Sanità

giu82017

Ritiro referti, Garante Privacy: no in parafarmacie. Gullotta: limbo normativo genera contraddizione

Ritiro referti, Garante Privacy: no in parafarmacie. Gullotta: limbo normativo genera contraddizione
I referti relativi a visite ed esami diagnostici possono essere consegnati, oltre che presso la struttura sanitaria che li ha redatti, solo presso "farmacie pubbliche e private operanti in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale" (decreto Ministero della salute, 8 luglio 2011) e non anche per altre categorie di soggetti (nota 17 marzo 2016). È quanto ha sottolineato il Garante della Privacy, Antonello Soro nella Relazione annuale sull'attività condotta dall'authority nel 2016, presentata nei giorni scorsi alla Camera, segnalando tra le altre irregolarità nelle procedure di consegna, anche il caso di una provincia del Nord Italia dove era stato avviato un servizio di consegna dei referti presso le erboristerie e parafarmacie locali. «In questa circostanza» ha spiegato Soro «si è invitato il titolare del trattamento al rispetto di quanto previsto dal quadro normativo vigente» che è appunto quella sopracitata.

Quanto affermato dal Garante va in direzione opposta alla linea di pensiero sostenuta dall'Autorità garante della concorrenza che già nel 2015 (Relazione sull'attività svolta nel 2014) aveva sottolineato come, più in generale, il servizio Cup sia «strumento idoneo ad ampliare la gamma dei servizi offerti da parte di un determinato esercizio alla propria clientela. Affidarlo unicamente alle farmacie rappresenta un comportamento che conferisce a quest'ultime un ingiustificato vantaggio concorrenziale nei confronti, in particolare, delle parafarmacie, con le quali esiste già un rapporto di concorrenza diretta nella distribuzione di determinate categorie di prodotti». Concetto ribadito anche un anno fa in un parere inviato alle Asl di Avellino, Pordenone e Sassari in cui venivano segnalati «ostacoli che le parafarmacie incontrano nell'accesso all'offerta dei servizi Cup e ritiro del referto, in ragione del fatto che detti servizi verrebbero considerati prerogativa delle farmacie», e che creano «ingiustificate restrizioni della concorrenza».

Soddisfazione per l'intervento del Garante della privacy è stata espressa da Federfarma: «Sancisce che le farmacie e le parafarmacie non sono la stessa cosa» commenta presidente nazionale, Marco Cossolo sull'house organ del sindacato «ciò che distingue le prime - a partire dal convenzionamento con il Ssn - è alla base delle esclusive riconosciute loro. La presa di posizione, piuttosto, è per me un ulteriore sprone a cercare con i colleghi delle parafarmacie non la contrapposizione ma il dialogo, per arrivare a una soluzione condivisa e sostenibile per tutti. I nostri colleghi si rendano conto che sono stati illusi da progetti poi dimostratisi infelici nei fatti, dove per fatti intendo evidenze come i pronunciamenti della Corte di giustizia europea, della Corte costituzionale, di svariati Tribunali amministrativi regionali e per ultimo del Garante privacy». «Apprezzo l'invito al dialogo del presidente Cossolo» dichiara a Farmacista33 Davide Gullotta presidente delle parafarmacie (Fnpi) «e al cercare una soluzione condivisa. La continua contrapposizione tra autorità, ma anche tra tribunali amministrativi che danno interpretazioni arbitrarie e discordanti, è il segnale forte del limbo normativo in cui sono stati lasciati i farmacisti di parafarmacia e le parafarmacie. La politica deve farsene carico con una soluzione vera anziché ignorare il problema o dare soluzioni come il concorso straordinario, che hanno solo complicato. In questa situazione si danneggia in generale la figura del farmacista, di farmacia e di parafarmacia, per questo caldeggiamo una soluzione condivisa».


Simona Zazzetta
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