Sanità

dic112017

Sciopero medici contro Manovra. Fermi ospedali e prestazioni programmate

Sciopero medici contro Manovra. Fermi ospedali e prestazioni programmate

Sale operatorie chiuse, 40 mila interventi sospesi, prestazioni programmate che slittano a domani, garantite solo le emergenze. Lo scenario scongiurato il 16 dicembre 2016 dalla revoca di un analogo sciopero, oggi si concretizza in tutti gli ospedali del servizio sanitario pubblico. Di fronte al mancato finanziamento del Fondo sanitario, e del contratto che da quest'ultimo pesca gli aumenti promessi, si compattano contro la manovra in discussione alla Camera Anaao Assomed, Cimo, Aaroi-Emac, Fp Cgil, Fvm, Fassid-Aipac-Aupi-Simet-Sinafo-Snr, Cisl Medici, Fesmed, Anpo-Ascoti, Fials Medici, Uil Fpl. Si prevedono alti tassi di adesione. Andrea Filippi è appena subentrato a Massimo Cozza come segretario nazionale di FpCgil Medici e Dirigenti Ssn e sottolinea un concetto chiave: «Lo sciopero non va visto come manifestazione di categoria, dal solo punto di vista dei medici e degli operatori sanitari, ma come tappa di un percorso partecipativo democratico che coinvolge l'utenza. La sanità pubblica è la grande dimenticata della manovra.

In un paese dove la spesa sanitaria è scesa al 6,5% del Prodotto interno lordo - siamo alle soglie dell'insostenibilità- servirebbe un miliardo rivolto a coprire per meno di un terzo gli aumenti contrattuali e per la parte restante l'applicazione dei livelli essenziali di assistenza. Ma intanto le regioni sono però chiamate a un contributo alla finanza pubblica di 1,3 miliardi». Di tale contributo, trecento milioni vanno tolti proprio dal fondo sanitario da dove arriverebbero gli aumenti fissati con l'accordo del 30 novembre di un anno fa tra sindacati confederali e ministro della Funzione Pubblica e promessi dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin. E guarda caso servivano 300 milioni per mandare a regime i contratti della Pa nel 2018 pari a 85 euro al mese medi. «C'era un impegno del governo a mettere le cifre dell'aumento nero su bianco in Finanziaria -ricorda Filippi- ma da settembre assistiamo a un rimpallo di responsabilità tra governo e regioni. Il Ssn ha bisogno di finanziamenti che lo aiutino a progettare l'efficienza di qui a 10 anni e di una valorizzazione del personale. Sotto il primo profilo, c'è una sanità frammentata in 21 regioni, una spesa dei privati cresciuta oltre i 30 miliardi annui che però non ha rimpiazzato le carenze di offerta, ci sono 10 milioni di italiani senza risorse per accedere alle cure, liste d'attesa insostenibili, organici all'osso e specialità svuotate. Se riduciamo il finanziamento dei servizi alle emergenze, i costi si impenneranno per la mancata prevenzione e il mancato collegamento ospedale-territorio. C'è poi il tema della valorizzazione del personale, che con l'utenza rappresenta la "sanità", ma da tempo è chiamato a subire scelte "contabili": ad esempio per valorizzare i medici dirigenti noi chiedevamo di inserire l'indennità di esclusività (da anni bloccata e svalutata ndr) nella massa salariale, ma le regioni la legherebbero all'indennità di risultato e non sarebbe più una cifra fissa». Insomma si rischia un'ulteriore svalutazione, «dopo otto anni di blocco contrattuale che è la causa principale per cui una classe medica mortificata si è rivolta a sbocchi libero-professionali; si corregge la demotivazione demotivando e non valorizzando». Concetti analoghi li esprime Anaao Assomed.

Di fronte ad allarmi crescenti (esempi: le regioni che punterebbero ad un unico fondo contrattuale con il resto del comparto; voci di inquadramento dei nuovi ricercatori universitari nella Fascia D degli infermieri), il sindacato maggioritario chiama I medici a rioccupare uno spazio politico: «Oggi è il giorno di chi vive da anni una condizione lavorativa caratterizzata da mancato rispetto delle pause e dei riposi, milioni di ore di lavoro non retribuite e non recuperabili, ferie non godute, di un'intera generazione di giovani relegata dopo 11-12 anni di formazione in contratti precari ed atipici. Eppure dopo 8 anni di blocco non si sente ancora il segnale di inizio per discutere I contratti, alla faccia delle sentenze della Corte Costituzionale». Guido Quici presidente Cimo ricorda che I costi del personale dal 2010 al 2015 sono scesi di 2 miliardi, e non saranno colmati dagli aumenti contrattuali, ed è scesa anche la spesa per I servizi sanitari, l'unico aumento è sugli acquisti di servizi non sanitari da 7,5 a 7,65 miliardi. Torna Lea "traditi" Alessandro Vergallo (Aaroi-Emac). «Qualche mese fa, abbiamo assistito all'annuncio dell'inserimento della partoanalgesia nei Lea: ma come si possono aggiungere servizi quando per coprire quelli già esistenti ed essenziali siamo costretti a centinaia di ore di lavoro "a fondo perduto", rinunciando a diritti sanciti dai contratti nazionali?».

Mauro Miserendino


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