrebbe sostenerci, ma con regole ben precise: per esempio partire da una base minima fissa e una variabile sul fatturato». Anche perché uno dei problemi emersi per quanto riguarda «gli iscritti che hanno redditi bassi» è relativa al fatto che i «ministeri vigilanti non permetterebbero proposte di contributi che generano una pensione al di sotto della minima (circa 500 euro a oggi)».
Francesca Giani

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