Sanità

mar32017

Sanità sottofinanziata, da conferenza Gimbe riflessioni su fondi integrativi e farmacie

Sanità sottofinanziata, da conferenza Gimbe riflessioni su fondi integrativi e farmacie
Se l'Italia continua a crescere dell'1% l'anno o meno il servizio sanitario non ce la farà a coprire tutti e forse non ce la faranno nemmeno le mutue e le assicurazioni ad aiutarlo: il grido d'allarme arriva dalla 12° conferenza nazionale Gimbe, la fondazione per l'Evidence Based Medicine guidata da Nino Cartabellotta ha fatto un po' di conti in tasca alla sanità pubblica, partendo dal dato 2014, 111 miliardi di spesa del fondo sanitario nazionale e 27 miliardi di spesa di tasca del privato cittadino cui vanno aggiunti 5,95 miliardi di spesa intermediata da assicurazioni, di cui 1,3 private e 4,65 mutue con le cui coperture sempre più spesso i contratti dei lavoratori sostituiscono incrementi stipendiali. «Nel documento di programmazione finanziaria il governo ha fissato che la spesa sanitaria pubblica deve attestarsi al 6,6% del Pil, tra il 2016 e il 2025 ipotizziamo una crescita di 15 miliardi in linea con l'attuale, e di 10 miliardi per la spesa privata, per via dell'espansione delle assicurazioni, ma purtroppo se facciamo un ragionamento di prognosi guardando all'invecchiamento della popolazione e al tasso di crescita reale delle spese sanitarie il complesso delle spese che serviranno tra pubblico e privato si avvicinerà molto di più ai 200 miliardi, ed è già una stima conservativa, in linea con la spesa affrontata da paesi europei e Ocse». Dove si recuperano altri 60 miliardi? Cartabellotta invita a una riflessione importante sul ruolo di mutue e fondi integrativi. «Noi ci auguriamo che parte di quella spesa out of pocket sostenuta dagli italiani si sposti verso il secondo pilastro, ma anche ipotizzando un boom di questo settore non colmeremmo che una parte dei 60 miliardi di cui abbiamo bisogno. Diventa fondamentale agire sul fronte degli sprechi, passando solo le prestazioni che hanno un "value", un ritorno tangibile in termini di salute, ma dall'altra parte occorre essere pronti a mettere altre risorse».

Cartabellotta sollecita una riflessione anche sui livelli essenziali di assistenza, «sulla carta abbiamo il paniere più ampio d'Europa di prestazioni coperte dalla sanità pubblica eppure siamo uno dei paesi con la spesa sanitaria più bassa e otto regioni non riescono ad erogare i Lea». Di qui la domanda fondamentale, i fondi integrativi come li vediamo "da grandi"? come erogatori di prestazioni complementari, riabilitazione ed odontoiatria, o come erogatori di prestazioni essenziali che non si riescono ad ottenere nei Lea? Emilia Grazia De Biasi, presidente della Commissione Sanità del Senato, sottolinea che dover coprire i Lea con l'iscrizione ad una mutua può essere fonte di disparità lungo lo stivale, così come il doversi magari rivolgere a un fondo per procurarsi un farmaco innovativo. Inoltre, «c'è molta fuffa oggi nelle coperture, molte non è detto siano utili. E comunque se vogliamo rivestire di essenzialità le prestazioni integrative si deve porre il problema di modificare i rimborsi anche in ambito pubblico. Esatto, i DRG: tutto non si tiene, penso ad esempio ai parti cesarei». Cartabellotta sottolinea l'urgenza di un testo unico che almeno metta ordine nella normativa sui fondi integrativi e che fissi dei requisiti aggiornati -in particolare la solidità degli "assicuratori" da raccogliere in un albo o una Anagrafe. Ma rispetto ai numeri di Cartabellotta la risposta dei parlamentari appare tiepida: da una parte consapevole della necessità di non trascurare gli "ultimi", dall'altra degli imprevisti di percorso, come l'ultimo accordo che costringe le regioni a statuto ordinario a restituire 422 milioni del finanziamento del Fondo Sanitario Nazionale approvato in Parlamento, privando quest'ultimo di voce in capitolo nella tutela dei livelli essenziali di assistenza.

Nota finale: alla XII Conferenza Gimbe è stato premiato il giornalista e presentatore Piero Angela con il riconoscimento "salviamo il servizio sanitario nazionale", per l'impegno -ormai pluridecennale- a diffondere un'informazione scientifica chiara e basata sulle migliori evidenze scientifiche al fine di demolire "bufale, falsi miti, pseudoscienze e consumismo sanitario".
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