Benessere

feb12013

Servizi delle farmacie Boots da sincronizzare con Mmg sul territorio

Preoccupazione tra i medici di medicina generale britannici per una iniziativa della catena di farmacie Boots. Tutti gli esercizi infatti hanno iniziato ad offrire gratuitamente agli utenti un test per valutare il rischio di sviluppare diabete di tipo 2, per poi inviare al medico di famiglia i pazienti con risultati elevati. Si tratta di rispondere a un questionario di 7 domande relative a età, sesso, circonferenza vita, Bmi, etnia di origine, pressione sanguigna e storia familiare, sviluppato dall’università e dall’ospedale universitario di Leicester del Nhs in collaborazione con Diabetes UK, istituzione benefica. L’iniziativa di Boots prevede poi il supporto del farmacista per informare l’utente su come prevenire l’insorgenza del diabete e suggerire eventuali cambiamenti dello stile di vita. Il timore però e che, complici anche altre campagne istituzionali di screening, si verifichi una duplicazione dei test e un intasamento degli studi di medicina generale, «un afflusso» ha detto Simon Griffin, assistente del direttore della MRC epidemiology unit presso l’università di Cambridge e medico di famiglia a Cambridge «per la quale non sono preparati. Non credo ci siano abbastanza dietisti o esperti di attività fisica cui far riferimento». Meglio sarebbe, invece, «poter stratificare i pazienti di medicina generale sulla base di esami del sangue». A parziale conferma delle cautele con cui si dovrebbe affrontare il tema dei servizi offerti in farmacia, anche i risultati di un sondaggio sulla pharmaceutical care promosso da Federfarma in collaborazione con Gsk. Dalle risposte fornite dai titolari di farmacia emerge infatti che in farmacia si fanno tanta prevenzione ed educazione ai corretti stili di vita, poco governo del farmaco e delle terapie. Molti citano esperienze di screening e campagne per la promozione/educazione alla salute, pochi invece hanno partecipato a progetti per il monitoraggio delle terapie (eseguito in farmacia piuttosto che a domicilio o nel luogo di degenza). L’ideale sarebbe sfruttare il contributo che le farmacie possono offrire all’assistenza territoriale con inziative coordinate dalle istituzioni pubbliche.


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