Sanità

lug272012

Sardegna, fa ancora discutere il recapito domiciliare da parte di privati

La domiciliazione del farmaco è un servizio dalla fortissima valenza sociale, perché si rivolge ai pazienti più fragili e incrementa l’appropriatezza dei consumi, da cui un uso più razionale delle risorse. Per questo sbagliano quelle farmacie che traducono come una minaccia le iniziative lanciate su questo fronte da operatori o imprese private. Il messaggio arriva dalla Sardegna, dove continua a far discutere il progetto doFar della cagliaritana Gold Solution s.r.l., un servizio di “richiamo” delle ricette ripetibili con eventuale recapito a domicilio dei farmaci prescritti: presentato prima ai medici di famiglia della Fimmg, entusiasti al punto da sottoscrivere un protocollo d’intesa, e poi alla Regione, che ne ha apprezzato le potenzialità, il progetto ha suscitato le perplessità di Federfarma, secondo la quale i costi e la filosofia non sarebbero in linea con lo spirito del servizio pubblico. Ma per l’amministratore delegato della Gold Solution s.r.l., Cinzia Masia, doFar si integra perfettamente nei nuovi ruoli della farmacia. «Il nostro servizio» spiega «è stato pensato fin dall’inizio per offrire un aiuto alle persone fragili in terapia cronica o in multiterapia. Si basa su un software “web-based” e su un help desk telefonico che semplificano e automatizzano la ripetizione delle ricette, più alcuni servizi a moduli integrabili. Nella versione base, doFar avverte il medico della prossima scadenza di una prescrizione e segnala al paziente che la ricetta è pronta per essere ritirata dal suo curante di fiducia, con i farmaci già pronti nella farmacia selezionata dove il paziente può recarsi a ritirarli. Il secondo modulo contempla invece il ritiro della ricetta da parte di un corriere, previa delega dell’interessato, e la consegna nella farmacia indicata dal paziente, dove lo stesso si potrà recare a ritirare il farmaco. Il terzo modulo, infine, prevede anche il recapito a domicilio dei medicinali, con tutte le garanzie di legge».

Per Federfarma i costi del servizio a carico del paziente sono consistenti…
Il modulo base costa cinque euro a ricetta, il modulo intermedio nove euro a recapito e il terzo 12 euro. Ma sull’altro piatto della bilancia vanno messi i risparmi: il sistema Dofar registra i consumi ed evita interruzioni della terapia o accumuli di scatolette finite solo in parte. Calcoliamo un risparmio per appropriatezza di 80-100 euro all’anno per paziente. E poi non dimentichiamo i costi sociali che deve sopportare la famiglia di un malato cronico o anziano per la ripetizione delle ricette e la spola medico-farmacia.

Il sindacato boccia anche i costi a carico dei titolari: 1.500 euro all’anno per usare il software che interfaccia paziente, medico e farmacia…
Non sono 1.500 euro all’anno, ma una tantum, per l’acquisto della licenza software. E comprensivi di Iva. E poi ci sono i vantaggi: con doFar la farmacia non offre soltanto un servizio tecnologicamente all’avanguardia che fidelizza e viene incontro ai bisogni della popolazione, riceve anche un software che ottimizza la gestione del magazzino per una serie di farmaci spesso di alto costo.

Federfarma sta lavorando a un suo progetto alternativo di recapito a domicilio, accessibile gratuitamente da tutti i pazienti che hanno difficoltà a muoversi e non sono assistiti da nessuno…
Capisco il progetto del sindacato e lo condivido. Sono convinta che nel campo dei servizi ci sia lo spazio per lavorare tutti assieme e garantire un’offerta differenziata che venga incontro a una domanda altrettanto differenziata. Quanto al costo di doFar, ritorno a sottolineare il costo sociale che molte famiglie devono sopportare per assistere i loro parenti più anziani.


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