Sanità

lug192017

Riforma Lombardia, Petrosillo: preoccupazione tra i farmacisti

Riforma Lombardia, Petrosillo: preoccupazione tra i farmacisti
C'è preoccupazione tra alcune farmacie per come si sta configurando il sistema di presa in carico della cronicità in Lombardia, dopo la delibera di maggio sul "Riordino della Rete di Offerta e modalità di presa in carico dei pazienti cronici e/o fragili", ma c'è anche chi si sta organizzando per cercare di integrare a pieno titolo nell'assistenza anche le farmacie. A fare il punto Gianni Petrosillo, presidente di Federfarma Bergamo, una delle province che fin da subito è stata interessata dalla riforma: «La delibera precisa che il dispositivo fa parte di un percorso iniziato da diverso tempo e infatti si presenta come un passo evolutivo rispetto al modello dei Creg, già avviato in Regione con la massima diffusione proprio nella provincia bergamasca». Il progetto riguarda 62 patologie croniche, per un bacino di riferimento di circa 3,5 milioni di pazienti, e vede una stratificazione della domanda di salute in diversi livelli di complessità dei pazienti cronici. Per quanto riguarda la remunerazione, il meccanismo prevede che a essere retribuita non sia più la singola prestazione, ma la presa in carico e l'intero percorso di cura nel suo complesso. Nel modello organizzativo, viene individuata la figura del Gestore come titolare della presa in carico dei pazienti. «In capo a questa figura» spiega Petrosillo «c'è una funzione di coordinamento e integrazione tra i differenti livelli di cura e i vari attori. In particolare, il Gestore sottoscrive il patto di cura con il paziente e redige il Pai (Piano assistenziale individuale), prende in carico proattivamente il paziente, anche attraverso la prenotazione delle prestazioni, eroga le prestazioni previste dal Pai, direttamente o tramite partner di rete accreditati, monitora l'aderenza del paziente al percorso programmato, gestisce il budget. Possono essere Gestori le strutture sanitare e sociosanitarie pubbliche e private accreditate, le cooperative di medici di Medicina generale. Il Mmg singolo può diventare un co-gestore di una struttura accreditata». Nella riforma, «crediamo stiano entrando in scena entità di grandi dimensioni, ben strutturate, che potrebbero per norma gestire fino alla quota massima di 200 mila pazienti. In un sistema così organizzato è inutile nascondere che possano essere presenti alcuni rischi per le farmacie, innanzitutto, a partire dall'accentramento dell'erogazione di servizi in alcuni punti, con possibili ripercussioni sulla capillarità dell'offerta». Inoltre, continua Petrosillo, «i nostri timori, come farmacie, vanno in particolare alla gestione del farmaco. Se è vero che nella delibera c'è scritto che nulla cambia per il farmaco, è pur vero che nulla impedisce al gestore, una volta redatto il PAI, per il quale si assume ogni responsabilità sia in merito agli aspetti economici che sanitari, di provvedere, anche in proprio, a erogare tutte le prestazioni ivi descritte e, quindi, di fare particolari scelte organizzative che comprendano anche il farmaco. Diversi possono essere pertanto gli scenari che lascio immaginare al lettore, ma che potranno dipendere dalla dimensione e dalla capacità organizzativa del Gestore: dagli acquisti diretti alla scelta di particolari convenzioni erogative, etc.». Insomma, «uno scenario, che se non ben gestito, rischia di vedere le farmacie in difficoltà, proprio in quello che è la loro essenza». Detto questo, «quello che credo occorra fare, in questo contesto, è cercare di essere dentro, di integrarsi a pieno titolo nel sistema. Ciò può voler dire, per esempio, essere partner dei gestori, entrando in rete, ma anche essere parte integrante dei gestori stessi. È chiaro tuttavia che questo è possibile se si portano vantaggi ai vari soggetti in campo, in termini di servizi da riversare sui pazienti, di aderenza alla terapia, e così via». C'è un importante aspetto da precisare: «Da parte della dirigenza dell'Unione Regionale di Federfarma si poteva fare molto di più, proponendo per esempio il ruolo delle farmacie nella gestione della cronicità già in occasione della stesura della normativa. Un inserimento in delibera più esplicito sul ruolo delle farmacie avrebbe certamente permesso indirizzi regionali vincolanti per le diverse ATS. Oserei dire che forse qualcosa si potrebbe ancora fare in questo senso, ma ci vorrebbe un disegno tecnico lucido e credibile. Oggi la proposta di Federfarma Lombardia si limita all'offerta di 5 servizi da proporre ai gestori, senza alcuna istruzione di carattere operativo, invitando semplicemente le associazioni provinciali a rapportarsi con i vari Gestori già costituiti e, quindi, affidando il tutto alle diverse regie delle ATS lombarde che realisticamente risponderanno in modo vario. Da qui, per Federfarma Bergamo è stato assolutamente importante muoversi autonomamente, anche formulando e cercando di presentare proposte a titolo sperimentale che vadano oltre il perimetro disegnato dalle delibere regionali. Per esempio, ci stiamo proponendo come erogatori ai più grandi Gestori che sono le ASST, presentando un set di servizi al momento composto da 12 attività e non 5. Non solo, stiamo cercando di proporci anche al livello di gestore, ovviamente in rete con altri soggetti, come i medici che vorranno impegnarsi direttamente e che oggi stanno manifestando attenzione alla nostra proposta, oppure con altre strutture accreditate con le quali potremmo fare rete; anzi, sappiamo che il modello che stiamo promuovendo sta avendo eco anche in altre province».
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