Sanità

giu202011

Riordino, si torna a parlare di limiti di età per i titolari

Nel ddl di riordino del servizio farmaceutico si torna a parlare di limiti di età per i titolari di farmacia. A prevederlo sono due tra i circa 150 emendamenti al ddl Gasparri-Tomassini presentati entro la scadenza del 14 giugno alla commissione Igiene e sanità del Senato. Il primo, provenienza Pdl, obbliga i titolari al trasferimento dell’esercizio al compimento del 75° anno di età; il secondo, targato Lega Nord, minaccia invece effetti più devastanti perché introduce il principio della non trasferibilità della concessione: in sostanza, al compimento del 70° anno di età il titolare restituisce la farmacia, che viene riassegnata. L’unica scappatoia è quella della società: in questo caso, infatti, l’emendamento impone al farmacista settantenne di cedere le proprie quote agli altri soci.
Non è la prima volta che si parla di limiti di età per i titolari (ipotesi analoghe circolarono ai tempi del tavolo insediato dall’allora ministro Livia Turco) ma l’impressione stavolta è che si faccia sul serio. Innanzitutto c’è la sensibilità politica: secondo alcune fonti i due emendamenti avrebbero ottenuto ampio gradimento a Palazzo Madama, dove c’è fame di provvedimenti da colorare con gli slogan del lavoro e dell’occupazione giovanile. E poi ci sarebbe l’assenso della Fofi, che sul tema “dell’anzianità” ha avviato da tempo riflessioni al proprio interno.
Sempre a proposito di emendamenti al ddl sul riordino, vale infine citare un’altra proposta targata Pdl, che sancirebbe l’incompatibilità tra proprietà (o partecipazione a società) di farmacia e proprietà (o partecipazione a società) di parafarmacia.


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