Sanità

giu252012

Sardegna, Regione alla carica per il servizio di domiciliazione del farmaco

Ha attirato le attenzioni della Regione il servizio privato per la consegna a domicilio dei farmaci oggetto nei mesi scorsi di un protocollo d’intesa tra la società promotrice, con sede a Cagliari, e i medici di famiglia di Fimmg Sardegna. A testimoniarlo l’incontro organizzato a fine maggio dall’assessore alla Salute, Simona De Francisci, con i vertici regionali del sindacato della medicina generale (il più rappresentativo nella categoria) e quelli di Federfarma: auspicato l’avvio di un servizio di domiciliazione dei medicinali, l’Assessore ha invitato le due organizzazioni a inviarle un memorandum che sul tema riassumesse le rispettive posizioni. Velocissima la risposta della Fimmg, secondo la quale il servizio offerto dalla società cagliaritana (che prevede anche l’installazione di un software nel gestionale del medico per automatizzare la ripetizione delle ricette) favorirebbe «l'aderenza alla terapia farmacologica» e promuoverebbe «l'appropriatezza prescrittiva grazie a una integrazione tra medici di famiglia e farmacie». Quanto al canone per il paziente (da 5 a 12 euro al mese a seconda del servizio), per la Fimmg sarebbero comunque inferiori al prezzo «che un paziente affetto da fibrillazione atriale ed esposto ad alto rischio di tromboembolia cerebrale paga oggi in farmacia per l'esame PT-INR», ossia 16 euro al mese per due prelievi capillari.
Federfarma invece il proprio memorandum deve ancora spedirlo, ma le posizioni sull’argomento sono già nette. «Non condividiamo filosofia e contenuti della proposta» spiega a Farmacista33 Giorgio Congiu, presidente regionale del sindacato «noi siamo disponibili a discutere soltanto di progetti che coinvolgano le farmacie nella loro totalità, ma qui si richiede ai titolari un canone di adesione di 1.500 euro all’anno e pochi se lo potrebbero permettere di questi tempi. E non ci piace neanche il fatto che il servizio sia a pagamento per gli assistiti: chi se lo può permettere ha il farmaco a casa e invece l’anziano che vive solo della pensione minima deve andare a prenderselo in farmacia? No grazie, noi abbiamo altre idee». E infatti, nell’accordo regionale sulla dpc recentemente rinnovato c’è un paragrafo sul prossimo avvio di un servizio di recapito da parte delle farmacie: «Ci sitamo lavoando e ci vorrà tempo» avverte Congiu «ma noi vogliamo puntare a un servizio da rivolgere soltanto alle persone realmente disagiate e nel quale il farmacista che si reca a casa del paziente verifichi anche l’aderenza alla terapia, eventuali sopvrapposozioni di farmaci, scaduti e via di seguito».


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