Sanità

dic32019

Scompenso cardiaco, indagine in farmacie Milano: terapia dimenticata almeno una volta al mese

Scompenso cardiaco, indagine in farmacie Milano: terapia dimenticata almeno una volta al mese

Il 15% delle persone in terapia per scompenso cardiaco e fibrillazione atriale si è dimenticata più di una volta in un mese di assumere la terapia, il 19% almeno una volta; il 7% sospende autonomamente

Il 15% delle persone in terapia per scompenso cardiaco e fibrillazione atriale si è dimenticata più di una volta in un mese di assumere la terapia, il 19% almeno una volta; il 7% sospende autonomamente e in modo consapevole la terapia. Solo 6 pazienti su 10seguono correttamente le terapie. Questi numeri, che evidenziano una scarsa aderenza a cure fondamentali, sono frutto di una indagine svolta nelle farmacie delle province di Milano, Lodi e Monza Brianza tra ottobre e novembre 2019 su 3.131 cittadini lombardi in cura con farmaci anticoagulanti (NOAC). Lo screening si è svolto nell'ambito di 'Prendila a cuore' iniziativa congiunta dell'Associazione Lombarda tra titolari di farmacia e Fondazione Muralti, con la partneship scientifica del Centro Cardiologico Monzino ed il contributo incondizionato Daiichi Sankyo.

L'indagine ha visto coinvolti nella maggior parte over-75 politrattati per diverse patologie concomitanti: nel 42% dei casi tra 3-5 farmaci al giorno, nel 41% più di 5 farmaci. «L'aderenza terapeutica riveste un ruolo fondamentale nello scompenso cardiaco e nella fibrillazione atriale» ha spiegato Piergiuseppe Agostoni, Responsabile Area Cardiologia Critica del centro Cardiologico Monzino, di Milano, coordinatore dell'indagine «dal nostro screening, reso possibile grazie alla collaborazione delle farmacie, è emerso non solo che 4 pazienti su 10 sono tecnicamente non aderenti alla terapia, anche che tra i pazienti definibili aderenti in più del 10% la terapia è assunta in modo non ottimale. La non aderenza, come pure un'aderenza non corretta, possono determinare l'aumento da 3 a 7 volte di acutizzazione e di eventi gravi, anche fatali. Potremmo quindi dire che curarsi male equivale pressoché a non curarsi affatto».

Particolare attenzione va prestata ai casi di sospensione autonoma della terapia: «Su questo paziente, che possiamo definire non aderente consapevole, è necessario aumentare l'empowerment. Per farlo medici e farmacisti devono lavorare insieme. Prima di tutto facendo capire ai pazienti che, se da una parte è vero che esistono eventi avversi legati all'uso dei farmaci, dall'altra se vengono prescritti è perché i benefici sono maggiori» ha spiegato Diego Fornasari, professore presso il Dipartimento di Biotecnologie Mediche e Medicina Translazionale dell'Università degli Studi di Milano. Quindi,il farmacista si pone come partner ideale al fianco dello specialista e del medico di medicina generale, poiché può contribuire, nell'ambito della propria competenza e professionalità, allamassimizzazione della compliance inarea cardiovascolare, soprattutto in presenza di comorbidità.

«Su tutti questi fronti,le farmacie sono in prima linea per promuovere l'aderenza terapeutica al fianco degli specialisti e dei medici di medicina generale» ha evidenziato Annarosa Racca, presidente dell'Associazione Lombarda fra titolari di farmacia «E ciò anche attraverso la continua promozione di campagne di screening e di sensibilizzazione. Dal progetto 'Prendila a Cuore' è emerso che la maggior parte dei cittadini coinvolti, oltre il 60%, ritiene utile il supporto del farmacista per le attività di prevenzione».

Chiara Romeo
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