Sanità

nov112015

Sanità del futuro stretta tra contrazione spesa e finanziamento di farmaci innovativi

Sanità del futuro stretta tra contrazione spesa e finanziamento di farmaci innovativi
L'Italia ha performance nettamente inferiori alla media europea per l'area "capacità di risposta ai bisogni di salute" che monitora i tassi di copertura vaccinale (per bambini e anziani) e il tasso di copertura degli screening, il consumo di farmaci innovativi e i posti letto per lungodegenze. I dati del Rapporto Meridiano Sanità, elaborato da The European House-Ambrosetti, sono incontrovertibili e mettono in guardia dal fatto che le criticità riscontrate, se non adeguatamente affrontate, rischiano di compromettere anche lo stato di salute della popolazione. «Per la spesa sanitaria penso che dovremmo arrivare intorno al 9% del pil» ha auspicato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, intervenuta alla presentazione del Rapporto. «Finalmente il pil comincia ad aumentare e questo è importante anche per il sistema sanitario nazionale, che non vive al di fuori di un sistema paese; se non ci sono soldi, non si può rispondere ad una domanda maggiore. Spero che l'aumento del pil» ha aggiunto «sia tale da liberare risorse aggiuntive per il Fondo Sanitario». Tant'è, ha precisato il ministro, che «per il fondo del 2017 ci rivedremo a gennaio per stabilirne l'ammontare proprio sulla base dell'andamento della situazione economica». E sempre dal fronte governativo, prende posizione anche Federico Gelli, deputato e responsabile sanità del Pd. «Mi sembra una proposta interessante» ha spiegato «quella di legare il fabbisogno di crescita del Fondo Sanitario al prodotto interno lordo, mentre credo che una serie di misure debbano essere ricondotte alla competenza e responsabilità dello Stato Centrale. Tra queste, ad esempio, la semplificazione delle procedure burocratiche per la messa sul mercato dei farmaci innovativi che ci pone ultimi in Europa per il consumo di questi nuovi medicinali frutto dell'innovazione farmaceutica. Bene poi la creazione di un fondo distinto per il loro acquisto perché rappresenta una garanzia per i cittadini sapere che è il Governo centrale a gestire questa grande opportunità di speranza di vita». Si registrano forti difformità anche a livello regionale. Il Meridiano Sanità Regional Index - indice di valutazione multidimensionale delle performance dei sistemi sanitari regionali - mostra che ci sono aree di indagine in cui le disomogeneità regionali sono più accentuate che in altre. Gli esperti ricordano poi anche i dati pubblicati dall'Ocse nel report Health Statistics 2015, che fissa la spesa sanitaria pro capite totale (pubblica e privata) in Italia a quota 2.355 euro (valore espresso a parità di potere d'acquisto, anno 2013). Il confronto con la Germania, la Francia e il Regno Unito e con la media europea (Ue-14) evidenzia un divario molto rilevante, compreso tra il 13% con il Regno Unito e oltre il 51% con la Germania. E sempre in tema di farmaci innovativi il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, ha sottolineato che i fondi derivanti dal cosiddetto payback, il meccanismo per cui le aziende farmaceutiche devono coprire lo sfondamento del tetto di spesa, dovrebbero essere usati per finanziare i farmaci innovativi. «C'è un miliardo e 400 milioni che se fossero reinvestiti nella farmaceutica ripianerebbero il fondo per gli innovativi. Preferiremmo venissero usati per questo e non per ripianare i conti delle Regioni». Secondo Scaccabarozzi il miliardo in più del Fondo Sanitario Nazionale non è sufficiente. «Trovare un miliardo in più è uno sforzo» ha affermato «ma sono d'accordo che è poco. Per la farmaceutica ad esempio ci sono alla fine solo 35 milioni in più, e solo la mia azienda ha ripianato 54 milioni quest'anno». Le proposte di Meridiano Sanità sostengono la necessità di tornare a investire proponendo un approccio strategico per la prevenzione, la crescita economica e la sostenibilità del welfare diffondendo tale visione in tutte le politiche. Ma anche combattere le malattie infettive (vecchie e nuove) e ridurre i fattori di rischio per le patologie croniche non trasmissibili ad alto impatto sul sistema in termini di salute e di costi sanitari (in primis malattie cardiovascolari, tumori, diabete).

Rossella Gemma
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