NUTRIZIONE

mag242013

Sale, quando è utile e di che tipo

La carenza di iodio è un problema sanitario di origine alimentare in molte parti del mondo. In Italia la situazione, seppure non grave, è ancora causa di gozzo e di altri disturbi correlati e il Ministero invita al consumo di poco sale e solo iodato.

sale

Lo iodio è un costituente essenziale degli ormoni tiroidei T3 e T4 (triiodotironina e tetraiodotironina), che hanno un ruolo attivo nello sviluppo del sistema nervoso centrale nelle prime fasi della vita e nella regolazione dell’omeostasi metabolica in età adulta. L’insieme dei disordini da deficienza iodica (gozzo, ipotiroidismo, deficit intellettivo e ritardo nell’accrescimento nel bambino; aborto spontaneo e anomalie congenite nel feto) sono la conseguenza di una dieta che non integra a sufficienza l’elemento. La principale e più diffusa patologia da carenza, il gozzo, è il risultato di un ingrossamento della ghiandola tiroidea che aumenta il suo volume e la sua attività di captazione dello iodio dal plasma, sotto stimolo dell’ormone ipofisario TSH (Thyroid Stimulating Hormone). In Italia si calcola che circa il 12% dell’intera popolazione adulta ne sia affetta e che la prevalenza di gozzo fra la popolazione in età scolare sia pari al 6-10% al nord e 15-20% al sud (dati del 2004). Lo iodio si distribuisce diversamente nei terreni a seconda delle regioni. L’alimento che garantisce il miglior apporto è il pesce (50-100 microgrammi/100 g); si concentra particolarmente nel latte e nelle uova, mentre frutta, vegetali e carne rappresentano una fonte scarsa e variabile di questo minerale, anche se nel complesso riescono a garantire un apporto maggiore del solo pesce, che viene consumato più raramente. Alcuni alimenti, come il cavolo, la rapa, le cipolle e le noci hanno un effetto gozzigeno, poiché contengono composti tioglucosidici e cianoglucosidici, che inibiscono la captazione e l’organificazione dello iodio e quindi la sintesi degli ormoni tiroidei. L’apporto giornaliero raccomandato è di 150 microgrammi per gli adulti e 90 microgrammi nei bambini (sotto i due anni). Durante la gravidanza le principali linee guida suggeriscono di aumentare l’apporto a 250 microgrammi/die, per garantire le richieste del feto; quantità da mantenere anche durante l’allattamento per compensare la quota secreta nel latte materno. Dati recenti mostrano che in Italia, nei diversi gruppi di popolazione l’alimentazione non riesce a soddisfare la dose giornaliera raccomandata. Come raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, per combattere gli stati di diffusa carenza nella popolazione, già dal 1990, il contenuto del sale iodato in vendita in Italia è stato fissato in 30 microgrammi di iodio per grammo di sale; dal 2005 una legge sancisce la presenza obbligatoria di sale iodato, insieme a quello comune, nei punti vendita e la possibilità che sia utilizzato come ingrediente  dall’industria alimentare. Fatto quindi salvo il monito di non superare una quantità totale di 4-5 g di sale al giorno, per prevenire l’ipertensione e le malattie cardiovascolari, il consumo giornaliero di almeno 3 grammi di sale iodato dovrebbe coprire i fabbisogni raccomandati per la popolazione italiana adulta. 

Istituto Superiore di Sanità. La iodoprofilassi in Italia. Atti Convegno Roma, 2 luglio 2012
"Disposizioni finalizzate alla prevenzione del gozzo endemico e di altre patologie da carenza iodica“ Legge n. 55 del 21 marzo 2005 

Francesca De Vecchi - specialista in scienze dell’alimentazione


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