Sanità

set192011

Salute cardiovascolare: la difficoltà di prevenire

Le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte nei Paesi occidentali. Eppure «solo un terzo di chi deve prendere farmaci anti-aggreganti li prende davvero», anche se assumerli ridurrebbe drasticamente il rischio di un infarto o di un ictus. A sottolinearlo è stato Alberto Zanchetti, direttore scientifico dell'Istituto Auxologico Italiano, durante la presentazione della campagna “Tifa per il tuo cuore” inaugurata la scorsa giornata di campionato per sensibilizzare alla prevenzione. Perchè un dato così basso? «Semplice» spiega Zanchetti «perchè il paziente la prima settimana in cui deve prendere il farmaco è spaventato; la seconda lo è un po' meno, la terza non lo è più. L'osservanza, e quindi l'aderenza alle terapie, è una delle qualità più difficili della vita». La colpa di questa scarsa aderenza, però, non è solo del paziente ma forse un po’ anche del medico, continua Zanchetti, «che si basa troppo sugli esami, sulle ricette, e parla con il malato sempre più solo al telefono e per poco tempo».Difficile in questo modo che il paziente si senta sufficientemente motivato. «Al paziente che si è già scottato con un evento cardiovascolare è più facile far cambiare stile di vita; ma con una persona sana è molto più difficile. Gli stili di vita si possono correggere» conclude l'esperto «però se non spendiamo sulla prevenzione non risparmieremo mai sulle cure».


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