Sanità

gen122016

Riforme costituzionali, si avvicina la riforma del titolo V

Riforme costituzionali, si avvicina la riforma del titolo V
Si avvicina la riforma del titolo V della Costituzione. Il testo delle riforme istituzionali, che contempla il nuovo senato di 100 membri e le future "regole d'ingaggio" stato-regioni, modificato dal Senato in autunno, è stato approvato alla Camera dei deputati in versione identica e ora torna in Senato (infine di nuovo alla Camera), blindato, per l'ultima lettura, con approvazione a maggioranza assoluta che dovrebbe arrivare per aprile. Siccome non ci saranno i due terzi di consensi è previsto il referendum popolare confermativo in autunno. In tema di salute, lo stato avrà competenza esclusiva di emanare norme generali ma alle regioni resta la possibilità di legiferare sull'organizzazione dei servizi sanitari e sociali. Sui servizi sociali c'è un'ulteriore apertura alle regioni.

La dicitura originaria sosteneva che a patto di assicurare equilibrio tra entrate ed uscite, anche le regioni a statuto ordinario possono ottenere ulteriori competenze e legiferare in materia di giudici di pace, istruzione, politiche attive del lavoro, istruzione e formazione professionale, valorizzazione dei beni culturali, governo del territorio. Deve però "abilitarle" una legge nazionale. In ottobre il Senato ha approvato un emendamento che estende questa chance alle politiche sociali, in merito alle quali le regioni potranno dettare disposizioni generali e comuni, e al commercio con l'estero. Il governo viene incontro in parte a regioni come la Lombardia, che per fine maggio ha indetto un referendum per chiedere allo Stato l'attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, "con le relative risorse" (qui però l'obiettivo è trattenere il 75% delle tasse). E' prevista in ogni caso una specifica clausola di salvaguardia a tutela dell''unità giuridica o economica della Repubblica o dell''interesse nazionale quando una legge regionale dovesse "divergere".

Nell'articolo 117 verranno eliminate le materie soggette a legislazione concorrente sulle quali sono fiorite in questi anni dispute tra stato e regioni in Corte Costituzionale. Altro "pezzo forte" della riforma è il Senato che scende da 315 a 100 componenti e diventa essenziale per le leggi che attengono i rapporti tra stato e regioni e tra normative italiane ed europee, mentre diventa solo propositivo per le altre leggi sulle quali la camera avrà l'ultima parola; solo la Camera inoltre potrà dare la fiducia ai governi. Il nuovo Senato sarà composto da 95 onorevoli eletti dai consigli regionali, ripartiti in base al peso demografico delle regioni, e 5 nominati dal Capo dello Stato. Il Senato sarà pari alla Camera solo negli iter d'approvazione delle riforme costituzionali. La Corte Costituzionale con nuova composizione (tre membri della camera due del senato cinque nominati dal Presidente della Repubblica e cinque espressione del potere giudiziario ordinario e amministrativo) potrà intervenire, sempre su richiesta, con un giudizio preventivo sulle leggi che regolano elezioni di Camera e Senato.

Mauro Miserendino
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