Galenica

feb232018

Sciroppo di rabarbaro: più versioni di uno stesso rimedio

Le proprietà sulla motilità intestinale della radice e del rizoma di rabarbaro (Rheum palmatum) sono dovute al loro contenuto in antrachinoni

Sciroppo di rabarbaro: più versioni di uno stesso rimedio
Le proprietà sulla motilità intestinale della radice e del rizoma di rabarbaro (Rheum palmatum) sono dovute al loro contenuto in antrachinoni. Queste sostanze, una volta idrolizzate dalla flora batterica simbiotica presente nell'intestino, vengono trasformate in metaboliti attivi: reina e reinantrone. Il reinantrone agisce a livello delle cellule della mucosa intestinale e dei neuroni enterici stimolando il rilascio di sostanze endogene attive sulla motilità e secrezione intestinale, quali serotonina, prostaglandine ed ossido di azoto. La necessità dell'attivazione della molecola, spiega le 10-12 ore che intercorrono tra l'ingestione del rimedio e l'avvio dell'azione lassativa e, quindi, il consiglio di assumere i lassativi prima di andare a letto per evitare che il paziente attenda con ansia l'effetto.

È un trattamento che può essere praticato per non più di una-due settimane, poiché l'uso a lungo termine può portare melanosi del colon, disidratazione e variazione della funzionalità muscolare intestinale.
Il rabarbaro, tra le altre piante contenenti antrachinoni (Senna, Cascara, Frangula), è quella con la percentuale più bassa degli stessi: la bollitura della radice, inoltre, riduce ulteriormente l'azione lassativa.
Utilizzando il solo rabarbaro è quindi meno probabile di incorrere in effetti collaterali o in alterazioni della funzionalità intestinale.

Per somministrare il rabarbaro si utilizzano di solito delle soluzioni che vadano a ridurre l'impatto organolettico della radice (amara) con opportuni aromatizzanti e dolcificanti.

Una prima soluzione è la pozione:
Materiali: 2 becher, imbuto, carta da filtro, piastra riscaldante
Infuso di Rabarbaro 130g
Alcool etilico 1g
Glicerina 10g
Nipagina 0.02g
Sciroppo semplice 30g
Tintura di arancio amaro 1g (Sodio carbonato 2g Acqua depurata 128g)

Per preparare l'infuso di rabarbaro si portano all'ebollizione in un becher 128g di acqua depurata con 2,6g di carbonato sodico. In un secondo becher si dispongono 7,8 g di rabarbaro radice e si versa la soluzione ancora bollente di acqua e carbonato di sodio. Si attendono 15-20 minuti coprendo il becher ed agitando di tanto in tanto.
Si filtra l'infuso portando al peso di 130g con successivi lavaggi della droga vegetale con acqua calda.
Aggiungere 30g di sciroppo semplice e lasciare raffreddare. Si aggiungono quindi la tintura di arancio amaro, la glicerina e la nipagina sciolta nella quantità minima di alcool.
Il sodio carbonato serve per favorire la solubilizzazione degli antrachinoni presenti nel rabarbaro, di natura acida, non solubili in acqua.

Volendo partire dall'estratto fluido di rabarbaro si può operare in quest'altro modo:
Materiali: 2 becher, imbuto, carta da filtro, piastra riscaldante
Rheum palmatum EF 5 g
Tintura di arancio amaro 0.6 g
Nipagina 0.03g
Nipasolo 0.07g
Alcool 1g
Sciroppo semplice qb a 100g

In un becher si sciolgono i conservanti nell'alcool predisposto e si aggiungono a 50 g di sciroppo semplice. A parte si fa adsorbire la tintura di arancio amaro sul talco e si disperde in 10ml di acqua preservata.
Si filtra la dispersione ottenuta e si aggiunge allo sciroppo semplice assieme all'estratto fluido di rabarbaro.
Alle stesse formulazioni possono essere aggiunte altri estratti fluidi che concorrano all'azione del rabarbaro (cascara, senna, boldo, frangula) o dolcificanti diversi dallo zucchero che abbiano anche azione lassativa per azione osmotica (esp. Sorbitolo), con le dovute segnalazioni in etichetta previste dalla legislazione vigente.

Luca Guizzon
Farmacista Territoriale esperto in Fitoterapia, Farmacia Campedello


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