Sanità

set182012

Scaccabarozzi, troppi tagli in Italia situazione insopportabile

Con queste regole ci costringono a lasciare l'Italia. A dirlo è Massimo Scaccabarozzi presidente di Farmindustria, nelle dichiarazioni rilasciate sabato a Il Sole 24 ore, che danno seguito al disappunto dall’Associazione per alcuni passaggi della manovra Balduzzi, espresso in un comunicato stampa diffuso venerdì

Con queste regole ci costringono a lasciare l'Italia. A dirlo è Massimo Scaccabarozzi presidente di Farmindustria, nelle dichiarazioni rilasciate sabato a Il Sole 24 ore, che danno seguito al disappunto dall’Associazione per alcuni passaggi della manovra Balduzzi, espresso in un comunicato stampa diffuso venerdì. Secondo Scaccabarozzi, con i numerosi tagli nel settore, che ha toccato i 15 mld di euro in 8 anni, la situazione è diventata «insopportabile». «Sembra che la soluzione a tutti i mali possa venire dai tagli alla farmaceutica» ha affermato «anziché considerarla un fattore trainante di sviluppo e di crescita. Quest'ultima manovra potevano sicuramente risparmiarsela; farla per decreto poi, neppure un mese dopo la spending review». Ma non é tutto da buttare: «Ci sono aspetti qualitativi che apprezziamo: le sperimentazioni cliniche, il rispetto della proprietà intellettuale, forse l'innovazione. Ma colpisce il resto». Scetticismo anche sul tavolo sulla farmaceutica, iniziativa del ministero dello Sviluppo: «Vogliamo vedere i fatti, perché intanto ci bastonano». E ha concluso con un’apertura: «Però voglio essere fiducioso, vedremo. Ma bisogna fare presto, già entro un mese, cambiando subito la norma sulla prescrizione. Chiediamo un piano di stabilità e sostenibilità di almeno tre anni». L’intervento di Scaccabarozzi è in linea con i contenuti del comunicato di Farmindustria che «esprime contrarietà sul metodo della decretazione d’urgenza ed evidenzia la permanenza di elementi di forte criticità» in particolare sulla revisione del Prontuario e sull’ampliamento dell’uso off-label. «Sono scelte» scrive Farmindustria «che rischiano di far perdere molto allo Stato in termini di export, occupazione, ricerca e investimenti e di far trasferire tutto all’estero con migliaia di posti di lavoro persi. Solo con il dialogo tra Istituzioni e imprese e non con provvedimenti punitivi si potranno evitare queste scelte e le conseguenti delocalizzazioni e la chiusura di molte delle 165 fabbriche in Italia».


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