Sanità

mar272019

Sanità digitale e cronicità, pochi investimenti e cittadini poco digitali

Sanità digitale e cronicità, pochi investimenti e cittadini poco digitali
Pochi investimenti e gestione del paziente poco digitale, queste le principali criticità del sistema italiano nella sanità digitale nei confronti della gestione del paziente cronico, emerse nel corso del convegno "Gestione del paziente cronico nell'era della digitalizzazione" che si è svolto a Roma, a Palazzo Giustiniani, su iniziativa di Fondazione Roche.

La spesa complessiva per la sanità digitale in Italia, ammonta a 1,3 miliardi di euro (dati 2017), pari a circa 22 euro per cittadin, stando a quanto emerge dallo studio dell'Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano, sulla base dei dati Istat e del secondo Rapporto Gimbe sulla sostenibilità del Ssn. Il responsabile scientifico dell'Osservatorio Paolo Locatelli ha spiegato: «Si tratta di un dato che pone l'Italia in posizioni di retroguardia. Si pensi che, senza arrivare ai valori di Paesi scandinavi come la Danimarca, che investe 70 euro, nazioni e sistemi a noi più vicini come quello francese o inglese 'spendono' quasi il doppio o il triplo: 60 euro per cittadino la Gran Bretagna e 40 euro la Francia».

Cartella clinica, telemedicina, App, dispositivi indossabili, intelligenza artificiale e analisi dei big data possono contribuire a favorire il raggiungimento del traguardo della sostenibilità economica di lungo periodo del Ssn, contribuendo all'erogazione di un adeguato livello di qualità delle cure, con evidente beneficio per il paziente e per il Paese. Un traguardo, secondo la fotografia tracciata dall'Osservatorio, messo a dura prova dai numeri: a fronte di una spesa sanitaria complessiva, tra sistema pubblico ed esborso diretto dei cittadini, stabilizzatasi negli ultimi 5 anni intorno ai 145-150 miliardi di euro, il fabbisogno stimato per il 2025 si attesta intorno ai 210 miliardi, dato a cui si deve aggiungere il fatto che la popolazione italiana over 65 sia in forte crescita, rappresentando già oggi il 21,8% del totale - uno dei dati più elevati nel mondo occidentale - e si proietta al 2051 a quasi il 35%, oltre 1 su 3 cittadini.

Nel suo intervento di apertura lavori, Maria Pia Garavaglia, presidente della Fondazione Roche ha posto l'attenzione su un altro aspetto che potrebbe trarre giovamento dalla digitalizzazione sottolineando che la sanità digitale, «rappresenta una potente arma per colmare le differenze tra le Regioni nelle opportunità di cura dei cittadini. Nelle malattie croniche, la digitalizzazione è un tema di primo piano quando si ragiona in termini di programmazione degli interventi sociosanitari».

Il digitale è ancora poco sviluppato anche nella continuità di cura. Sempre secondo un'indagine dell'Osservatorio, l'interscambio di dati e documenti sui pazienti attraverso PDTA informatizzati viene adottato solo dal 29% delle aziende sanitarie, con professionisti sanitari dell'azienda ospedaliera appartenenti a diversi dipartimenti, e dal 23% con professionisti all'interno di una o più reti di patologia. Il supporto informatico alle attività di presa in carico del paziente risulta diffuso soprattutto per le attività gestionali e amministrative, come la gestione dei dati anagrafici dei pazienti (nell'80% delle aziende) e la gestione delle prenotazioni (63%). L'informatizzazione stenta, invece, a diffondersi come strumento per la messa in atto di percorsi individualizzati secondo il principio della presa in carico stabile del paziente: solo in media 1 azienda su 3 utilizza un supporto digitale nella definizione, visualizzazione e aggiornamento di piani di assistenza individuale, per l'analisi dei dati dei pazienti e per mettere in comunicazione tutti gli attori del sistema salute.
Anche i cittadini risultano essere "poco digitali", secondo L'Osservatorio del Politecnico. La mancanza di competenze sembra essere una forte barriera: sono 3 su 10 i cittadini che non si sentono in grado di utilizzare questi strumenti, soprattutto fra i più anziani. Per avvicinare i cittadini al digitale, dunque, è necessario aumentare l'offerta di servizi, formare i cittadini/pazienti e valorizzare le soluzioni affidabili e di valore. I cittadini si mostrano ancora poco digitali anche nella comunicazione col proprio medico: ben 7 su 10 preferiscono incontrarlo di persona. Fra coloro che si servono di strumenti digitali, la maggior parte utilizza l'email (15%), poi vengono gli Sms (13%) e infine WhatsApp (12%). Fra i medici che non fanno uso di questi strumenti, uno su due teme che si possano creare incomprensioni con i pazienti ed è diffusa la preoccupazione che l'utilizzo di questi strumenti possa aumentare il carico di lavoro del medico e che possa comportare rischi legati a un mancato rispetto della normativa sulla privacy.

In conclusione, i dati confermano che, in Italia, il 39,9% dei residenti è affetto da almeno una malattia cronica (24.133.105 persone), mentre quelle con almeno due malattie croniche rappresentano il 20,9% del totale (Istat 2018) e di questi, il 70% risultano non aderenti alla terapia, che corrisponde ad un esborso da parte della Sanità italiana pari a circa 11 miliardi l'anno (dati Aifa).
discuti sul forum

ANNUNCI SPONSORIZZATI


Download Center

Principi e Pratica Clinica
Frongia - Casettari -Il galenista e il laboratorio
vai al download >>

SUL BANCO