Sanità

lug22020

Ristoro per le mascherine, Braguti (Lecco): pochissimi lo chiederanno

Ristoro per le mascherine, Braguti (Lecco): pochissimi lo chiederanno

Vendita di mascherine chirurgiche: secondo le linee guida nel caso in cui venissero dichiarate non correte un numero di richieste superiori al 20%, per tutte le farmacie si bloccherebbero i ristori

Secondo le linee guida per i ristori sulle vendite delle mascherine chirurgiche, nel caso in cui non dovessero essere dichiarate corrette un numero di richieste superiori al 20% di quelle pervenute, tutte le farmacie vedrebbero bloccati i propri "ristori". In sostanza una condizione che pone i presupposti sul fatto che i farmacisti vogliano, in qualche modo, approfittare della situazione. Su questa riflessione, Andrea Braguti, il presidente di Federfarma Lecco, annuncia che nella sua provincia pochissimi titolari di farmacia chiederanno rimborsi e in un articolo a sua firma sul numero in uscita di Punto effe (10/2020) ripercorre la vicenda delle mascherine a prezzo calmierato.


"Ho avuto da subito un rapporto "burrascoso" con il Commissario straordinario per l'emergenza Covid: penso non sia necessario ricordare le innumerevoli informazioni scorrette passate al grande pubblico nelle frequenti conferenze stampa del periodo di fuoco della pandemia. La più famosa forse resta quella in cui spiegava alla mamma che con la modica cifra di 1 euro poteva acquistare ben 2 mascherine chirurgiche per i propri figli, sfuggendogli la percezione della presenza dell'Iva - a quel tempo vigente sui prodotti "anti Covid" - che portava il costo della singola mascherina a 61 centesimi. Ora sembra che io stia parlando del nulla, ma in un periodo in cui la paura e la tensione erano molto più elevate di adesso, l'affermazione, ascoltata su un canale di informazione nazionale nel quotidiano appuntamento con gli aggiornamenti, valeva quanto il Vangelo. Perciò cercare di far comprendere questi meccanismi ai numerosissimi clienti che in quel momento facevano richiesta di dispositivi non è stata cosa di poco conto, anche perché ritenuti giustamente fondamentali nella prevenzione della propagazione della pandemia.

Linee guida per realizzare l'Addendum al Protocollo d'intesa

Il secondo capitolo di questa triste vicenda si è compiuto verso la fine del mese di giugno, quando un incontro tra la dirigenza di Federfarma e della struttura commissariale ha tracciato le linee guida per la realizzazione dell'Addendum al Protocollo d'intesa per i famosi "ristori" sulle vendite delle mascherine chirurgiche, realizzate alcune volte addirittura sottocosto nel trimestre aprile-giugno. Fu proprio ad aprile che chiesi agli associati della mia provincia di mettere in vendita tutte le mascherine chirurgiche o affini al prezzo imposto dal Commissario, indipendentemente dalla loro rigida classificazione. Il risultato dell'applicazione fiscale dell'accordo sarebbe stato quello di continuare a vendere le mascherine ai vecchi prezzi liberi che oscillavano, a quei tempi, tra uno e due euro (con i conseguenti costi di acquisto). Ci è sembrato però più importante dare un'interpretazione univoca all'esigenza di avere un prezzo unico nazionale controllato a vantaggio della popolazione e della salvaguardia della salute di tutti. Ora ci siamo trovati di fronte a una serie di richieste che basano i loro presupposti sul fatto che i farmacisti vogliano, in qualche modo, approfittare della situazione. Si è arrivati addirittura a concordare che se non dovessero essere dichiarate corrette un numero di richieste superiori al 20 per cento di quelle pervenute, tutte le farmacie vedrebbero bloccati i propri "ristori". Quindi una responsabilità dei singoli, eventualmente anche con possibili risvolti penali che sono per definizione personali, andrebbe a ripercuotersi su tutti i colleghi che invece in modo corretto avrebbero operato per questi due mesi, nell'interesse della salute pubblica.

I casi di illeciti si contano sulle dita di una mano

Alcuni colleghi, quando mi infervoro su questo argomento, evidenziano come i veri problemi della farmacia italiana non siano questi. In parte condivido, tant'è che nella mia provincia pochissimi chiederanno rimborsi, ma, non vedo perché, quando si sia fatto un patto tra gentiluomini, non debbano essere mantenute le promesse e si cerchi di ipotizzare sempre il dolo da parte di una categoria in cui i casi di illecito volontario si possono contare sulle dita di una mano, mentre per contare i colleghi che hanno perso la vita praticando con dedizione la propria professione, di mani ce ne vogliono almeno tre. Anche per loro dovremmo sempre esigere rispetto, soprattutto dal Commissario".

Andrea Braguti
Presidente di Federfarma Lecco
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Nicoloso B. R. - Le responsabilità del farmacista nel sistema farmacia
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